Oggi il parere del CtsStop ad AstraZeneca sotto i 60 anni: 1 milione di richiami con Pfizer

La linea del Comitato tecnico scientifico è di una «forte raccomandazione» a non usare il farmaco di Oxford ai giovani, bloccando così la corsa agli open day organizzati dalle regioni. Si cambia di nuovo linea, ma la campagna vaccinale ora è da riorganizzare. A partire dalle seconde dosi

(La Presse)

Somministrazione soltanto a chi ha più di 60 anni: è questa la «forte raccomandazione» che dovrebbe arrivare oggi dal ministero della Salute sull’utilizzo del vaccino AstraZeneca. Una marcia indietro rispetto alla linea seguita finora con gli “open day” organizzati in varie regioni per vaccinare i più giovani. Un cambio di rotta che provoca la protesta dei governatori e la richiesta «urgente» di una indicazione chiara. E che richiederà quindi di riorganizzare la campagna.

«Tutti i vaccini sono sicuri», dichiara in Parlamento il ministro della Salute Roberto Speranza spiegando di essere in attesa del parere del Comitato tecnico scientifico. Il verbale tarda ad arrivare, dopo una giornata di confronto per limare le parole e riuscire a uscire dal nuovo nodo da sciogliere legato ad AstraZeneca. Anche perché si dovrà decidere se autorizzare la seconda dose con un vaccino diverso da quelli a «vettore adenovirale», come appunto è Astrazeneca, ma pure Johnson & Johnson.

Nonostante il dramma della morte della 18enne ligure, colpita da trombosi dopo aver ricevuto il vaccino AstraZeneca, i dati scientifici dell’Ema dicono che l’antidoto di Oxford non è diventato improvvisamente più pericoloso. Ma diminuendo la circolazione del virus, il rischio di sviluppare forme gravi di malattia con il Covid sotto una certa età è inferiore a quello di incappare in quei rarissimi eventi trombotici, conseguenti a una risposta autoimmune fuori controllo dell’organismo dopo la somministrazione del siero.

L’ipotesi attorno alla quale lavorano Cts e ministero della Salute è stabilire in modo perentorio il tetto dei 60 anni. Ma non è escluso di scendere ai 50. Anche per interrompere gli open day dedicati ai giovani che sono stati organizzati da molte Regioni in queste settimane. Non si può vietare esplicitamente l’uso di quel vaccino sotto quell’età perché comunque l’approvazione europea di Ema e quella italiana di Aifa sono per tutti gli over 18. Arriverà però un’indicazione più perentoria.

Poi c’è il problema dei richiami. Anche se i casi di reazioni avverse alle seconde dosi di AstraZeneca sono molti meno rispetto a quelli, comunque rarissimi, individuati dopo le prime somministrazioni, i tecnici del Cts si starebbero muovendo per aprire alla possibilità di cambiare il vaccino. Ci sono nuovi studi, sottolineati anche dalla Commissione tecnico scientifica dell’Aifa, dai quali si ricava l’efficacia di una dose “eterologa”, cioè di Pfizer o Moderna anche se successiva a quella di AstraZeneca. E sarebbe proprio questa l’indicazione che è pronto a dare il Cts. Il che però avrebbe un effetto importante sulla campagna vaccinale, portando a un ritardo sulla tabella di marcia.

Nel nostro Paese ci sono 2 milioni e 80 mila persone sotto i 60 anni che hanno avuto una dose del vaccino AstraZeneca. Di questi, 1 milione e 20mila aspettano di fare il richiamo. Per loro andrebbero trovate dosi dell’altro vaccino a Rna messaggero. L’idea sarebbe quella di non spostare la data dell’appuntamento per la seconda iniezione ma comunque ci sarebbe un impatto legato alla ridistribuzione delle dosi.

Nell’attesa del Cts, alcune Regioni come la Campania avevano già cancellato gli open day. Ieri lo stop è arrivato pure della Sicilia. Intanto è calata anche la domanda dei giovani, che nei giorni scorsi avevano fatto la coda per ricevere subito i vaccini a vettore virale come Johnson&Johnson e AstraZeneca.

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