BiginoIl cibo del mondo

Un giro del globo ci racconta di riaperture e speranze, mentre in un libro il cibo interculturale diventa uno strumento in grado connettere le persone come un linguaggio universale. C’è luce, finalmente, per la prima volta da moltissimo tempo

Il mondo sta lentamente riaprendo, e il settore del cibo va di pari passo.

Facciamo un breve giro: In Uk la riapertura è totale: non c’è coprifuoco serale, rimane il divieto di assembramenti: i locali sono aperti e non ci sono vincoli al servizio. A New York si riapre, a Parigi la situazione sta migliorando.

Il ministro della Salute Olivier Véran ha confermato la data di riapertura del 19 maggio solo all’aperto e con tavoli limitati a 6 persone, commentando: «Le condizioni lo permettono. L’epidemia continua a diminuire e la pressione sanitaria sui nostri ospedali e sulle nostre rianimazioni è in calo. Inoltre, più di 450.000 persone sono state vaccinate lo scorso fine settimana: il miglior fine settimana in termini di vaccinazione dall’inizio della campagna».

In Lussemburgo si pranza e di cena anche all’interno: la scorsa settimana il Primo Ministro ha annunciato i pasti al coperto e l’allentamento del coprifuoco. A partire da domenica 16 maggio, i clienti con test negativo potranno sedersi all’interno dei ristoranti fino alle 22.00. Dal 7 aprile i lussemburghesi hanno la possibilità di mangiare all’esterno, dalle 6:00 alle 18:00, con un limite di due persone per tavolo. Adesso, entro domenica, saranno ammesse quattro persone. Una decisione che vale anche per pranzi e cene all’interno dei locali.

In Spagna già da qualche settimana bar e ristoranti hanno avuto la possibilità di riaprire con il coprifuoco, ma a Madrid l’amministrazione locale ha deciso di annullarlo in opposizione al premier Sanchez. Misure speciali di contenimento dei contagi sono in vigore anche in Catalogna, ma bar e ristoranti sono aperti fino alle 23.00. Anche qui è in vigore il limite di 4 persone per gli incontri pubblici e privati.

In Germania si va un po’ più cauti e fino al 30 giugno è stata emessa una nuova ordinanza per cui, ogni qual volta in una data regione si registrerà un’incidenza settimanale superiore a 100 nuovi contagi per 100 mila abitanti, per 3 giorni di seguito, verranno chiusi negozi, strutture per il tempo libero e verrà introdotto un coprifuoco.

Da noi, forse, dal 17 maggio potrebbe slittare di un’ora il coprifuoco, dando ai ristoratori un po’ di sollievo.

Ma il cibo del mondo si può raccontare anche attraverso una diversa chiave di lettura. Quello scelto da Yasmin Khan ci piace particolarmente: «Fin da quando esistono gli esseri umani, abbiamo viaggiato e la migrazione è stata una parte intrinseca della sopravvivenza. Spero che questo libro promuova una maggiore comprensione ed empatia per rifugiati e migranti in modo che possiamo iniziare a coesistere in un pianeta condiviso, nel modo che meritiamo». Parte da questa riflessione il libro di cucina Ripe Figs, che ci racconta il potere del cibo in un volume commovente e bellissimo. Scrittrice di viaggi e di ricette, Khan ha viaggiato attraverso la Grecia, la Turchia e Cipro condividendo ricette vivaci e storie potenti da una regione che è stata a lungo un punto d’incontro tra l’Europa e il Medio Oriente, ripercorrendo piatti che si sono diffusi dal tempo del dominio ottomano, fino a diventare espressione delle comunità di rifugiati contemporanee. Al tavolo della cucina, esplora cosa significano confini e identità in un mondo interconnesso.

In una bellissima intervista al Guardian l’autrice spiega: «Il cibo è un veicolo incredibilmente potente per aiutarci a capire noi stessi e il mondo che ci circonda. Quando impari a conoscere il cibo, non impari solo a conoscere una serie di ingredienti: impari la storia, la geografia, la migrazione. Per molti anni sono stata un’attivista per i diritti umani, lavorando su questioni che vanno dalle sparatorie della polizia al blocco di Gaza. Quello che ho imparato è che quando stai cercando di aumentare la consapevolezza su questioni politiche piuttosto pesanti, la cosa più importante da fare è cercare di costruire una connessione. Il cibo è un modo meraviglioso per connettere le persone, perché è viscerale, una cosa con cui tutti possiamo relazionarci. Il cibo è come un linguaggio universale che ti consente di comunicare sentimenti di empatia, connessione, speranza, amore».

FUORI CARTA 

Anche il cibo nell’arte è uno dei modi di viaggiare attraverso gli alimenti. Per farlo, due mostre che si aprono nei prossimi giorni. A Roma la Città dell’Altra Economia dal 26 Maggio ospita “ART&FOOD – Assaporare l’arte”, una mostra che si pone come obiettivo quello di dimostrare quanto la cucina e l’arte siano due discipline molto vicine tra loro, e di come l’una può essere fonte d’ispirazione per l’altra. In un percorso sensoriale lungo il quale la vista e il gusto vivranno emozioni parallele, gli ospiti potranno scoprire la narrazione che si cela dietro la creatività di artisti e chef, sollecitati dalla bellezza delle opere pittoriche e dalla squisitezza del cibo.

A Milano, invece, l’Associazione Formidabile negli spazi di Scalo Lambrate ospita la mostra Disintegration Io di Marco Sorgato. Che cosa c’entra con il cibo? Nella serie di opere Dead Chips, le foglie raccolte ed essiccate al termine della manipolazione artistica, sono confezionate all’interno di pacchetti di patatine. Questa dicotomia mette in evidenza il contrasto tra la natura priva di vita e le chips come icona pop. Sorgato ci invita a riflettere sulle conseguenze estreme che possono procurare le nostre azioni più banali e consuete.

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