Pax BidenianaUnione europea e Stati Uniti fanno pace sull’aeronautica civile

Il summit fra il presidente americano e i vertici delle istituzioni europee porta alla sospensione di dazi e ritorsioni commerciali nella disputa Boeing-Airbus. Rimangono quelli su acciaio e alluminio, ma fra Washington e Bruxelles sembra tornata piena intesa

LaPresse

Gli ultimi quattro anni di rapporti fra Stati Uniti e Unione europea non sono stati facili, come ha sottolineato la presidente della Commissione Ursula von der Leyen accogliendo Joe Biden al Palazzo Europa di Bruxelles. Ma il vento sembra essere già cambiato. Il primo viaggio ufficiale del presidente statunitense segna subito una svolta distensiva: è il primo passo concreto di una «rinnovata partnership transatlantica», come la definisce la dichiarazione congiunta adottata dopo l’incontro di Biden con i presidenti di Consiglio e Commissione europea.

La fine della guerra dei dazi
Il risultato più rilevante del summit è infatti la fine della disputa commerciale più lunga nella storia dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto), quella relativa ai colossi dell’aeronautica. Dal 2004 Usa e Ue si accusano di sovvenzionare con aiuti di Stato illegittimi i rispettivi colossi della produzione di aeromobili: la statunitense Boeing e la francese (ma con sedi in vari Paesi) Airbus. 

La controversia ha spinto negli ultimi anni le parti a una serie di ritorsioni commerciali, tradotte in pesanti dazi. La produzione di Boeing è stata tassata del 15% nell’Unione e quella di Airbus della stessa quota negli Stati Uniti. Ma non solo: le misure messe in atto hanno colpito diversi settori, con tariffe applicate su un volume complessivo di scambi pari a 11,5 miliardi di dollari, che sono costate 3,3 miliardi in tasse alle aziende produttrici sulle due sponde dell’Atlantico. Gli Stati Uniti hanno maggiorato del 25% il prezzo di 19 categorie di prodotti europei, tra cui vini e liquori, così come formaggi francesi e italiani e macchinari tedeschi. L’Ue si è difesa imponendo dazi su prodotti americani di largo consumo, dai trattori agricoli fino al tabacco e alle noci. 

Unione europea e Stati Uniti, che sono l’uno per l’altro il primo partner commerciale, hanno mantenuto in vigore le misure protezionistiche fino al marzo 2021: poco dopo il suo insediamento, il presidente Biden si è mosso per cercare una soluzione, trovando ampia disponibilità dall’altra parte dell’oceano.

L’intesa definitiva è stata raggiunta la notte prima del vertice tra il team del vice-presidente esecutivo della Commissione Valdis Dombrovskis e quello della sua omologa, la responsabile del commercio statunitense Katherine Tai. Sancisce la sospensione di dazi per 11,5 miliardi di dollari, che avrebbero colpito le aziende statunitensi ed europee nei prossimi cinque anni. Ci sarà un gruppo di lavoro ad hoc sull’aviazione civile che dovrà garantire la cooperazione: Ue e Usa si impegnano a non finanziare più i rispettivi produttori di aeromobili, se non rispettando le condizioni di mercato, e a non elargire fondi per ricerca e sviluppo che potrebbero garantire loro un indebito vantaggio tecnologico rispetto al competitor

Alla stretta di mano seguiranno discussioni per stabilire i dettagli, ma il risultato più importante è stato raggiunto: «Abbiamo seppellito il contenzioso», ha sintetizzato Dombrovskis nella conferenza stampa successiva all’incontro. Tai si è anche soffermata sul valore geopolitico dell’intesa, che sarà utile per contrastare «l’ambizione cinese di costruire un settore dell’aviazione civile fuori dalle regole di mercato». 

La decisione è stata sottolineata con grande entusiasmo dai partecipanti all’incontro e salutata con favore da esponenti politici e del mondo produttivo sia in America che in Europa. «Questo accordo dimostra il nuovo spirito di cooperazione tra Ue e Usa, con il quale possiamo risolvere le altre questioni con reciproca soddisfazione», ha detto la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, ripetendo il mantra del «nuovo capitolo nelle relazioni con gli Stati Uniti». 

