Amore tossicoConte minaccia di terremotare il governo, ma per il Pd sono dettagli

Letta si dice convinto del fatto che, sebbene abbiano idee diverse («per esempio sulla giustizia»), faranno «molta strada insieme». Resta da capire in quale direzione

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Se e quanto durerà l’accordo tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte lo giudicheremo quando si concretizzerà: al momento in cui scrivo, alle sette di sera di lunedì 12 luglio, il primo post in cima al blog del garante è sempre quello in cui dice che l’Avvocato del popolo non potrà risolvere i problemi del Movimento 5 stelle perché «non ha né visione politica, né capacità manageriali», né «esperienza di organizzazioni», né «capacità di innovazione». Che obiettivamente non è male come incoraggiamento per il leader che, assieme a lui, dovrebbe rilanciare il partito.

Ciò nonostante, a quanto scrivono i giornali, Conte sarebbe entusiasta dell’accordo raggiunto sul nuovo statuto, avendo ottenuto tutto quel che voleva, vale a dire la piena titolarità dell’indirizzo politico e tutte le altre ampollose formule che abbiamo sentito in queste settimane, nonché il potere di nominare tutti gli organismi politici (evviva la democrazia diretta). A Grillo rimarrebbero la nomina dei probiviri e del collegio di garanzia (cioè gli organi chiamati a dirimere eventuali controversie) e il potere di «interpretazione autentica» dello statuto.

Il che, da non giurista, mi porterebbe a pensare che tutte le affermazioni precedenti siano valide fino a quando Grillo non decide che vanno interpretate al contrario. Se così fosse, Conte farebbe meglio a entusiasmarsi di meno, e ci sarebbe forse qualche motivo per dubitare, oltre che delle sue qualità di leader politico, anche delle sue qualità di avvocato.

In ogni caso, non bisognerà aspettare molto per vedere come andrà a finire, considerando che le prime mosse del presidente in pectore sono state una piena sconfessione dei suoi ministri, e dell’accordo da loro sottoscritto con il presidente del Consiglio sulla riforma della Giustizia, secondo molti frutto di una mediazione condotta dallo stesso Grillo (la questione è controversa, secondo alcuni la telefonata tra Grillo e Draghi sarebbe arrivata solo a cose fatte, ma è un dettaglio che non cambia la sostanza, almeno sul punto che vorrei sottolineare, cioè la linea di frattura tra garante e leader sulla non secondaria questione del rapporto con l’esecutivo).

In tutta questa complicata faccenda la notizia veramente bizzarra è però un’altra. E cioè che, in un momento simile, a fare apertamente il tifo per Conte sia il Partito democratico, a cominciare dal suo segretario, Enrico Letta. Proprio mentre il loro beniamino ribadisce l’intenzione di affossare la riforma della giustizia in parlamento e più in generale, per quanto riguarda il rapporto con il governo, in ogni dichiarazione, retroscena, velina fa capire chiarissimamente quali siano le sue intenzioni.

Nell’articolo dedicatogli ieri dal Corriere della sera, per fare solo un esempio, si parla di «rimpasto» e di «verifica». E ancora non è neanche entrato in carica.

Dice Letta: «Con Conte ho un rapporto solido e positivo e anche se abbiamo idee diverse, per esempio sulla giustizia, sono convinto che faremo molta strada insieme». Resta da capire in quale direzione. Anche perché parliamo di fondamentali principi costituzionali, non di dettagli. E i principi sono tali proprio perché vengono prima di ogni altra considerazione. Perché s’incontrano, per l’appunto, al principio del cammino: se si trovano a metà strada, non sono più principi. Ma mezzi.