Il popolo del nordGli effetti del cambiamento climatico (e dell’uomo) sulla comunità Sami

La Finlandia è spesso molto sensibile alla tutela dell’ambiente, ma sembra intenzionata ad autorizzare un aumento del 30 per cento del disboscamento nei prossimi cinque anni e questo sviluppo mette a rischio alcune foreste non protette dei territori della Lapponia. Inoltre la scoperta di un giacimento di rame nei pressi di Kvalsund, quattrocento chilometri a nord del Circolo Polare Artico, ha aperto una controversia tra la popolazione indigena e il governo norvegese

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I Sami finlandesi, parte di una popolazione indigena e semi-nomade che vive nelle regioni settentrionali della Scandinavia, hanno lanciato un grido di allarme per richiamare l’attenzione su una legge che rischia di minacciarne lo stile di vita. Helsinki, abitualmente molto sensibile alla tutela dell’ambiente, sembra intenzionata ad autorizzare un aumento del 30 per cento del disboscamento nei prossimi cinque anni e questo sviluppo mette a rischio alcune foreste non protette dei territori Sami. Qui gli allevatori conducono i propri animali da centinaia di anni per fornirgli cibo e sostentamento e il disboscamento potrebbe rivelarsi devastante, come riferito dall’attivista Jan Saijet alla Reuters, per le comunità locali. Il ministro dell’Agricoltura Jari Leppa ha dichiarato che «le aree Sami non verranno coinvolte» ma permangono dubbi e incertezze.

Le nazioni scandinave hanno tentato, periodicamente, di assimilare i Sami e ne hanno vietato l’uso della lingua nelle scuole e nelle occasioni pubbliche. Nella seconda metà del Ventesimo secolo, anche grazie agli sforzi fatti per proteggere la propria società tradizionale e cultura, ci sono stati sviluppi positivi. In Finlandia è stato creato un Parlamento Sami  nel 1973 con competenze di tipo economico, linguistico e culturale e dal 1995 le autorità finlandesi hanno l’obbligo di consultarlo per tutte le questioni che lo riguardano. Anche la Norvegia e la Svezia si sono mosse, sebbene in ritardo rispetto alla Finlandia, in questa direzione creando i Parlamenti nel 1989 e nel 1993 e riconoscendo, in seguito, i Sami a livello costituzionale. In Norvegia vivono tra i 30 ed i 40mila Sami, in Svezia circa 20mila, in Finlandia 8mila e in Russia appena 2mila. 

Le comunità Sami sono minacciate dal cambiamento climatico, che ha un impatto diretto e molto forte sui mezzi di sussistenza, sulle pratiche culturali e sulla loro stessa sopravvivenza. Il clima non è, però, l’unica insidia e un altro elemento di preoccupazione è legato all’impatto deleterio che hanno avuto alcune iniziative di tipo ambientale. L’80 per cento dell’energia idroelettrica svedese viene prodotta nei Sápmi (i territori Sami) e non c’è stata alcuna consultazione o autorizzazione fornita per questo tipo di attività che hanno conseguenze negative sull’allevamento delle renne.

I Sápmi sono ricchi di minerali e le attività estrattive di tipo intensivo hanno prodotto deforestazione, degrado, accumulo di rifiuti e contaminazione ecologica senza produrre benefici, con l’eccezione della creazione di posti di lavoro, per l’economia locale. Le terre Sami in Norvegia risentono della costruzione di fattorie del vento che disturbano le renne e gli impediscono di pascolare nelle vicinanze. Si tratta, secondo alcuni, di un colonialismo che non tiene conto delle protezioni legali esistenti nei confronti delle renne e che costituisce una fonte di pericolo per gli allevatori. Il governo norvegese, che ha dato il via a decine di nuove concessioni, il dibattito pubblico e persino le organizzazioni che lottano per la tutela ambientale non tengono delle esigenze dei Sami, che hanno risentito anche delle decine di centrali idroelettriche.

La scoperta di un giacimento di rame nei pressi di Kvalsund, quattrocento chilometri a nord del Circolo Polare Artico, ha aperto una controversia tra i Sami e il governo norvegese, che ha autorizzato la costruzione di una miniera. Silje Ask Lundberg, alla guida del gruppo ambientalista Amici della Terra in Norvegia, ha chiarito come due milioni di tonnellate di rifiuti, contaminati con metalli pesanti, verranno scaricati ogni anno nel Repparfjord dalla compagnia mineraria Nussir. Il fiordo in questione è oggetto di una protezione speciale che mira alla conservazione della popolazione di salmoni, destinata a subire le conseguenze negative dello scarico dei rifiuti minerari in mare. La vicenda, che non potrà non avere strascichi, ha un esito incerto.

In Finlandia la comunità Sami ha ottenuto un’importante vittoria. Il Consiglio regionale della Lapponia ha votato, in maniera schiacciante, in favore della riformulazione di un progetto di sviluppo che includeva una controversia linea ferroviaria diretta verso l’Oceano Artico. La linea, secondo il progetto, avrebbe dovuto attraversare le terre tradizionali dei Sami e avrebbe potuto danneggiarne la cultura e l’industria dell’allevamento delle renne.  La decisione assunta dal Consiglio ha riscosso l’apprezzamento del Parlamento Sámi e anche di alcuni membri della comunità come Petra Magga-Vars, che in un primo momento non aveva creduto alla notizia visto il tempo e le risorse spese sul progetto ferroviario. Il Direttore Regionale Mika Riip ha annunciato che verrà redatto un nuovo piano nei prossimi due anni. 

Le mutazioni in atto negli ecosistemi e nelle società artiche, risultato del cambiamento climatico e dell’influenza antroprogenica, aprono interrogativi su quale futuro attende i Sami. Questa domanda esistenziale è stata oggetto di un seminario educativo svoltosi, nel novembre del 2019, nella regione di Murmansk. I partecipanti, oltre ad assistere a una serie di presentazioni, hanno sviluppato quattro possibili scenari per il futuro della regione sino al 2050 da una prospettiva Sami. I fattori di cui tenere conto sono stati, secondo i partecipanti, i diritti degli indigeni, il dialogo con le autorità, la politica ambientale e la cultura tradizionale. Tutti gli scenari elaborati, persino il più sfavorevole, sembravano tendere verso la preservazione della popolazione indigena e della cultura tradizionale. La speranza è che l’ottimistica predizione del seminario possa diventare realtà.