Banchi senza rotelleLa terrificante sensazione che sulla scuola un altro anno sia passato invano

Siamo in ritardo sui vaccini del personale scolastico, sulla formazione dei docenti per valorizzare la didattica integrata distanza-presenza, sui i sistemi di areazione, sul recupero disteso degli apprendimenti colpiti da due anni scolastici disastrati e sulla analisi puntuale di cosa ha funzionato e cosa no. E dobbiamo ricomprare altre 50mila scrivanie

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Ha ragione l’onorevole Lucia Azzolina: sul Foglio di mercoledì sostiene che per il rientro a scuola in presenza siamo in ritardo. Possiamo pensare quello che vogliamo dell’operato dell’ex ministra e chi scrive ne pensa bene per alcune cose e non proprio benissimo per altre, ma sul punto ha ragione. Forse è poco opportuno che a parlare sia una persona che aveva responsabilità dirette solo fino a pochissimi mesi fa, ma purtroppo il vizio di dare la colpa sempre e solo a chi è venuto prima o dopo è duro da sradicare. 

A prescindere da questo, però, è forte la sensazione che un altro anno sia passato invano. L’unica novità significativa è – per nostra fortuna – il successo della campagna di vaccinazione del Generale Figliuolo, ma per il resto siamo davvero in ritardo su troppi fronti perché tutto sia posto a settembre. Mi limiterò ai ritardi della scuola in senso stretto, ché se ci mettiamo a parlare di trasporti, tempi delle città, rafforzamento della medicina di base e potenziamento delle attività di tracciamento da parte delle ASL facciamo notte.

Siamo in ritardo, checché se ne dica, sui vaccini del personale scolastico, visto che la cifra tanto propagandata dell85%, anche a causa del pasticcio comunicativo con Astra Zeneca, ha alcuni problemi che raramente vedo sottolineare: è una percentuale che non cresce da settimane, si riferisce a chi ha fatto solo una dose ma nessuno sa se faranno anche la seconda, non è chiaro se e quanto tiene conto del personale non di ruolo, non è omogenea su tutto il territorio nazionale (si va dal 100% o quasi della Campania al 50% scarso dello Sicilia).

Siamo in ritardo sulladeguamento delle regole di ingaggio a un contesto che sembra essere mutato; sono quelle stesse regole che nel 2020 hanno dato l’alibi per chiudere tutto o quasi allarrivo della seconda ondata autunnale. Al momento le procedure per mettere o meno in quarantena le classi sono le stesse dell’anno scorso, ma se il docente che risulta positivo (o contatto stretto) lavora in classi dove gli studenti e i colleghi sono tutti vaccinati? E se solo alcuni non lo sono?

Siamo in ritardo sulla copertura di tutti i posti vacanti e disponibili entro il 1 settembre (non solo docenti ma anche ATA). E lo siamo nellindifferenza generale visto che lunico argomento toccato da chi parla di personale è che ne servono millemila in più! Ma se facciamo fatica a coprire i posti ordinari, che senso ha continuare a buttare soldi ed energie su organici aggiuntivi? Siamo in ritardo sui sistemi di areazione, nonostante si sappia che la criticità sono proprio gli ambienti chiusi. In compenso però si danno soldi ai comuni e alle ex province per affittare appartamenti non si sa sempre bene da chi. Questi ultimi due ritardi hanno una cosa in comune: lalibi del distanziamento usato per portare a casa altri risultati che nulla hanno a che fare con il Covid (più personale, più aule, più lavoro da casa per chi insegna lontano dalla stessa, meno classi cosiddette pollaio…). 

Siamo in ritardo sulla formazione dei docenti per valorizzare la didattica integrata distanza-presenza. È la cosa su cui a detta di molti la scuola avrebbe fatto più passi avanti grazie alla pandemia e sui quali molti potrà farne grazie alla tecnologia, ma state certi che tornerà indietro velocemente se non si agirà in fretta sulle leve della formazione e dell’introduzione di nuove competenze a ogni livello dell’amministrazione scolastica.

Siamo in ritardo, ha scoperto il Sole 24 Ore, perfino sui banchi. Quelli a rotelle? No. Ma ci torno, prima lasciatemi dire una cosa su ’ste benedette rotelle. Troppa ironia si è fatta e si continua a fare su quei banchi, che in realtà – tornata la scuola in presenza – saranno utilissimi per fare didattica innovativa sfruttando la possibilità di modificare agevolmente gli ambienti di apprendimento. A questo servono. Se le scuole hanno richiesto quei banchi senza avere intenzione di usarli, solo per moda o per compiacere la ministra di turno che li sponsorizzava in TV, il problema non è dei banchi e solo in parte della ministra. Se li stanno tenendo a marcire nei corridoi è questo comportamento (o in alternativa quello di averli richiesti) a dover essere stigmatizzato, non l’utilità di quei banchi.

Ma – se la denuncia del Sole sarà confermata – se siamo in ritardo, le rotelle non c’entrano, le scuole non c’entrano: la responsabilità è altrove. Scrive Giovanna Mancini che spenderemo altri 6 milioni di euro per comprare 50.000 banchi e 50.000 sedie tradizionali «consegnate l’anno scorso nell’ambito del discusso bando Arcuri»; «si tratterebbe – continua l’articolo – dei lotti prodotti da una delle aziende vincitrici», che non sono adeguati «perché non conformi agli standard di qualità e alle richieste delle scuole, che perciò li hanno rifiutati». Una denuncia molto circostanziata sulla quale spero che il ministero saprà far luce e che, se confermata, si faccia restituire i soldi dalla ditta (sempre che il bando Arcuri prevedesse verifiche di conformità tra quanto richiesto e quanto consegnato…).

Siamo in ritardo sulla infrastrutturazione digitale di scuole e famiglie, sul recupero disteso degli apprendimenti colpiti da due anni scolastici disastrati, sulla analisi puntuale di cosa ha funzionato e cosa no, sulla rimodulazione del calendario scolastico

Siamo in ritardo. O meglio: il ministero è in ritardo, perché i dirigenti scolastici e i loro collaboratori stanno dando tutto (anche in questi giorni di teorico riposo) per fare al meglio ciò che deve essere fatto. Per tessere la tela della ripresa a settembre in presenza, che però in assenza d’indicazioni (o, peggio, in presenza d’indicazioni dell’ultimo minuto) rischia di essere la tela di Penelope.

Un aforisma attribuito a Churchill recita: «Nessun problema può essere risolto congelandolo». È estate, fa caldo, approfittiamone per scongelare lo scongelabile.