Verso un’intesa sul ddl Zan?Meglio un compromesso che nessuna legge, dice Renzi

«Proponiamo di votare gli emendamenti di Scalfarotto, non quelli di Pillon», spiega. «La questione è sempre la stessa. Il contrasto tra massimalisti e riformisti. I massimalisti fanno i convegni, i riformisti fanno le leggi»

Foto Mauro Scrobogna /LaPresse

Il leader di Italia Viva Matteo Renzi assicura che non ha deciso di affossare il ddl Zan. «È vero il contrario: siamo gli unici a volerlo salvare», dice a Repubblica. «L’ipocrisia di chi urla sui social ma sa che al Senato non ci sono i numeri è la vera garanzia dell’affossamento della legge. Se andiamo sotto su un emendamento a scrutinio segreto, questa legge è morta e ne riparliamo tra anni. E quanti ragazzi gay soffriranno per la mancanza di questa legge? Voglio evitare questo rischio. Ma per fare le leggi servono i voti dei senatori, non i like degli influencer. Chi vuole una legge trova i numeri, chi vuole affossarla trova un alibi».

Italia Viva e Lega hanno trovato un’intesa in Senato sugli emendamenti alla legge contro l’omotransfobia. «La questione è sempre la stessa», commenta Renzi, «il contrasto tra massimalisti e riformisti. I massimalisti fanno i convegni, i riformisti fanno le leggi. Preferisco un buon compromesso a chi pensa di avere ragione solo lui ma non cambia le cose».

Renzi ricorda: «Io ho firmato le Unioni Civili. E l’ultima sera prima della decisione di porre la fiducia ci fu una polemica sulla stepchild adoption. Chi si fidava dei grillini ci assicurava che avrebbero votato a favore». E come andò? «Io non mi fidai e dopo aver parlato col primo ministro (omosessuale) del Lussemburgo, il mio amico Xavier Bettel, misi la fiducia togliendo la stepchild. E meno male! I grillini nella notte fecero marcia indietro e la legge fu approvata coi voti di Verdini. Grazie a quella legge da cinque anni migliaia di persone dello stesso sesso possono sposarsi. Se non avessimo fatto un compromesso oggi in Italia ci sarebbero meno diritti».

Il senatore precisa: «A me interessa che ci sia una buona legge. La proposta di Scalfarotto, firmata anche da Zan, elimina i punti controversi su identità di genere e scuola. Può essere un punto di caduta. L’importante è non affossare la legge: a scrutinio segreto la legge rischia molto. Anche nei gruppi Pd e Cinque Stelle potrebbero mancare voti, è il segreto di Pulcinella».

A chi dice che le richieste di Italia viva coincidono con quelle della destra, Renzi risponde: «Non sapevo che le femministe – che chiedono di eliminare identità di genere – fossero di destra. Ma comunque se la destra vota a favore di una legge del genere significa che è una destra europea. Meglio una destra che assomiglia alla Merkel di una destra che assomiglia a Orban».

Intanto Matteo Salvini applaude e a La Verità dice: «Pure il Pd ha scaricato Letta». Renzi aggiunge: «Il Pd deve decidere: vuole una bandierina anche a costo di condannare una generazione di ragazze e ragazzi gay a non avere tutele o preferisce una legge? Io non avrei dubbi. È vero che per tanti anni i dirigenti dem hanno preferito il consenso identitario al compromesso politico: infatti fino a che non sono arrivato io, nessuno ha fatto la legge sulle unioni civili. Proponiamo di votare gli emendamenti di Scalfarotto, non quelli di Pillon».

Italia Viva ha votato la legge alla Camera «perché lì c’erano i numeri. Noi siamo a favore della Zan. Ma se al Senato non ci sono i numeri preferisco fare una buona legge modificando qualcosa. In Italia, come noto, c’è ancora il bicameralismo: finché non cambia la costituzione, il voto del Senato serve. Se poi vogliamo abolire il bicameralismo, io sono favorevole da sempre. Ci ho perso la poltrona per quella battaglia, non ho cambiato idea».

Ma «eviterei di coinvolgere il governo con la fiducia», spiega. «Se ci sono modifiche concordate, alla Camera si approva in terza lettura in venti giorni. Preferisco aspettare venti giorni con una buona legge che far saltare tutti e dover aspettare altri dieci anni».

A al Pd che lo accusa di volersi sganciare dal centrosinistra, risponde: «Il Pd in questi mesi ha scelto una strategia suicida, immolandosi per Conte sia nella vicenda crisi che su Draghi che nelle ultime discussioni in casa grillina. Forse i nostri amici del Nazareno potrebbe occuparsi di più della loro miope visione anziché attaccare noi che non ci svendiamo a un progetto fallimentare come quello pentastellato».

Ma Renzi non esclude un accordo con la destra sul Colle. «Anche con la destra, certo. Il sogno è sempre quello di eleggere un Presidente della Repubblica con un consenso amplissimo. In questa elezione, per di più più, la destra ha il 45% dei grandi elettori, quindi sarà sicuramente al tavolo. E meno male che bel 2019 abbiamo tolto i pieni poteri al Salvini del Papeete: fossimo andati a votare allora – come volevano alcuni dirigenti anche del Pd – ora dovremmo eleggere un Presidente sovranista».

Intanto, però, Renzi crede che la crisi dei Cinque Stelle non avrà conseguenze sul governo: «Draghi sta lavorando benissimo, il Pil migliora, la fiducia cresce, l’Italia va. Il governo regge. Credo invece che i Cinque Stelle non reggeranno al governo Draghi: la crisi di gennaio ha prodotto un quadro politico nuovo e per me il Movimento e finito. Quando l’ho detto in una intervista a Repubblica tre mesi fa mi hanno preso per pazzo, ora mi sembra che si stiano convincendo in tanti».

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