Leader senza partitoGiuseppe Conte ha già scritto il programma del centrosinistra

In un’intervista al Fatto parla di un progetto «con tante riforme economiche e sociali» che sarà reso pubblico «entro un mese». E spiega: «Sono impegnato nel rapporto con il Pd in un dialogo alla pari, senza alcuna subalternità»

(AP Photo/Gregorio Borgia

Sono passati due mesi e mezzo da quando Beppe Grillo ha incoronato Giuseppe Conte come capo del Movimento Cinque Stelle. Ma l’ex presidente del Consiglio, in mezzo alle turbolenze grilline e agli scontri legali con Casaleggio, non ha ancora ricevuto nessuna investitura ufficiale dagli elettori. «Ora siamo pronti», dice in un’intervista al Fatto Quotidiano. «Abbiamo una carta dei principi e dei valori, un nuovo statuto, una piattaforma di voto alternativa: a giorni avremo i dati degli iscritti, perché non può che essere così, ci sarà un grande momento di confronto pubblico e poi si voterà».

Il limite dei due mandati, anzitutto, non sarà nel nuovo statuto. «È un tema che affronteremo più avanti in un confronto alla luce del sole», annuncia Conte. Gli iscritti avranno «la possibilità di esprimere un voto sulle varie alternative che verranno proposte». Ma resta la complicata gestione della partita con Casaleggio. Conte ammette: «Purtroppo da parte dell’Associazione Rousseau c’è stata una pressante ingerenza nelle scelte politiche: ma in democrazia se si ha un progetto alternativo, lo si presenta e lo si fa votare, funziona così».

Come sarà il suo Movimento Cinque Stelle? «Sarà un movimento intriso di cultura ecologica, saremo all’avanguardia in questo. Saremo dalla parte dell’inclusione e della giustizia sociale. Siamo di sinistra? Classificateci come volete, ma la realtà è che guarderemo anche alle esigenze dell’elettorato moderato. A me interessa abbassare le tasse: sono di destra? Va benissimo». Ma niente aumento delle tasse a chi ha grandi patrimoni: «La soglia dell’imposizione fiscale è già elevata», dice Conte.

L’ex presidente del Consiglio dice poi che per la coalizione con il Pd e LeU in questi mesi ha già preparato «un programma con tante riforme economiche e sociali: andrà condiviso, dovrà crescere col contributo della società civile e dei territori. Questo ci consentirà di avere un progetto competitivo per l’Italia dei prossimi cinque anni». Il programma, annuncia, sarà reso pubblico «entro un mese». E la stessa scadenza vale per la presentazione del nuovo Movimento Cinque Stelle.

Quanto al rapporto con il Partito democratico in vista delle prossime comunali di Roma, spiega: «Sono impegnato nel rapporto con il Pd in un dialogo alla pari, senza alcuna subalternità. Io parlo tanto con i romani: anche chi aveva un atteggiamento prevenuto nei confronti dell’amministrazione Raggi ora inizia a capire che i risultati hanno richiesto tempo, perché è stato necessario operare una cesura con il passato. Io non ho mai avuto dubbi sul sostegno alla sindaca. Recentemente mi è stata prospettata la possibilità che il Pd potesse candidare Nicola Zingaretti, persona che ha la mia stima e la mia amicizia: li ho avvertiti che questa candidatura avrebbe potuto avere ripercussioni serie sulla tenuta del governo regionale, dove da due mesi siedono due assessori del M5S, e loro hanno fatto la loro scelta. Ma non ci stracciamo le vesti se non poniamo una soluzione congiunta: è successo anche al Pd in passato – con De Luca, con Emiliano – che si decidesse di ricandidare un amministratore uscente. Auspico che al secondo turno il candidato che avrà la meglio verrà sostenuto da tutti. Anche a Torino: cerchiamo di trovare sinergie, c’è un candidato della società civile che può mettere insieme tutti ed essere molto competitivo». Ma non fa il nome. «Il Pd lo conosce bene», spiega.

Sul governo Draghi dice che si augura che duri fino alla fine della legislatura, senza «metterci a giocare al toto-Quirinale. Quando sarà il momento ci ritroveremo insieme con le altre forze politiche a ragionare sulla personalità migliore nell’interesse del Paese».

Conte racconta anche come si è avvicinato ai Cinque Stelle: «Alfonso Bonafede era assistente di un mio collega: fu lui a chiedermi se avevo interesse a essere designato come membro laico del parlamento dell’organo di autogoverno della giustizia amministrativa. Gli precisai che non li avevo votati, né ero un simpatizzante M5S. Fui selezionato, era un’occasione importante per me. Ecco, in quattro anni non ho mai ricevuto una telefonata, una sollecitazione su un dossier. Questo mi fece maturare una condivisione dei valori del M5S, volli restituire loro qualcosa: per questo alle elezioni politiche mi resi disponibile a essere potenziale ministro della Funzione pubblica».

Poi l’ex presidente del Consiglio interviene anche nella vicenda dei verbali dell’avvocato Piero Amara, dove compare pure il suo nome, con il caso della parcella da 400mila euro. «Non ho nulla a che fare con i loschi traffici del signor Amara», dice, «non lo chiamo avvocato e non l’ho mai conosciuto. Il mio nome sarebbe stato fatto da Vietti, con cui pure non ho mai avuto rapporti personali e professionali. Trecento pareri legali mi hanno occupato per quasi un anno, quindi quel compenso era il minimo: tutte quelle parcelle, tra l’altro, hanno passato il vaglio del tribunale e dei commissari giudiziali nominati dai giudici fallimentari».