Un vaccino in vacanza Dal governo dicono di rientrare dalle ferie per la seconda dose, mentre Zaia vuole fare il richiamo ai turisti

Il commissario all’emergenza Francesco Figliuolo e il Cts raccomandano di programmare i viaggi in funzione dell’appuntamento per evitare problemi nella registrazione dei dati a livello regionale. Ma il governatore leghista del Veneto è pronto a fare la somministrazione anche agli stranieri

(La Presse)

Programmare le ferie in base alla data di somministrazione del vaccino. È questo il messaggio lanciato dal commissario all’emergenza, Francesco Figliuolo, alle regioni. «È bene che chi va in vacanza si regoli in funzione dell’appuntamento», dice, smontando la tesi dei governatori che in questi giorni hanno chiesto più fiale al governo per permettere ai turisti di avere la dose durante le vacanze estive. È impensabile redistribuirle in base alla domanda dei flussi turistici degli italiani, spiega il commissario. Meglio che ognuno di noi calcoli il richiamo per non trovarsi impreparato, che per Astrazeneca si può fare con un intervallo tra quattro e 12 settimane tra prima e seconda dose, e con i vaccini a mRna Pfizer e Moderna a 42 giorni.

Il rischio è che i sistemi informatici regionali non registrino la seconda dose in una regione diversa da quella di residenza, con inevitabili ricadute sul pass vaccinale che dovrà riattivare la mobilità alla fine dell’emergenza.

La tesi è sostenuta anche Sergio Abrignani, immunologo del Policlinico universitario di Milano, componente del Comitato tecnico scientifico, in un’intervista al Corriere. Tornare dalle vacanze per la seconda dose «non mi sembra un grosso problema, dopo tutto quello che abbiamo passato», dice lo scienziato. «Chi si vaccina ora sa già quando avrà il secondo appuntamento e in base a questo regolerà la villeggiatura. Dal punto di vista logistico non sarebbe facile organizzare un sistema per somministrare la seconda dose di tre vaccini diversi in tanti luoghi».

Eppure il governatore del Veneto Luca Zaia, Lega, ribadisce sul Corriere: «Io non credo che ci sia quello che viene in vacanza per farsi la seconda dose del vaccino. Ma se un turista se la deve fare, è giusto che noi gliela facciamo. E non soltanto agli italiani: se ci autorizzano, anche agli stranieri». E aggiunge: «Io sono convinto che i turisti vadano accolti a braccia aperte. Dobbiamo tutelarli e coccolarli in tutte le maniere. Il fatto che ci siano prenotazioni importanti significa che c’è un arretrato di voglia di Bel Paese che non vogliamo ignorare. Quante volte abbiamo parlato di vacanze sicure? È ora di dimostrarlo. Ricordiamoci che da noi vengono turisti fedeli, che quando tornano dalle nostre parti si sentono a casa. Un peccato perdere questo rapporto».

Questa la soluzione del governatore: «Si rilascia un certificato che riporta il lotto del vaccino e poi il turista potrà far registrare la vaccinazione a casa. Semmai, dobbiamo smetterla di affidare le pratiche all’ufficio complicazioni affari semplici. Dobbiamo evolvere da questa nostra cultura: se tre amici un giorno giocano a scopa, il giorno dopo li trovi dal notaio per fare lo statuto di chi gioca a scopa. E per approccio, partiamo sempre dalla lista dei problemi».

E a proposito di lista dei problemi, un articolo annunciato dalla rivista Nature (non ancora pubblicato) – e citato ieri dal presidente dell’Aifa Giorgio Palù in audizione in Parlamento – parla della possibilità di distanziare la seconda dose con Pfizer-Biontech di 10 settimane dalla prima. Ma Abrignani nega che l’ipotesi sia in discussione. «Secondo me adesso in Italia non ci sono i presupposti per applicare questo calendario», dice. «Andiamo verso una fase di vaccinazioni a vele spiegate, dunque non c’è nessun motivo per fare scorta di dosi posticipando il richiamo dei vaccini Pfizer e Moderna oltre i tempi già decisi, 6 settimane». Ma «se ci trovassimo in una situazione di crisi potrebbe essere una scelta senza controindicazioni».

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