Gli sbarchi a LampedusaIl piano di Draghi sui migranti

Sull’isola si sono registrati oltre 2mila arrivi in 24 ore. Oggi circa 200 persone dovrebbero essere trasferite. Salvini e Meloni attaccano il governo, mentre Draghi sente Lamorgese e raccomanda di non procedere ai respingimenti. L’Italia pronta a chiedere aiuto alla Commissione europea per ripristinare gli accordi di Malta sui ricollocamenti. Al Viminale una cabina di regia

(AP Photo/Joan Mateu)

Ripristino degli accordi di Malta per il ricollocamento volontario dei richiedenti asilo in Europa, accordi bilaterali con Libia e Tunisia, sostegno da parte della Commissione europea. Con l’aumento degli sbarchi a Lampedusa – in 24 ore si sono registrati 20 attracchi per un totale di 2.128 persone secondo quanto riporta l’Ansa – il governo Draghi sta disegnando la sua road map per gestire la nuova stagione degli arrivi dei migranti sulle coste italiane.

Ieri mattina, ricevute le notizie da Lampedusa, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese – racconta La Stampa – ha chiamato il premier per chiedergli di mettere la questione migranti in cima all’agenda del prossimo consiglio dei ministri, quello che avrebbe dovuto essere dedicato al nuovo decreto di aiuti alle imprese.

Matteo Salvini, che dell’immigrazione ha fatto il suo cavallo di battaglia, avrebbe già cercato Lamorgese e chiesto un incontro a Draghi. Ma sa di far parte di una maggioranza che certo non affronterà il tema come fece lui al Viminale durante il Conte 1. A destra ha Giorgia Meloni, che ha già iniziato la campagna elettorale per le amministrative invocando i blocchi navali. Il leader leghista chiede un intervento immediato perché viceversa – così riferiscono dal Carroccio – per la Lega perderebbe di senso la permanenza nel governo.

La gran parte delle persone sbarcate in queste ore vengono dalla Tunisia, dunque si tratta di migranti economici che il Viminale può rimpatriare. Fino all’inizio dell’emergenza Covid, in virtù degli accordi precedenti, dall’Italia partivano con destinazione Tunisi fino a quattro voli la settimana.

Ma crescono anche le persone in arrivo dalla Libia, che possono fare richiesta di asilo. L’emergenza è aggravata dalla necessità di imporre misure di prevenzione antivirus: ogni migrante in arrivo riceve un tampone e viene trasferito su una delle navi affittate ad armatori privati per le quarantene. Solo dopo i richiedenti asilo possono essere distribuiti nelle strutture di accoglienza. Se il ritmo degli arrivi di queste ore diventasse la normalità, diventerebbe presto ingestibile.

Draghi – come spiega La Stampa – dovrà fare uso di tutto il suo pragmatismo per imporre una linea comune a una maggioranza che va dalla sinistra di Leu alla Lega. Salvini è perplesso di fronte all’ipotesi di far ricorso a operazioni internazionali come Triton, Sophia o Mare Nostrum che considera utili solo ad attrarre altri migranti e insiste per accordi bilaterali, considerando gli accordi di Malta carta straccia perché «i partner non fanno nulla e l’Unione come al solito non batte un colpo».

Palazzo Chigi e Viminale invece si mostrano ottimisti. Perché l’emergenza Covid sta passando ed è possibile discutere a Bruxelles il ripristino degli accordi di distribuzione dei migranti su base volontaria, sospesi all’inizio della pandemia. Il governo cercherà la sponda della Commissione e delle ong tedesche, francesi e spagnole, che possono fare pressione sui rispettivi governi. Certo il contesto non aiuta. In Germania la campagna per le elezioni di settembre è già iniziata. Emmanuel Macron si gioca il rinnovo nella primavera del 2022 e deve fare i conti con la concorrenza a destra.

Il 20 maggio Lamorgese sarà a Tunisi con la commissaria europea Ylva Johannson per discutere soprattutto di Libia, dove la situazione è disastrosa. Secondo il Viminale, il controllo delle coste è sempre più blando, aggravato da un afflusso crescente di persone dai confini a Sud. I russi, insieme ai turchi, hanno il controllo di Tripoli e di parti del Paese. Draghi punta sul nuovo premier Abdul Dbeibah, che però fatica a imporsi. La Turchia di Erdogan attende un segnale dall’Unione per rinegoziare l’accordo per la gestione dei flussi di migranti dai suoi confini est, e sa di poter condizionare tutti.

Per il momento a Lamorgese non resta che annunciare una cabina di regia con Di Maio (Esteri), Guerini (Difesa) e Giovannini (Infrastrutture) – conclude La Stampa.