La posizione dei vescoviBassetti ribadisce la necessità di cambiare il ddl Zan

Il presidente della Cei dice che la nota verbale del Vaticano non è stata una ingerenza, ma si augura una riformulazione del testo: «È necessario garantire in modo adeguato la libertà di espressione e, tanto più laddove s’intendono introdurre norme di natura penale, non bisogna lasciare margini interpretativi non ragionevoli»

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

Sul ddl Zan la Conferenza episcopale italiana non torna indietro. «Ci auguriamo una riformulazione del testo», ribadisce a Repubblica il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente dei vescovi italiani, tre settimane dopo l’invio della nota verbale del Vaticano all’Italia.

«Nessuno e neppure la Santa Sede ha mai messo in discussione la laicità dello Stato», precisa Bassetti. Secondo il cardinale, non si tratta ingerenza indebita. «Lo ha spiegato il cardinale Parolin: il rilievo della Santa Sede si pone sulle possibili interpretazioni del testo, con conseguenze paradossali», spiega. «In assenza di precisazioni, nel normale svolgimento delle funzioni evangelizzatrici proprie della Chiesa che è in Italia, parte della Chiesa universale, si corre il rischio di rendere punibili arbitrariamente affermazioni di antropologia fondata, tra l’altro, su una fede condivisa da milioni di credenti. È prassi diplomatica scambiarsi note verbali. La Santa Sede ha fatto notare, con toni pacati, alcuni punti. La vera domanda è un’altra: come mai un documento riservato è stato inviato ai giornali per la pubblicazione?».

Bassetti esclude le ricostruzioni su un cortocircuito interno al Vaticano, o tra la Santa Sede e la Cei. «Tutt’altro», dice. «È evidente che la Santa Sede e i vescovi hanno la stessa opinione sul ddl. Entrambe le istituzioni sono intervenute nel merito e con modalità loro proprie». Bassetti spiega che «Parolin è stato esplicito nell’affermare la piena continuità di vedute e di azione con la Cei» e ogni supposizione alternativa è priva di fondamento. La Cei, già da un anno, ha formulato pubblicamente le proprie preoccupazioni sul testo, di ampia portata, circa ad esempio la vaghezza del dettato normativo o la pericolosità dei reati di opinione. Sono state ampiamente condivise anche da associazioni, movimenti, intellettuali e politici di diverso orientamento. Il rilievo della Santa Sede, espresso in via riservata, è diverso per modalità e per contenuto».

Eccole le perplessità: «È necessario garantire in modo adeguato la libertà di espressione e, tanto più laddove s’intendono introdurre norme di natura penale, non bisogna lasciare margini interpretativi non ragionevoli. Questo discorso vale anche per la Giornata nazionale contro l’omofobia nelle scuole. Altrimenti c’è il rischio che, oltre all’istigazione all’odio, venga sanzionata la libera espressione di convincimenti etici e religiosi e sia inoltre messo in discussione il diritto umano universale dei genitori all’educazione dei figli secondo i propri convincimenti e a insegnare ciò che è bene e ciò che è male. Le nostre perplessità sono le stesse che, durante quest’anno, hanno espresso tante voci di diversa sensibilità: alcune definizioni appaiono molto vaghe e questo renderebbe l’applicazione della legge penale rischiosamente incerta. Come hanno fatto notare insigni giuristi, i ruoli differenti di uomini e donne all’interno delle associazioni cattoliche o l’affermazione di alcune verità di fede potrebbero essere oggetto di procedimenti penali perché da qualcuno ritenute “idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori”».

Eppure sia la nota verbale sul ddl Zan, sia il documento che stoppa la benedizione per le coppie omosessuali, sembrano contraddire le aperture del Papa. Bassetti nega: «In alcun modo propongono la non accoglienza delle persone omosessuali. La Congregazione ha ribadito che non è possibile benedire alcuna coppia che viva stabilmente al di fuori del matrimonio, anche se formata da persone di sesso diverso. Il Catechismo è chiaro: le persone omosessuali devono essere accolte “con rispetto, compassione, delicatezza” evitando “ogni marchio di ingiusta discriminazione”. Nelle note Cei del giugno 2020 e dello scorso aprile abbiamo ribadito la necessità e la volontà di accogliere e accompagnare le persone omosessuali. Credo ci sia sempre una spinta a ricercare contrapposizioni non fondate. Il Papa, i vescovi, i sacerdoti, le comunità cristiane guardano alle persone omosessuali con gli occhi di Cristo e tengono le braccia aperte nell’impulso della misericordia. Ci auguriamo una riformulazione del testo».

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