Fuoco incrociato su OrlandoIl governo prova a riscrivere la norma sul blocco dei licenziamenti

La sottosegretaria leghista al Lavoro Tiziana Nisini dice che è stata «una sorta di imboscata» del ministro Pd. La proroga non sarà nel testo definitivo del decreto sostegni bis. E già questa mattina la maggioranza discuterà una soluzione ponte al divieto straordinario in scadenza il 30 giugno. Mentre Confindustria e sindacati sono sul piede di guerra

(La Presse)

Domenica 23 maggio Il Sole 24 Ore, giornale di Confindustria, apriva così: «Licenziamenti, l’inganno di Orlando». Sulla norma presentata a sorpresa dal ministro del Lavoro per il decreto sostegni bis, che prorogava il blocco dei licenziamenti nella grande industria fino al 28 agosto per le imprese che chiedono la cassa Covid fino al 30 giugno, si è scatenato subito il fuoco incrociato delle imprese e dei sindacati. Da una parte gli industriali hanno chiesto subito di toglierla, dall’altra le sigle sindacali l’hanno ritenuta insufficiente.

Stessa spaccatura tra destra e sinistra nella maggioranza di governo. Orlando ricorda che il decreto è stato approvato all’unanimità dal governo. Ma la sottosegretaria leghista al Lavoro Tiziana Nisini al Messaggero dice che i ministri «non erano informati», visto che la norma non era nella bozza. «È stata una sorta di imboscata».

Ora, nel testo definitivo del decreto sostegni-bis la norma non ci sarà. Già questa mattina la maggioranza discuterà una soluzione ponte al blocco straordinario in scadenza il 30 giugno. Le grandi aziende che dal primo luglio eviteranno di licenziare potranno continuare a usufruire della cassa integrazione gratuita fino alla fine dell’anno. Dal primo gennaio torneranno in vigore le regole ordinarie, che impongono agli imprenditori di pagare fra il 9 e il 15% del contributo. Per le piccole e medie imprese resta invece confermato il blocco fino al 31 ottobre.

Il compromesso, come spiega La Stampa, è frutto delle telefonate di ieri fra Mario Draghi e i suoi collaboratori dopo la durissima reazione di Confindustria alla soluzione prospettata da Orlando. Secondo quanto riferiscono fonti di Palazzo Chigi – scrive La Stampa – l’ipotesi Orlando non sarebbe mai stata discussa, né dal consiglio dei ministri, né tantomeno durante il preconsiglio. Solo in un secondo momento, e solo dalla bozza trasmessa alle parti sociali, sarebbe emersa una norma giudicata inaccettabile dalle imprese. Il ministero del Lavoro smentisce la ricostruzione: «La norma è stata discussa e approvata all’unanimità dal Consiglio».

Ci sarebbe una forte tensione fra il premier e il ministro Pd, che si sarebbe spinto a minacciare le dimissioni. La tesi di Confindustria è che Orlando avrebbe ceduto alle pressioni della Cgil di Maurizio Landini per ottenere un allungamento del blocco. «Orlando ha rotto un patto con le aziende e con tutti gli attori in gioco», dice la sottosegretaria leghista Nisini al Messaggero. «Il ministro con la sua mossa ha sorpresa ha voluto evitare il confronto con le parti. E questo genera un clima di sfiducia. Ora, per riparare al danno, si segga attorno a un tavolo con Confindustria, sindacati e associazioni di categoria e trovi una mediazione».

Il tutto mentre, da una parte, Cgil, Cisl e Uil parlano apertamente di sciopero generale, dall’altra tutto il sistema di Confindustria va allo scontro frontale con l’esecutivo. I sindacati cercano una sponda nell’ala sinistra del governo, rappresentata sui temi del lavoro dal Pd e una parte dei Cinque Stelle: dalla proroga del blocco dei licenziamenti fino a ottobre, alla sicurezza e agli appalti. Le imprese invece si rivolgono ai ministri tecnici, alla Lega, Italia Viva, Forza Italia e l’altra metà del Movimento Cinque Stelle.

Il vicepresidente di Confindustria Maurizio Stripe, che aveva condiviso la trattativa col governo, mette in dubbio la credibilità di Orlando e solleva il problema della sua «affidabilità nei rapporti personali». Sindacati e Confindustria, destra e sinistra di governo litigano e si contendono lo spazio politico. Già oggi ci sarà il primo confronto di una settimana che si annuncia ad altissima tensione: a Draghi, oltre che a riformare, spetterà soprattutto il compito di mediare.