Nuovo contratto socialeL’Ue non deve avere paura di aggiornare i Trattati, dice David Sassoli

Il presidente del Parlamento europeo ha inaugurato la Conferenza sul futuro dell’Europa: «I nostri sistemi democratici devono costantemente adattarsi ed evolversi per soddisfare le nuove realtà che affrontiamo. La democrazia si costruisce ogni giorno. Siamo coraggiosi, non dobbiamo averne paura»

LaPresse

Pubblichiamo il discorso del presidente del Parlamento europeo David Sassoli all’apertura della Conferenza sul futuro dell’Europa

Vorrei dare il benvenuto a tutti voi al Parlamento europeo per la cerimonia di apertura della Conferenza sul futuro dell’Europa, che si tiene il giorno dell’Europa. Era importante iniziare questo grande esercizio democratico nell’emiciclo della Casa dei Cittadini Europei a Strasburgo, nella sede della nostra istituzione dalla quale la pandemia di Covid 19 ci ha purtroppo tenuti lontani per molti mesi, siamo fiduciosi che il Parlamento europeo potrà tornare molto presto a tenere le sue sessioni plenarie quando la situazione sanitaria lo permetterà.

Vorrei ringraziare il presidente Macron per la sua presenza e il suo coinvolgimento in questo tema molto importante, così come la presidenza congiunta della Conferenza, la presidente von der Leyen e il primo ministro Costa. Questa cerimonia di inaugurazione ibrida riunisce in questo giorno anche 250 cittadini collegati dagli Stati membri, i presidenti e i membri del comitato esecutivo della Conferenza, i 27 ministri degli affari europei, i leader dei gruppi politici e i membri del Parlamento europeo, i presidenti dei parlamenti nazionali, i presidenti delle altre istituzioni europee, l’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza che sono con noi, alcuni nel nostro emiciclo, e la maggior parte connessi virtualmente sugli schermi. Nonostante il fatto che non possiamo riunirci tutti insieme a causa della pandemia che in questi 15 mesi ci ha fatto scoprire il dolore del mondo, dei nostri cittadini, delle nostre famiglie, dei nostri lavoratori.

Dall’inizio della legislatura, la Conferenza sul futuro dell’Europa è stata una priorità per il Parlamento europeo. L’abbiamo richiesta e oggi partiamo. Certo, con un po’ di ritardo, ma sono successe tante cose in questi  mesi. Anche prima della pandemia, il Parlamento aveva capito l’importanza di questo percorso. 

Oggi dopo 15 mesi di crisi abbiamo molto chiaro cosa ha funzionato e cosa non ha funzionato. Abbiamo molto più chiaro dove l’Ue è forte e può esserne anche orgogliosa, ma anche dove è debole, dove deve migliorare. La lezione del covid è una grande lezione per tutti. E lo è anche per il funzionamento dell’Unione europea. Ma perché in questi 15 mesi con le stesse istituzioni, le stesse persone, tante cose non hanno funzionato e altre invece hanno marciato bene.

Perché quando l’Europea ha coscienza delle sue competenze risponde con efficacia, con prontezza, con coerenza. Ma quando l’Ue si trova in una situazione così devastante a fare opera di supplenza entra in difficoltà. 

Vogliamo migliorare il nostro funzionamento e lo vogliamo fare con i nostri valori, principi. Perché siamo sicuri che la democrazia è più forte dell’autoritarismo e dà risposte più efficienti, rispettando le persone, le comunità, gli Stati membri. E allora dobbiamo lavorare da oggi perché sul funzionamento sia più coerente, affinché l’Europa abbia competenze chiare in tante materie, in cui i nostri Paesi da soli sarebbero emarginati e si troverebbero solo in grande difficoltà.

Dobbiamo pensare a noi stessi, alla democrazia. Dobbiamo renderla capace di decisioni rapide perché i nostri cittadini vogliono che la democrazia risponda ai loro bisogni. Ma se la democrazia decide all’unanimità, se c’è il diritto di veto come può rispondere con efficienza?

Abbiamo bisogno di lavorare su noi stessi perché vogliamo lasciare alle giovani generazioni, non solo il peso della crisi, ma anche l’orgoglio di avere un’Unione che possa essere un punto di riferimento in un mondo in cui la sfida dell’autoritarismo, della non libertà è molto forte. E lo vediamo sulla scena internazionale in questo momento.

Quest’anno è stano un anno di tante lezioni che non dobbiamo mettere in un cassetto ma che possono aiutarci a capire dove, come migliorarci.

Questa cerimonia è l’avvio di questo processo. Abbiamo la necessità di procedere con un esercizio di democrazia inedito. Le istituzioni e i cittadini, le istutizioni e la società civile, le istituzioni europee e istituzioni nazionali.

