La conversione dei Cinque StelleIl dietrofront di Buffagni sull’«uno vale uno»

L’ex viceministro grillino dice che, con la nuova leadership di Giuseppe Conte, non ci saranno più ministri per caso e che d’ora in poi nel Movimento vincerà il merito. «La fase in cui si riteneva che la casalinga di Voghera potesse fare la ministra dell’Economia l’abbiamo superata da un po’»

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

Stefano Buffagni, ex viceministro e ora deputato del Movimento Cinque Stelle, scommette sulla nuova leadership di Giuseppe Conte alla testa dei nuovi grillini senza Davide Casaleggio. «Prima per noi il mare era in tempesta, era difficile reggere», dice in un’intervista al Fatto Quotidiano. «Adesso abbiamo un capitano sulla nave. L’importante è che non tenga nessuno nella stiva».

Il capitano in questione è Conte. Che, confida Buffagni, «ha parlato di merito e di competenza», e ora sarà «quello il parametro». Perché «la fase in cui si riteneva che la casalinga di Voghera potesse fare la ministra dell’Economia l’abbiamo superata da un po’». Dopo l’addio al giustizialismo con il mea culpa di Luigi Di Maio, tanti saluti anche alla filosofia dell’«uno vale uno».

«Di sicuro stando al governo abbiamo capito alcuni errori», ammette Buffagni. «Non deve prevalere l’invidia, anche sociale talvolta. Uno non vale l’altro».

Ora il Movimento è tutto da costruire. A partire dalla questione del vincolo dei due mandati. «Dovrà esserci una discussione su questo, mettendo da parte i conflitti di interessi», dice Buffagni. «Ma vedendo quanti parlamentari abbiamo perso da inizio legislatura, forse molti non avrebbero dovuto fare neppure il primo mandato». E il tema, dice, «è sempre il merito. Di sanità è preferibile che si occupi un primario».

I sondaggi intanto sono in calo costante. «Dobbiamo tornare sui territori, tra le persone», dice il viceministro. «Un altro errore è stare troppo sul web». Perché «parlando con le persone la percezione è positiva. Siamo molto più popolari di quanto si dica».