La 74esima edizioneIl cinema balcanico al Festival di Cannes

Pa vend è il primo film kosovaro in corsa per la Palma d'oro, anche se si tratta solo di un cortometraggio. Mentre la sezione collaterale Un certain regard comprende “La Civil” della romena Teodora Ana Mihai e “Women Do Cry” delle bulgare Vasela Kazakova e Mina Mileva. Nella 60° Semaine de la critique è presente “Piccolo corpo – Small Body”, opera prima della triestina Laura Samani, coproduzione Italia–Slovenia–Francia ambientata a inizio '900

LaPresse

Pubblicato originariamente su Osservatorio Balcani e Caucaso Transeuropa

Il primo film kosovaro in corsa per la Palma d’oro a Cannes: anche se si tratta solo di un cortometraggio, “Pa vend”, seconda regia di Samir Karahoda già noto come direttore della fotografia, segna una nuova e importante tappa per la cinematografia del piccolo paese balcanico. Dopo “Hive”, esordio di Blerta Basholli vincitore al Sundance 2021, e “Looking for Venera” di Norika Sefa, premio speciale della giuria al Festival di Rotterdam, prosegue l’annata di successi del Kosovo, sempre più protagonista della scena internazionale. Tanto più che nella sezione Quinzaine des realisateurs è stato selezionato “Luaneshat e kodrës – The Hill where Lionesses Roar”, esordio dell’altra kosovara Luàna Bajrami.

Il Festival di Cannes, dopo aver saltato un anno causa pandemia, torna con la 74° edizione fino a sabato 17 con una selezione foltissima e un programma fin troppo pieno. In concorso per l’Italia, insieme ad altri 23 titoli, c’è l’atteso “Tre piani” di Nanni Moretti. L’area balcanica è assente dalla competizione principale, ma concorre “Petrov’s Flu”, sesto lungometraggio del russo Kirill Serebrennikov, del quale sono da ricordare “Playing the Victim” (2006), “Parola di Dio” (2016) e “Leto – Summer” (2018).

La sezione collaterale Un certain regard comprende “La Civil” della romena Teodora Ana Mihai, “Commitment Hasan! – Baglilik Hasan!” del turco Hasan Semih Kaplanoglu (da ricordare il suo “Bal”, Orso d’oro a Berlino), “Delo – House Arrest” del russo figlio d’arte Aleksei German jr., “Unclenching the Fists” della russa Kira Kovalenko e “Women Do Cry” delle bulgare Vasela Kazakova e Mina Mileva.

Tra le Proiezioni speciali c’è l’ucraino “Babi Yar. Context” di Sergei Loznitsa, regista quasi immancabile nei festival principali sia con i documentari sia con le opere di finzione.

Nella 60° Semaine de la critique è presente “Piccolo corpo – Small Body”, opera prima della triestina Laura Samani, coproduzione Italia–Slovenia–Francia ambientata a inizio ‘900: la giovane Agata, dopo avere perso una figlia alla nascita, parte per un viaggio verso un santuario dove si dice accadano miracoli.

La Quinzaine des realisateurs comprende anche “Întregalde” del romeno Radu Muntean, già autore di “The Paper Will Be Blue”, “Boogie”, “Un etaj mai jos” e “Alice T.”. E ancora “Murina” esordio di Antoneta Alamat Kusijanović (nota per il corto “Into the Blue”), una coproduzione Croazia, Slovenia, Usa, che racconta la vita dell’adolescente Julija, della madre e del padre oppressivo finché sull’isola remota non arriva un amico di famiglia a turbare gli equilibri. Tra i cortometraggi c’è “When Night Meets Dawn” della romena Andreea Cristina Borțun