Metodo DraghiLe trattative tra i partiti per trovare un accordo sulla legge Zan

La ministra Bonetti chiede «tavolo di confronto» per arrivare a una «composizione» tra le diverse posizioni. Letta non crede nel dialogo e teme i tatticismi di Renzi e Salvini. Ma nel Pd si vedono le prime aperture. L’ex presidente della Consulta Flick dice che la norma è poco chiara, ma le critiche non possono arrivare da un altro Stato come il Vaticano

(LaPresse)

Un «tavolo di confronto» per trovare una «composizione» tra le diverse posizioni. È quello che chiede la ministra delle Pari opportunità e della Famiglia Elena Bonetti (Italia viva) in un’intervista al Corriere, per non perdere l’occasione di approvare «nel minor tempo possibile» il disegno di legge Zan.

Dopo la nota del Vaticano che ha denunciato la violazione dei Patti Lateranensi da parte della legge contro l’omotransfobia, ora all’esame del Senato, il rischio è che con il voto segreto il testo venga affossato. «Il presidente Draghi ha parlato con grande chiarezza a nome del governo e ha richiamato alla responsabilità le istituzioni, quella di esercitare il proprio ruolo anche in un percorso legislativo così importante», spiega la ministra Bonetti. «È necessario mettere in campo lo strumento più grande della democrazia, che è la politica: il dialogo della politica. Io come ministro ho accompagnato, nel rispetto del ruolo del Parlamento, e per quanto compete al governo, il primo passaggio parlamentare del ddl Zan. Ci troviamo adesso in un altro passaggio parlamentare delicato, al Senato, nel quale ovviamente il tema è che si deve arrivare all’approvazione della legge».

Secondo Bonetti, l’approvazione deve «arrivare con la più ampia condivisione possibile, perché quando si parla di diritti fondamentali su cui si basa il nostro essere comunità, i diritti non devono essere di una parte contro un’altra parte. È necessario quindi che ci sia davvero una convergenza trasversale». La ministra propone «un tavolo politico che vada a confrontarsi per trovare un modo di ricomporre le posizioni e arrivare all’approvazione della legge nel più breve tempo possibile, perché questo è fondamentale».

Per conciliare le posizioni di Pd, Fratelli d’Italia e Lega, però, bisogna «saper interpretare su questo provvedimento un metodo nuovo, quello che sta emergendo nel nostro Paese», spiega Bonetti, riferendosi al cosiddetto “metodo Draghi”. «Per troppo tempo i partiti si sono controbilanciati l’uno con l’altro rimanendo di fatto fermi nelle loro posizioni e non facendo fare al Paese nessun passo in avanti. Lo abbiamo visto in tantissimi settori. Per troppo tempo abbiamo pensato che i diritti andassero tutelati gli uni contro gli altri: diritti delle donne contro quelli degli uomini, dei giovani contro quelli degli anziani. La pandemia ci ha insegnato che c’è un diritto che si ricompone nella reciprocità, nella tutela del diritto di ciascuno nei confronti degli altri. E che c’è un metodo della politica, che è anche più efficace: la ricomposizione delle posizioni, non più il loro bilanciamento».

Intanto, però, come racconta La Stampa, il segretario del Pd Enrico Letta sembra non credere sull’intesa trasversale. E dopo aver parlato con Draghi e con le gerarchie cattoliche a un ricevimento all’ambasciata tedesca, dice che «l’offerta di dialogo della Lega non è credibile dopo l’ostruzionismo totale di questi mesi». Il leghista Ostellari intanto ha aperto un tavolo di trattative e il 6 luglio si vota per andare in aula il giorno 13. Lì scatterà il termine per gli emendamenti, e presumibilmente dal 20 luglio si vedrà che margini ci sono per arrivare a mediazioni su un testo sottoposto al bombardamento di vari voti segreti.

Pd, Cinque Stelle e LeU lascerebbero a Italia Viva (che ha votato la legge Zan alla Camera) e ai dialoganti di Forza Italia, l’onere di presentare emendamenti migliorativi sul fronte della libertà di espressione e delle scelte delle scuole cattoliche. Come osservazioni al testo, delle commissioni Affari Costituzionali e Istruzione, da votare a larga maggioranza. La prima commissione, per limare i dubbi sulla libertà di espressione, citerebbe sentenze della Consulta: si incita alla discriminazione non in presenza di opinioni o giudizi, a meno che essi non siano «idonei a creare un effettivo pericolo», ovvero «solo se si realizza in concreto l’evento pericoloso». In commissione Istruzione verrebbe presentato invece l’emendamento per chiarire che le iniziative scolastiche nella giornata di sensibilizzazione contro l’omofobia non sono obbligatorie, esentando quindi le scuole paritarie dall’organizzarle. Infine, si eliminerebbe la definizione di identità di genere, limitandosi a «discriminazioni sessuali, per non incorrere in rischi interpretativi come quelli paventati da costituzionalisti del calibro di Giovanni Maria Flick», come spiega il capogruppo di Italia Viva, Davide Faraone.

Ma Letta non crede che la Lega, in discesa nei sondaggi, voterà mai una legge del genere, anche se modificata. E vuole stanare Renzi, temendo che se si andasse alla conta, il suo rivale gli tirerebbe lo scherzo di indebolirlo affossando la legge Zan. Perciò dice «con i voti di Iv la maggioranza c’è». L’articolo 113 del regolamento del Senato indica i temi su cui si può chiedere il voto segreto e diversi sono presenti nel ddl.

«Noi siamo aperti al dialogo, ma no ai tatticismi», dice Alessandro Alfieri, portavoce di Base riformista, la corrente del ministro Guerini. E quindi anche nel partito di Letta non viene esclusa la via della trattativa.

Sulle criticità del testo, torna a esprimersi anche l’ex presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick che, intervistato da Repubblica, dice: «Da esperto di diritto penale rilevo che il primo requisito di una legge è la chiarezza e la comprensibilità. L’aver affiancato al concetto del sesso biologico altre tre categorie (il genere, l’identità di genere , l’orientamento sessuale) rende difficilmente comprensibile il significato del sesso come ostacolo all’eguaglianza». Flick, però, nonostante le critiche, ribadisce «la necessità e il valore» della legge «nel riempire un vuoto rispetto all’articolo 3 della Costituzione». E riferendosi all’intervento del Vaticano, spiega che il ddl può essere criticato da «qualsiasi parlamentare, studioso, cittadino», ma non da un altro Stato.

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