Inside OsloPerché la Norvegia non vuole rinunciare a petrolio e gas

La premier norvegese Erna Solberg ha confermato che il Paese scandinavo continuerà a trivellare alla ricerca di fonti fossili. Una mossa anche elettorale in vista delle prossime elezioni del 13 settembre

Pixabay

Erna Solberg, al potere dal 2013 in Norvegia e in corsa per un terzo mandato – un primato scandinavo per una premier conservatore – ha dichiarato al Financial Times che la produzione di petrolio nel Paese sta rallentando. Ma ha anche spiegato che il Paese – il più grande produttore di petrolio dell’Europa occidentale – continuerà a sostenere le trivellazioni alla ricerca di combustibili fossili, in vista di una campagna di rielezione in cui si discuterà intensamente sul loro futuro.

Oslo produce più di 2 milioni di barili di petrolio al giorno e un terzo del gas prodotto in Europa. Inoltre, sebbene il picco petrolifero sia stato raggiunto nel 2001 – con 3,4 milioni di barili quotidiani – e nonostante si stimi che in circa dieci anni le riserve potrebbero esaurirsi, le risorse di gas naturale sembrano garantire allo Stato ancora buone prospettive di rendite energetiche nel medio e lungo periodo.

La prima ministra norvegese si è pronunciata contraria alle richieste dell’Agenzia internazionale per l’energia – precedentemente molto ammirata da Oslo – di fermare qualsiasi nuova esplorazione petrolifera o accelerare il processo di sostituzione delle fonti di energia per contrastare il cambiamento climatico. Al contrario, Solberg ha insistito sulla necessità sempre attuale di disporre di petrolio e gas norvegesi, anche, per esempio, per produrre idrogeno. Una posizione che ha incontrato la ferrea opposizione da parte dell’attivista svedese, e icona dei movimenti ambientalisti mondiali, Greta Thunberg.

È molto probabile che la dipendenza della Norvegia dal petrolio e dal gas sarà un tema caldo nelle elezioni nazionali del prossimo 13 settembre.

Ora Solberg, a capo di un Paese per lungo tempo guidato dal partito laburista di centrosinistra, non brilla nei sondaggi. Può però sperare di vincere convincendo tutti gli elettori di centrodestra, compresi quelli affezionati a due piccoli partiti che potrebbero però non raggiungere la soglia del 4%, necessaria per entrare in Parlamento, e insieme augurarsi che alcuni partiti di sinistra non riescano a strappare quel risultato.

I due principali gruppi di opposizione, il partito laburista e il partito di centrosinistra, rivendicano entrambi il ruolo di primo ministro, confondendo gli elettori, oltre a dichiarare che coopereranno con diversi gruppi di centrosinistra. Il partito dei Verdi – che insieme i laburisti guida la capitale Oslo – ha affermato che sosterrà solo un governo impegnato a bloccare future esplorazioni petrolifere, in linea con la raccomandazione dell’AIE .

Secondo Solberg la campagna elettorale sarà «una discussione sulla strada da seguire per la Norvegia» che potrebbe aiutare il centrodestra. Per il primo ministro, l’industria petrolifera norvegese potrebbe far parte della trasformazione verde, mentre il gas naturale potrebbe svolgere un ruolo nel «futuro dell’idrogeno per l’Europa». I sostenitori di questa corrente di pensiero sostengono che i produttori di petrolio hanno il capitale necessario per investire in energie rinnovabili, e che le società di servizi petroliferi potrebbero cambiare i loro modelli di business per aiutare a installare e riparare le turbine eoliche offshore.

Il sostegno popolare verso Solberg ha subito un duro colpo ad aprile, quando è diventata la prima leader al mondo ad essere multata per aver infranto le regole Covid-19 del proprio Paese durante le celebrazioni del suo sessantesimo compleanno. Nonostante questo, come ricorda il Financial Times, si tratta dell’unico primo ministro di centrodestra nei Paesi nordici e anche di uno dei leader conservatori di maggior successo in Europa, dietro alla cancelliera tedesca uscente Angela Merkel. Un successo che Solberg ha ricondotto alle capacità del centrodestra di offrire «una politica inclusiva».