Se c’è un’altra lezione della crisi è che abbiamo capito che tutti siamo un pezzo dello stesso ingranaggio. Che l’Unione europea non è solo Bruxelles ma anche i parlamenti e governi nazionali, addirittura le regioni così importanti nella vita dei nostri Paesi. Tutti devono sentirsi parte di questo processo. E noi vogliamo farlo con loro. E vogliamo che questa conferenza fra un anno senza tabù discuta di noi stessi e ci dia delle soluzioni concrete, pratiche, pragmatiche per migliorarci.

Il Parlamento europeo intende svolgere il suo ruolo di leadership in questa conferenza. Come rappresentanti direttamente eletti dai cittadini, i nostri 705 deputati sentono la responsabilità nel rendere questo esercizio democratico un successo., raggiungendo i cittadini, gli elettori che hanno riposto la loro fiducia in questa istituzione. Che hanno sconfitto le tentazioni, un anno e mezzo fa alle elezioni di disgregare l’Unione europea e di vincere sapendo che una politica comune Europa, uno spirito di solidarietà tra noi può consentirci di superare tante difficoltà.

Per il Parlamento, è innegabile che la Conferenza deve arrivare alla fine di questo esercizio con proposte concrete, basate sulle raccomandazioni dei cittadini e sui dibattiti dell’Assemblea Plenaria, e soprattutto che siano seguite da azioni. Questa visione del nostro processo europeo sarà la bussola che deve guidare il nostro lavoro nel decennio a venire, e firmando la Dichiarazione congiunta, le nostre istituzioni si sono impegnate in questo processo.. 

Senza pregiudicare i risultati, la Conferenza sarà un luogo di discussione in cui dovremo inevitabilmente affrontare la questione della salute europea, come il Parlamento ha già indicato. Potremo uscire dalla pandemia senza una politica europea sulla salute umana? Sarebbe una sconfitta. E sarebbe esporci ad altre crisi e a nuove difficoltà.

Siamo all’indomani del vertice di Porto, e credo che anche la dimensione sociale sarà al centro dei dibattiti della Conferenza. Alla fine di questa pandemia, la solidarietà europea sarà più che mai necessaria per affrontare insieme le conseguenze sociali ed economiche della crisi. Non commettiamo gli errori del passato: senza una coesione sociale rafforzata, l’identità delle nostre società e l’essenza delle nostre democrazie sarebbero minacciate. 

Sono anche convinto che sia giunto il momento di riflettere sulla funzione e sull’identità dell’istituzione del Parlamento. Come ho detto prima, i nostri sistemi democratici devono costantemente adattarsi ed evolversi per soddisfare le nuove realtà che affrontiamo. La democrazia si costruisce ogni giorno.

Il Parlamento, come garante dei valori democratici nel processo decisionale europeo, merita particolare attenzione in questa riflessione. La nostra istituzione gode di una legittimazione democratica diretta. Con i suoi 705 deputati eletti, il pluralismo che rappresentiamo nella nostra vita democratica. 

Credo quindi che dovremmo riflettere su come rafforzare la capacità e la centralità del Parlamento europeo, in particolare per quanto riguarda il suo potere d’iniziativa. Come ogni parlamento nazionale, il diritto d’iniziativa dovrebbe essere effettivamente conferito al Parlamento europeo affinché la nostra istituzione possa fare proposte alla Commissione e al Consiglio, e non essere solo il destinatario. Questo contribuirebbe a dargli un ruolo maggiore. 

Dovremmo anche aumentare la trasparenza delle elezioni e permettere ai cittadini di indicare le loro preferenze per la presidenza della Commissione. Spero che la Conferenza affronti anche la questione del candidato leader, perché sono convinto che questo contribuirà alle necessità dei cittadini di essere più coinvolti. 

Allo stesso modo, la questione dell’unanimità nel Consiglio deve essere assolutamente affrontata. 

Vediamo che nel mondo vi sono attori geopolitici che ci attaccano e che approfittano delle nostre divisioni per indebolire la nostra forza, che è grande ed è sostenuta dal diritto, dalla democrazia e dai nostri valori. 

Questo contribuisce anche alla sfiducia dei cittadini verso i loro rappresentanti politici, alla delusione e all’avversione per il progetto europeo. È ora che ce ne accorgiamo e vi poniamo rimedio! 

E se tutte queste riflessioni e quelle dei nostri cittadini implicano un aggiornamento dei Trattati, siamo coraggiosi, non dobbiamo averne paura non dobbiamo avere tabù.

Sono personalmente convinto che la consapevolezza della nostra unità e di un destino comune è condivisa dalla maggioranza dei cittadini oggi più di ieri.

Facciamo un’Europa più forte, più resistente, più democratica e più unita.