Green Pass obbligatorioSileri e Brusaferro favorevoli al modello Macron

L’idea del governo, condivisa dal Pd e da Speranza, è quella di evitare nuove chiusure di locali pubblici, ma far pagare un prezzo sul piano della libertà a chi non si vaccina. Lega e Fratelli d’Italia già fanno muro e il premier Mario Draghi non vuole aprire lo scontro con i partiti, ma la corsa della variante Delta preoccupa

(LaPresse)

«Lo dissi un mese e mezzo fa: la doppia dose funziona con la variante Delta, allora perché non applichiamo sul serio il Green pass, rendendolo uno strumento utile per partecipare a eventi, per riaprire le discoteche, i teatri, per evitare la quarantena. Da noi non ha senso nei ristoranti, semmai può essere un’arma per mantenerli aperti qualora vi fosse un forte incremento dei casi». Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, da tempo è tra i sostenitori di un’applicazione estesa del green pass, come spiega in un’intervista al Messaggero.

Dopo l’annuncio del presidente francese Emmanuel Macron, ora anche l’Italia valuta l’obbligatorietà del pass per ristoranti e mezzi di trasporto. Tra Palazzo Chigi e ministero della Salute si discute della possibilità di rendere obbligatoria la carta verde per partecipare ad alcuni eventi dove il rischio di contagi è alto. L’ipotesi di cui si ragiona è il modello adottato da Macron in Francia: imporre il green pass per salire sui treni o andare al ristorante. L’idea, condivisa dal Pd e da Speranza, è quella di evitare nuove chiusure di locali pubblici o altre attività, ma far pagare un prezzo sul piano della libertà a chi non si vaccina. Lega e Fratelli d’Italia già fanno muro e il premier Mario Draghi non vuole aprire lo scontro con i partiti, ma la corsa della variante Delta preoccupa.

«Se mi avessero ascoltato mesi fa, non staremmo a parlare di modello francese, ma di modello italiano imitato dai francesi», dice Sileri. «Ho raccolto la testimonianza di un collega medico, che ha concluso da tempo il percorso vaccinale, eppure siccome ha avuto la sfortuna di trovarsi vicino a un positivo, ha dovuto isolarsi in quarantena. Ma che senso ha? Ecco, anche questo sarebbe un incentivo a vaccinarsi: nessuna quarantena per chi è vaccinato».

Quella di Macron, secondo il sottosegretario, «è sicuramente una scelta giusta. Dovremmo farlo anche in Italia». Ma «non chieda a me perché ancora non siamo partiti», precisa. «A maggio avevo proposto di diffondere l’uso del Green pass. Perché ancora non sia stato fatto non lo so, chiedetelo al ministro Speranza». E fa un esempio: «Pensiamo alle discoteche: se concedessimo ai locali di aprire per i clienti con il Green pass, vedrà che avremmo la corsa di chi ha tra i 18 e i 40 anni a vaccinarsi. Il Green pass, sia chiaro, da noi non deve servire per bar e ristoranti, salvo che i nostri contagi non dovessero raggiungere numeri simili a quelli britannici. A quel punto no alle chiusure, ma Green pass, per tutto, ristoranti compresi, così non sei costretto a chiudere. In sintesi: il Green pass due mesi fa era un mezzo per riaprire prima, quando Italia era gialla o arancione. Oggi è un mezzo per non tornare indietro quando i contagi saranno più elevati».

E sulla linea di Sileri è anche Silvio Brusaferro, portavoce del Comitato tecnico scientifico e presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. «Il punto chiave è la consapevolezza di ognuno di noi che in situazioni in cui non si garantisce il distanziamento e non si porta la mascherina si può avere maggiore sicurezza solo se si è vaccinati a ciclo completo», dice alla Stampa. «Questo è evidente dai dati che analizziamo e quindi possiamo permetterci maggiori gradi di libertà se abbiamo completato il ciclo di vaccinazione. Ma bisogna sapere che ognuno di noi fa la differenza con i suoi comportamenti. I comportamenti e la vaccinazione sono le due grandi gambe della scommessa nella convivenza con questo virus».

E la vaccinazione sarà anche la chiave per garantire la scuola in presenza a settembre. «La prima considerazione è che siamo a metà luglio. Ci sono due mesi per vaccinarci. Credo che sia importante che il personale scolastico e anche gli studenti dai 12 anni in su si vaccinino», dice Brusaferro. «Due mesi sono un tempo che consente di vaccinare anche chi non ha potuto farlo o chi forse vuole acquisire informazioni in più. Abbiamo informazioni e dati che rassicurano su efficacia e sicurezza e sappiamo che Ema e Aifa quando autorizzano un vaccino lo fanno con tutte le evidenze. Quindi raccomandare questo gesto serve anche per garantire nel migliore dei modi la didattica in presenza».

La cabina di regia del governo sarà convocata la prossima settimana, ma già domani potrebbe esserci una riunione informale per valutare il monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità. Sui tavoli del governo ci sono i grafici sui dati che arrivano dal Regno Unito, il Paese dove la variante Delta è diventata dominante in anticipo. A preoccupare il premier, il ministro Speranza e gli scienziati è quel 56% in più sui numeri delle ospedalizzazioni in una settimana e il raddoppio dei decessi registrati da Londra. Intanto, nell’attuale situazione, sembra scontato che ci sia una proroga dello stato di emergenza oltre il 31 luglio. Un rinvio che servirà a gestire la campagna vaccinale e soprattutto il ritorno dei ragazzi a scuola – spiega il Corriere.

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