Il vaccino addossoJovanotti, Chiara Ferragni e lo stile paranoide dei social follower

Tutti sentono il bisogno di pubblicare la foto dopo la punturina, suscitando reazioni pavloviane da parte di ammiratori e detrattori

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Conosco ben due persone che si sono vaccinate senza lasciarne traccia su Instagram: non un cerotto sul braccio, non un display con l’avanzamento della fila alla Nuvola di Fuksas, non una generica foto di cartelli con la dolente precisazione che all’interno era vietato autoscattarsi.

Se ti vaccini senza instagrammarlo, ti sei vaccinato veramente, o sei come l’abusata storia dell’albero che cade nella foresta?

Le due persone più diverse nell’utilizzo dei social che mi vengano in mente sono Lorenzo Jovanotti e Chiara Ferragni.

Lui mette foto di trascorse glorie, che siano trascorse da due anni o da trenta, che siano l’ultimo tour o le prime radio private di gioventù; non lo fa solo con lo spirito con cui io metto le foto di quand’ero giovane e bella: lo fa con la pigrizia di uno che, non glielo imponesse il mansionario della celebrità del ventunesimo secolo, col cazzo che starebbe sui social.

Dell’uso dei social della Ferragni è ridondante dire: vive in diretta. È figlia dell’epoca postVermicino, quella in cui la tragedia e la minuzia hanno medesima dignità di pubblicazione; ma anche dell’epoca in cui la tv s’è fatta superflua e il direttore del palinsesto sei tu.

Ma al dovere del momento hanno ottemperato entrambi; sia il Cherubini sia la Ferragni hanno instagrammato la propria vaccinazione, avvenuta per entrambi mercoledì, e hanno ottenuto lo stesso risultato, peraltro ampiamente prevedibile: chi vi paga?

Ricopio la descrizione del nemico da “Lo stile paranoide nella politica americana”, di Richard Hofstadter, appena ripubblicato da Adelphi: «È un perfetto modello di cattiveria, una sorta di superuomo amorale, sinistro, ubiquo, potente, crudele, sensuale, amante del lusso. […] Provoca le crisi, dà l’assalto alle banche, causa le depressioni, orchestra disastri e infine si gode i profitti della miseria che ha prodotto».

È sempre interessante, quando la perfettissima descrizione di quel presente che c’illudiamo sia nuovissimo sta in un libro di sessant’anni fa, pensavo, mentre sul Facebook di Cherubini leggevo la sintesi senza uso di dialettica di quanto sopra: «È del Bildeberg», sancivano i paranoidi («Bildeberg» vale come «radical chic» o «boomer»: chi lo usa non si preoccupa troppo di cosa significhi davvero, l’importante è che veicoli il messaggio «a me non mi freghi»).

Neanche i commentatori della Ferragni, li freghi; non si è vaccinata davvero, hanno deciso, portando il filmato di Zapruder che questo secolo si merita: nella foto della puntura il braccio era uno, e poi il cerotto era sull’altro. D’altra parte, ricordava Hofstadter citando l’autorevole New York Times, Kennedy l’avevano fatto fuori i rossi giacché aveva tradito la promessa di convertire gli Stati Uniti al comunismo: cosa vuoi che sia, in confronto, una Ferragni che finge di vaccinarsi con la stessa disinvoltura con cui finge di mangiare la pizza.

Poiché la bionda di mestiere interagisce coi follower, ha spiegato sprezzante ma materna che la fotocamera del telefono inverte sinistra e destra, ma si vede che il braccio è lo stesso dai tatuaggi; poiché è più pregna di spirito del tempo del biondo, ha annunciato la vaccinazione con più enfasi, vedo una luce in fondo al tunnel e altre pomposità che riteniamo ormai indispensabile accompagnare al vaccino.

Non ci vacciniamo mica mai con dubbi, esitazioni, senso del male minore, macché: siamo entusiasti come se il sogno di tutta la nostra vita fosse stato farci sforacchiare un braccio, ne approfittiamo per dirci illuministi, per lodare la scienza e le magnifiche sorti e progressive dell’industria farmaceutica, facciamo paragoni col primo appuntamento con un grande amore. Il basso profilo ti rende subito sospetto: mica sarai un no vax?! («No vax» viene detto con l’identico tono di «boomer» e di «Bildeberg»: tutti i pavlovismi si somigliano, ogni pavlovismo è fesso a modo suo).

Eppure, forse, l’unica possibilità di pacificazione tra gli opposti pavlovismi risiede nel primo coraggioso, nascosto chissà dove, che s’instagrammerà vaccinandosi controvoglia, che dirà che lui non crede nella chimica ma vuol proprio andare a Riccione e quindi si fa sforacchiare sebbene scettico; e che poi, in diretta per i giorni successivi, si provi ossessivamente la febbre, e immagini paranoicamente effetti collaterali, e si aspetti il peggio, altro che batticuore da primo appuntamento; e poi invece va tutto bene.

Saccheggio di nuovo Hofstadter: «Il disertore è la prova vivente che le conversioni non sono tutte operate dalla parte sbagliata. Contiene in sé una promessa di redenzione e di gloria».

Se ti vaccini senza instagrammarti, i Pavlov della tua parte ci resteranno male; se t’instagrammi entusiasta, i Pavlov dell’altra parte s’arroccheranno nel sospetto, credendo tu non ti sia vaccinato davvero. Il primo che instagramma la propria certezza di morire per colpa del vaccino, e poi al massimo gli viene 37 e mezzo e dopo due giorni è già pronto per un cappuccino al bancone, quello lì è la redenzione, la gloria, l’eroe che serve a questo tempo bislacco, uguale a tutti gli altri tempi bislacchi ma con in più il conteggio dei cuoricini.