Riforma della giustiziaLe proposte della commissione Cartabia sulle carriere dei magistrati

Oggi la ministra presenta il documento ai partiti della maggioranza: criteri rigorosi sulle nomine, limiti ai passaggi fra pm e giudice e possibili rientri dalla politica, no al sorteggio per il Csm. Ieri Lega e Radicali hanno depositato i quesiti referendari in Cassazione

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse

Criteri più stringenti per le nomine. No al sorteggio per l’elezione dei componenti del Csm. Possibili rientri in magistratura, ma con incompatibilità territoriali, per le toghe che sono entrate in politica. E più limiti ai passaggi da pm a giudice e viceversa. Sono alcuni dei punti salienti della proposta di riforma che oggi la commissione insediata dalla ministra della Giustizia Marta Cartabia – presieduta dal costituzionalista Massimo Luciani – presenterà ai partiti della maggioranza in commissione Giustizia alla Camera. Nel frattempo, in parallelo, ieri Matteo Salvini e i Radicali hanno depositato in Cassazione i sei quesiti referendari in materia di giustizia.

Una mossa, quella del leader della Lega, che sembra ridondante rispetto al progetto di riforma al quale Cartabia sta lavorando da tempo, così come chiesto dalla Commissione Ue. Le proposte tecniche saranno poi tradotte in emendamenti che verranno presentati dal ministero al disegno di legge delega già in discussione alla Camera.

Dalle proposte emerge un modello di governo autonomo della magistratura libero da condizionamenti esterni e da logiche che non abbiano come obiettivo il buon andamento della giurisdizione. Si introduce una moratoria di due anni prima e dopo aver rivestito una carica politica. E nella scelta dei dirigenti negli uffici, peserà la programmazione del lavoro, con le priorità dettate dal Csm.

I quesiti referendari depositati in Cassazione riguardano i temi della responsabilità civile dei magistrati, il diritto di voto degli avvocati nei consigli giudiziari, le liste elettorali al Csm, la legge Severino sulla incandidabilità dei condannati, la separazione delle carriere e la custodia cautelare. La campagna referendaria partirà nel primo fine settimana di luglio e si punta a raggiungere un milione di firme.

Ma la mossa di Salvini mette in agitazione la maggioranza. Dal Pd si chiede che la Lega lavori alla riforma nelle aule parlamentari e non attraverso i quesiti referendari. Mentre Goffredo Bettini ha lanciato ieri un appello perché il partito appoggi il referendum, con l’obiettivo di non lasciare il tema della giustizia nelle mani della destra.

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