Saverio RaimondoOsserva la gente, legge romanzi seri, pensa a come far ridere e non si addormenta

Courtesy of Saverio Raimondo

Saverio Raimondo, comico, autore e voce del cattivo Ercole Visconti in Luca, il nuovo film Disney Pixar, mercoledì 28 luglio torna a esibirsi dal vivo al Magnolia di Milano. Qui risponde al questionario de Linkiesta, ispirato a The Interrogator di Monocle, sui suoi consumi culturali.

Che cosa sta facendo in questa prima estate forse post pandemica?
In realtà, quello che faccio sempre: lavoro, leggo, scrivo – che poi sono anche le mie attività invernali. Ho ripreso a esibirmi dal vivo. L’unica differenza, rispetto ad altre estati, è che come molti sin dall’anno scorso ho limitato i miei viaggi di piacere ai confini nazionali. La mia socialità, invece, è sempre stata limitata.

Appena sveglio dove cerca le notizie del giorno?
Una rapida occhiata alle homepage dei principali siti d’informazione, e una altrettanto rapida scrollata alla mia bolla Twitter.

A colazione legge i giornali col caffè, con una spremuta o con che cos’altro?
A colazione raramente leggo i giornali – salvo non abbia tra le mani un quotidiano di carta dove ci sia un articolo davvero molto interessante, il che è rarissimo. Faccio sempre colazione al bar, di solito seduto, e mentre faccio colazione mi piace fare people watching.

Sotto la doccia che cosa canticchia?
Non canto. Penso.

In che ordine legge i giornali?
Di solito Repubblica, Corriere, il New York Times. Non mancano mai Il Post, Il Foglio, Linkiesta, Huffington Post, Dagospia.

Che musica sta ascoltando ultimamente?
Jazz. Non solo, ma soprattutto. Come sempre.

Come la ascolta: in streaming, vinile, alla radio?
Streaming.

I magazine che non mancano sul divano nel weekend?
Il New Yorker: sono un ridicolo stereotipo culturale, di quelli in via d’estinzione.

L’ultimo romanzo che le è piaciuto?
Leggo molto e ho la fortuna di conoscere i miei gusti; quindi raramente mi capita di leggere cose che non mi piacciono. Ho appena concluso Un bacio prima di morire: non l’avevo mai letto, è un thriller straordinario. Ora mi sto deliziando con È durata poco la bellezza, l’epistolario di Truman Capote.

E il saggio?
Quel che resta di Baudrillard, di Serge Latouche.

Guarda le serie tv?
Sì, ma senza pormi obiettivi agonistici. Per ragioni di tempo spesso mi limito alle serie comedy, con rare eccezioni.

Guarda i telegiornali?
No.

Social di riferimento?
Uso Facebook, Twitter e Instagram, ma solo per lavoro, e con ciò intendo promozione quello che faccio altrove, non faccio contenuti solo per i social (non lavoro gratis) né metto in vetrina il mio privato, sia per riservatezza personale sia perché il mio privato mi serve elaborarlo nel mio lavoro.

Ascolta i podcast?
Sì, e ne sto facendo uno. Uscirà in autunno.

Qual è la sua ossessione culturale?
Scovare libri e film che mi piacciano.

Quando le vengono in mente le battute migliori?
Dipende. Mentre cammino, mentre faccio la doccia o mentre parlo, non necessariamente con qualcuno, sono spesso momenti fecondi. Ma passo molte ore giornaliere seduto alla scrivania, quindi credo che, a conti fatti, la maggior parte delle battute (comprese le migliori) mi siano venute lì, cancellando e riscrivendo.

Si addormenta con un libro, con un magazine, con una serie tv, con un podcast o con un talk show?
Non mi addormento.

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Qui le puntate precedenti di La dieta culturale

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