Filippo SensiRassegne stampa, documenti d’aula, Beatles e tutte le fiction Rai (e mai le newsletter)

LaPresse

Filippo Sensi, giornalista e deputato del Partito democratico, è stato portavoce di Palazzo Chigi con i presidenti del Consiglio Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Assiduo di Twitter e delle sedute parlamentari, qui risponde al questionario de Linkiesta, ispirato a The Interrogator di Monocle, sui suoi consumi culturali.

Appena sveglio dove cerca le notizie del giorno?
Su Twitter. Poi sui giornali. Di rado in tv. Vorrei sentire più radio, ma non lo faccio.

A colazione legge i giornali col caffè, con una spremuta o con che cos’altro?
Non bevo caffè, cosa che mi preclude l’esperienza italiana per antonomasia: il bar. Spremute.

Sotto la doccia che cosa canticchia?
Quello che mi passa per la testa. When in trouble, Beatles.

In che ordine legge i giornali?
Rassegna stampa. Presto la mattina gli internazionali. Poi i nostri, secondo tassonomia. Nativi digitali viva Linkiesta, viva il Post.

Nelle lunghe ore di aula parlamentare, che cosa legge?
Spippolo cellulare. Libri. Documenti d’aula.

Che musica sta ascoltando ultimamente?
Franco 126, che è Roma. Dua Lipa, album del decennio.

Come la ascolta: in streaming, vinile, alla radio?
YouTube.

I magazine che non mancano sul divano nel weekend?
Io Donna, D – lo so, non valgono – Internazionale. In edicola poi vado a caso, guardo le copertine.

L’ultimo romanzo che le è piaciuto?
L’ultimo di Caminito, che non ho letto.

E il saggio?
“Queer” di Maya de Leo.

Guarda le serie tv?
Pochissimo. Alcune per presentabilità sociale, altre per il lockdown. Il più delle volte millanto. Sono rimasto alla Baronessa di Carini e alla famiglia Bradford. Guardo TUTTE le fiction Rai. TUTTE. Valgono?

Guarda ancora i telegiornali?
Si, per lavoro. Non perdo l’abitudine.

Social di riferimento?
Twitter, Instagram. Mai Facebook, mai la palestra.

Ascolta i podcast?
No. Faccio una sola eccezione per EU Porn di Paola Peduzzi e Micol Flammini del Foglio. Ah, e non leggo newsletter. Nessuna.

Qual è la sua ossessione culturale?
Il tema delle tecnologie di riconoscimento facciale. Se non va bene, metta i Beatles, anche qui.

Si addormenta con un libro, con un magazine, con una serie tv, con un podcast, con un talk show o con un ddl?
Mi addormento.

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Qui le puntate precedenti di La dieta culturale