Cooperazione transatlantica
Fumata nera, invece, per quanto riguarda i dazi su acciaio e alluminio, retaggio della presidenza di Donald Trump, che ancora rimangono attivi tra gli Stati Uniti e l’Europa. Come ha spiegato la presidente della Commissione, il summit è servito a gettare le basi per un futuro accordo, in vista del quale l’UE non applicherà nuove tariffe sulle importazioni di questi materiali per sei mesi. Anche in questo caso, verrà allestito un gruppo di lavoro specifico, con l’obiettivo implicito di trovare un’intesa entro la fine dell’anno. 

In generale, l’orientamento emerso dall’incontro sembra quello di deporre le armi commerciali e trovare soluzioni concilianti pure alle questioni più spinose. Un Consiglio bilaterale per il commercio e la tecnologia, ad esempio, sarà istituito per evitare nuove barriere commerciali e cooperare su temi di interesse globale, come la cybersecurity o l’intelligenza artificiale. 

Stati Uniti e Ue sembrano viaggiare sulla stessa lunghezza d’onda sulla tassa globale per le multinazionali, oggetto di discussione nell’ultimo G7, e persino le battaglie di punta della Commissione europea sono state presentate con toni morbidi: la cosiddetta digital tax, che colpirà soprattutto i colossi statunitensi della tecnologia, «non sarà discriminatoria e non porterà a una doppia tassazione», ha assicurato la presidente von der Leyen.

Il vertice ha dato poco spazio ai rapporti con la Cina, approfonditamente trattati da Biden nel G7 e nel summit della Nato. Nel paragrafo dedicato della dichiarazione finale si ribadiscono concetti noti. Pechino è attore globale con cui adottare un approccio sfaccettato: cooperazione sul tema del cambiamento climatico, competizione in campo commerciale, intransigenza sul rispetto dei diritti umani, dall’atteggiamento verso gli Uiguri dello Xinjiang all’erosione dell’autonomia di Hong Kong. 

Qualche parola in più è stata spesa sulla Russia, i cui rapporti con l’Unione europea sono ormai entrati un una «spirale negativa», come ha ammesso la presidente Ursula von der Leyen dopo l’incontro. Stati Uniti e Unione europea condannano l’aggressività di Mosca nei confronti di Georgia e Ucraina, così come la repressione dell’opposizione democratica interna e della stampa libera . 

Si è discusso molto anche delle contromisure da mettere in campo contro la pandemia da Covid19, concordando di mantenere sicure ed aperte le catene di produzione dei vaccini. Una task-force bilaterale avrà il compito di supportare le campagne vaccinali dei Paesi del mondo più in difficoltà sotto questo aspetto, con l’obiettivo di immunizzare due terzi della popolazione mondiale entro la fine del 2022. Solo sfiorato il tema della sospensione dei brevetti sui vaccini, questione su cui alle aperture pubbliche del presidente statunitense era seguita nelle scorse settimane una certa cautela da parte della Commissione e di diversi Stati membri dell’UE. 

L’ultimo punto della cooperazione, ma non il meno importante, riguarda le politiche ambientali. Il Climate Action Group sarà l’organo bilaterale chiamato a elaborare le soluzioni migliori da presentare al resto del mondo nella Cop26 del prossimo novembre, la Conferenza delle Nazioni Unite sul clima che si terrà a Glasgow. Con la presidenza Biden, gli Stati Uniti sono rientrati nell’Accordo di Parigi sul clima, che chiede di mantenere il riscaldamento globale entro gli 1,5 gradi e sono allineati all’Unione europea nell’obiettivo principale: la neutralità climatica entro il 2050, un target promesso di recente dalla Casa Bianca e sancito dalle istituzioni Ue nella Legge sul Clima. Per farlo sarà necessaria un’«Alleanza transatlantica sulla tecnologia verde», nome piuttosto roboante che comprende tutte quelle innovazioni destinate a mitigare il riscaldamento del pianeta. La prossima sfida della Commissione sarà portare al Wto l’idea di una tassa globale sulle emissioni di C02. Un alleato forte dall’altra parte dell’oceano farebbe molto comodo. 

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