Via alle riformeLa ministra Cartabia apre il cantiere della giustizia

Parte oggi con i partiti il dossier complicato del penale: la Guardasigilli ha chiesto di mettere da parte i contrasti. La road map per il Recovery Plan prevede tempi molto stretti: a giugno va in discussione la legge delega, poi tocca al Csm e al civile

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse

Dal primo giorno del suo incarico, come racconta Repubblica, l’obiettivo della ministra della Giustizia Marta Cartabia è stato quello di «condurre in porto il prima possibile le riforme della giustizia che valgono solo l’1% dei miliardi del Recovery». Perché proprio dalle riforme della giustizia civile, della giustizia penale, del Csm e dell’ordinamento giudiziario, dipenderà l’arrivo dei fondi europei.

La ministra apre oggi con i partiti il complicato dossier del penale chiedendo di mettere da parte i contrasti. La road map prevede tempi molto stretti: a giugno va in discussione la legge delega, poi tocca al Csm e al civile. Lo scopo è portare a casa le riforme entro la fine dell’anno. Riservandosi tre mesi per scrivere e far approvare i decreti attuativi.

La ministra ha incontrato tutti i parlamentari che chiedevano un appuntamento. Ma ora è il momento di stringere. Venerdì 30 aprile, quando ha incontrato i capigruppo della maggioranza del Senato per chiudere sul processo civile, Cartabia ha fatto una raccomandazione: «Abbiamo scadenze imposte dal Recovery che non possiamo tradire. Il senso di responsabilità deve guidare ognuno di noi nella gestione parlamentare».

Cartabia ha nominato tre commissioni di rinomati giuristi che in meno di due mesi hanno elaborato gli emendamenti ai testi di Bonafede sulla prescrizione. I disegni di legge dell’ex ministro della Giustizia rappresenteranno però i testi base da cui partire per cambiare il Csm e la giustizia penale e civile.

Lo stesso invito a mettere da parte le divergenze Cartabia si appresta a ripeterlo proprio oggi, quando avrà di fronte i capigruppo della Camera per affrontare il piatto più litigioso della giustizia, quello del processo penale. Sul piatto ci sono la prescrizione di Bonafede (stop dopo il primo grado per i condannati), la durata delle singole fasi del processo (due anni il primo grado, un anno e sei mesi l’appello, un anno o addirittura sei mesi in Cassazione), i tempi delle indagini preliminari (due anni ma con molte tagliole), ma anche il destino del processo di appello che potrebbe vedere il ritorno, ma riveduto e corretto, della legge Pecorella del 2006, bocciata l’anno dopo dalla Consulta, che vietava l’appello al pm che perde il processo.

Alla Camera, a giugno, sono in calendario il processo penale e la riforma del Csm. Che contiene la nuova legge elettorale che deve guardare al 2022, quando scadono i quattro anni dell’attuale Csm. Fonti della maggioranza già dicono che la discussione slitterà a settembre. Perché sarà complicato raggiungere la quadra sul processo penale, dove il nodo della prescrizione è pesantissimo.

Il gruppo di lavoro presieduto dall’ex presidente della Consulta Giorgio Lattanzi ipotizza, con varie soluzioni, di mantenere lo stop di Bonafede in primo grado, ma agendo poi in appello sui tempi del processo. Cosa che però non piace al centrodestra, che vorrebbe voltare pagina rispetto alla legge Bonafede.

Approvato tra giugno e luglio, il processo penale affronterà il Senato. E da lì dovrebbe arrivare alla Camera la riforma del processo civile. Nel frattempo, nella commissione Giustizia di Montecitorio, si affaccerà la riforma del Csm, della sezione disciplinare e del destino dei magistrati che scendono in politica. Il centrodestra si batte per ottenere il sorteggio come sistema elettorale, ma c’è da scommettere – spiega Repubblica – che non sarà questa la soluzione di Massimo Luciani, il costituzionalista al vertice del gruppo di lavoro istituito da Cartabia. Se l’aula della Camera riuscirà a votarla a settembre, solo una accelerazione finale potrà garantirle di ottenere anche il via libera del Senato entro la fine dell’anno.