Le dimissioni Dopo Durigon, in pista ci sono Bitonci e Rixi

Il sottosegretario leghista all’Economia ha incontrato Matteo Salvini e si è dimesso. In una lettera spiega: «Non sono, e non sono mai stato, fascista». Intanto si fanno i primi nomi del suo possibile sostituto. Mentre Crosetto commenta: «Doveva dimettersi molto prima»

Foto Vincenzo Livieri - LaPresse

Il sottosegretario della Lega all’Economia, Claudio Durigon, ha incontrato il segretario del suo partito Matteo Salvini e si è dimesso, dopo le polemiche esplose per aver proposto di intitolare il parco “Falcone e Borsellino” di Latina ad Arnaldo Mussolini, fratello di Benito. «Ho deciso di dimettermi dal mio incarico di governo che ho sempre svolto con massimo impegno, orgoglio e serietà», ha annunciato in una lunga lettera diffusa dal Carroccio.

«Un processo di comunicazione si valuta non in base alle intenzioni di chi comunica, ma al risultato ottenuto su chi riceve il messaggio: è chiaro che, nella mia proposta toponomastica sul parco comunale di Latina, pur in assoluta buona fede, ho commesso degli errori», dice Durigon. «Di questo mi dispiaccio e, pronto a pagarne il prezzo, soprattutto mi scuso. Mi dispiace che mi sia stata attribuita un’identità “fascista”, nella quale non mi riconosco in alcun modo. Non sono, e non sono mai stato, fascista. E, più in generale, sono e sarò sempre contro ogni dittatura e ogni ideologia totalitaria, di destra o di sinistra: sono cresciuto in una famiglia che aveva come bussola i valori cristiani».

Matteo Salvini si schiera con Durigon e lo ringrazia per il lavoro svolto. Mentre come possibili suoi sostituti al Mef sul Sole 24 Ore si fanno i nomi del veneto Massimo Bitonci, che ha ricoperto lo stesso ruolo nel primo governo Conte, e di Edoardo Rixi, da poco assolto nell’inchiesta sulle spese pazze in Liguria.

Intanto dal centrodestra i commenti non sono morbidi. «Quando si ricoprono cariche istituzionali bisogna assumersi le proprie responsabilità, a mio avviso doveva dimettersi molto prima. Restando al suo posto ha causato un danno maggiore a se stesso e al suo partito», dice il cofondatore di Fratelli d’Italia Guido Crosetto alla Stampa. Che però parla di due pesi e due misure. «Il problema di Durigon è che non è di sinistra», dice. «Salvini pensava che bastasse aspettare e far passare la nottata ma per i politici di destra non funziona così, il perdono non arriva».

Secondo Crosetto, la proposta di intitolare il parco di Latina ad Arnaldo Mussolini era «inaccettabile e non esiste giustificazione, non capisco come si faccia ad avanzare un’idea del genere. Io dico un’altra cosa: pensi che scandalo sarebbe scoppiato se avessero trovato 10mila euro nella cuccia di Durigon…». E il riferimento, qui, è alla storia dei 24mila euro in contanti ritrovati nella cuccia del cane durante i lavori di ristrutturazione nella villa di Capalbio di Esterino Montino e della moglie, la senatrice Pd Monica Cirinnà. Ritrovamento subito denunciato ai carabinieri.

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