La post fregnacciaConte contro i decreti sicurezza del governo Conte (e noi ci arrendiamo)

In un’incredibile intervista al Corriere della Sera, che gli fa passare questo e altro, l’ex presidente del Consiglio accusa Salvini per i provvedimenti da lui, da lui Conte, firmati e rivendicati

Il reddito di cittadinanza non si tocca. Ma i decreti sicurezza, del suo governo Conte uno, sono da buttare via. L’ex presidente del Consiglio e leader in pectore del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte, in un’incredibile intervista al Corriere, che gli fa passare questo e altro, accusa Salvini per i provvedimenti da lui, da lui Conte, firmati e rivendicati. Ma difende il cavallo di battaglia grillino.

Mentre il centrodestra si affianca a Italia Viva contro il reddito, e il Partito democratico non pare intenzionato ad appoggiarlo in una lotta identitaria per i grillini, Conte dice: «Resto a quanto ha dichiarato Draghi, che condivide la necessità di questo sistema di protezione. L’iniziativa del centrodestra, spalleggiata da Italia viva, non potrà avere successo, perché il reddito di cittadinanza è un fatto di necessità oltre che di civiltà», dice Conte. «Siamo stati gli ultimi in Europa ad avere introdotto questa misura che garantisce coesione e sicurezza sociale, cosa che non è possibile se milioni di persone vivono al di sotto della soglia di povertà».

Anzi, aggiunge: «Lo rifarei non una, ma cento volte. L’Italia sul reddito di cittadinanza non può più tornare indietro». Certo, ammette l’ex presidente del Consiglio, «alcune necessità di modifiche scaturiscono tutt’al più dalla sua messa in pratica. Perciò dico sì a un tavolo che monitori la sua efficacia, rafforzi i controlli per evitare abusi e favorisca il dispiegamento di tutti i vantaggi per gli imprenditori collegati alle assunzioni».

Poi passa alle critiche a Salvini, suo ex ministro dell’Interno nel governo Conte uno, come se i provvedimenti approvati quando lui era presidente del Consiglio non fossero roba sua. «Ma lui che cosa ha fatto sull’immigrazione?», si chiede Conte. «Già quando era un mio ministro cercai di fargli capire che un problema così complesso non si affronta con demagogia, facendo la voce grossa in televisione, sui giornali e sui social. Gli chiesi, senza successo, di migliorare il sistema dei rimpatri, ma non ci riuscì pur avendo i pieni poteri di ministro. Avrebbe dovuto lavorare con costanza nella cornice europea, dove non è mai stato troppo presente. Senza contare che i decreti sicurezza hanno messo per strada decine di migliaia di migranti dispersi per periferie e campagne. L’eliminazione della protezione umanitaria ha impedito a molti migranti di entrare nel sistema di accoglienza e ad altri di farli uscire in quanto non aventi più titolo, con il risultato che migliaia di migranti sono diventati invisibili. Insomma, Salvini da ministro dell’Interno sui rimpatri e sull’immigrazione ha fallito. È un dato di fatto».

Conte invece difende la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese dagli attacchi di Salvini: «Lamorgese è molto competente, sa come muoversi. A Malta riuscì a strappare un accordo che prefigurava la gestione Ue dei flussi mediterranei. Poi è arrivato il Covid, con il conflitto libico e la crisi tunisina. Situazioni che Salvini non ha dovuto fronteggiare».

Ci sono le altre questioni: «Dobbiamo approvare subito la riforma del processo civile all’esame di Palazzo Madama. Sarà un passaggio chiave anche per rendere il nostro sistema economico e sociale più attraente per gli investitori stranieri». E poi, «l’altro tema determinante dell’autunno saranno le pensioni», dice. «A dicembre scadrà quota 100. Avremo uno scalone di 5 anni. Si parla molto di quota 41, ossia di consentire la pensione a chi ha 41 anni di contributi, ma sarebbe molto onerosa. Avviamo piuttosto un confronto per ampliare la lista dei lavori gravosi e usuranti sulla base dell’indice Istat di speranza di vita. Sarebbe un percorso razionale ed equo. L’alternativa è il pensionamento anticipato a 63 anni in base alla sola quota contributiva, con la possibilità a 67 anni di una integrazione in base alla quota retributiva. Poi c’è la questione Fisco: viste le difficoltà ora sarebbe giusto rinviare le cartelle esattoriali».

Quanto a Beppe Grillo, dopo la tregua stabilita nel Movimento, assicura: «Con Grillo ci siamo sentiti e confrontati anche in questi ultimi giorni. Il rapporto è buono».

E sulle elezioni comunali a Roma dice che si aspetta che il Pd appoggerà Raggi se la sindaca andasse al secondo turno e Gualtieri no: «Diciamo che mi attenderei il sostegno a un progetto politico alternativo a quello delle destre». E viceversa? «Vedrà che al ballottaggio andrà Raggi», risponde.

Ma «non credo che sia utile tuffarci in un’alleanza strutturale. La cosa importante è lavorare insieme per condividere un progetto solido e chiaro». Poi dice di non temere un crollo dei Cinque Stelle amministrative, ma mette le mani avanti: «Il risultato di questo voto non potrà essere significativo per il Movimento, visto che il nuovo corso non ha ancora potuto dispiegare i suoi effetti. Quindi non potrà essere questo un banco di prova. Ma la faccia io ce la metto sempre».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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