Via al semestre biancoDi Maio propone di dare soldi alle imprese per riqualificare i lavoratori

Il ministro degli Esteri dice che «non ci saranno scossoni. Chi minaccia il governo, minaccia la ripresa del Paese». Assicura che i Cinque Stelle voteranno la fiducia sulla giustizia anche al Senato. E lancia un suggerimento per il miglioramento del reddito di cittadinanza, dopo il fallimento del suo progetto legato a Mimmo Parisi e ai navigator

(LaPresse)

È cominciato ieri il semestre bianco che precede l’elezione del presidente della Repubblica: i sei mesi durante i quali nessuno può sciogliere le Camere, qualunque cosa accada. Ma il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, esponente del Movimento Cinque Stelle in preda alle turbolenze che ha appena approvato lo Statuto della nuova era Conte, in un’intervista a Repubblica assicura che «non ci saranno scossoni. Chi minaccia il governo, minaccia la ripresa del Paese». E aggiunge: «Non vedo nessun rischio per l’esecutivo».

E superato lo scoglio della prima fiducia alla riforma della giustizia, lancia una proposta sulle politiche attive del lavoro in linea con quelle di Confindustria. Dopo il fallimento del «suo» reddito di cittadinanza legato all’ex presidente dell’Anpal Mimmo Parisi (da poco defenestrato) e ai navigator, Di Maio ora suggerisce di dare fondi alle imprese per riqualificare i lavoratori giovani e meno giovani da ricollocare sul mercato.

È il giorno dopo il primo via libera della riforma della giustizia Cartabia alla Camera. Dopo i mal di pancia dei Cinque Stelle, il semestre bianco lascia intravedere il pericolo di elezioni anticipate. L’ex capo politico grillino dice: «Non c’è in questo momento nessuno che parli di elezioni anticipate e non penso ci saranno scossoni nei prossimi sei mesi. Se pensiamo a nuove elezioni con 200 miliardi da spendere, non ci stiamo concentrando sui bisogni del Paese. La pandemia ha cambiato tutto e se la politica non si adegua si aprirà un vuoto. Le persone chiedono stabilità, prospettiva, concretezza. La sfida del Piano nazionale di ripresa e resilienza è l’ultima occasione che abbiamo per allinearci ai competitor europei. Se blocchiamo tutto in Europa diranno: ecco, sempre i soliti».

Ora, dopo le ferie estive, si apre la scommessa del voto di Palazzo Madama sulla giustizia. Di Maio assicura anche su questo: «La fiducia alla Camera è arrivata. E sarà così anche al Senato, perché la linea dei Cinque stelle è votare a favore di questa riforma. Io direi che, alla fine, il Movimento ha dimostrato compattezza. Sta garantendo il suo supporto e continuerà a essere determinante».

Di Maio dà i meriti della mediazione a Giuseppe Conte, leader in pectore del Movimento. E dice: «Il tema della giustizia è simile a quello dei Cinque Stelle. Potevamo mollare, lasciare tutto al caso: ci saremmo trovati un Movimento spaccato e la cancellazione della riforma Bonafede. In entrambi i casi abbiamo invece deciso di mediare. Io mi sono esposto, andando incontro ad attacchi, ma l’ho fatto con in mente un obiettivo: trovare unità. Perché la mediazione, se non è al ribasso, porta sempre i suoi frutti. Che in questo caso sono stati avere il Movimento unito e la riforma della giustizia salva».

Altro tema sul quale, con molta probabilità, si arroccherà il Movimento sarà il reddito di cittadinanza. C’è chi, come Renzi, vorrebbe abolirlo. Ma da più parti nella maggioranza, inclusi alcuni grillini, dicono che è necessario migliorarlo sul fronte delle politiche attive del lavoro, dopo il fallimento di Mimmo Parisi e dei navigator. Di Maio risponde: «Per effetto della transizione ecologica e digitale nei prossimi dieci anni si trasformeranno milioni di posti di lavoro. La cosa che dobbiamo fare adesso è agire sulla formazione lavorativa di giovani e meno giovani, puntando anche sulle nuove professioni. Provare a costruire a livello nazionale un accordo, un patto sul lavoro come hanno fatto l’Emilia-Romagna o il progetto di Manifattura Milano per aiutare i cittadini a reinserirsi nel mercato del lavoro. Quando ero al Ministero del Lavoro ho dato oltre un miliardo di euro alle Regioni per fare questo, ma la gran parte di quei soldi non sono stati spesi. Quindi mi chiedo: che succede se i fondi fossero dati anche alle imprese per formare giovani e meno giovani?».

Una proposta, fa notare Repubblica, simile a quelle di Confindustria. Il ministro del Lavoro «sta lavorando con grande impegno», dice Di Maio. «Ma credo che sia necessario e urgente preparare le persone alla nuova rivoluzione industriale che sta arrivando».

Il ministro degli Esteri assicura poi che «la fiducia tra me e Conte non è in discussione». Ma poi, lasciando trasparire una certa tensione tra lui e l’ex premier, aggiunge: «Da giorni sono io che ricevo attacchi con delle veline e confido ancora che arrivino smentite. Quello che non si è capito è che queste diatribe interne non indeboliscono solo il Movimento, ma chi lo guida. È sempre stato così». Spesso, ribadisce, «mi dicono che sono eccessivamente moderato, ma penso che litigare non porti da nessuna parte e per questo faccio un appello alla compattezza: non facciamoci distrarre. Tutto il mondo sta prendendo grandi decisioni sui temi dell’ambiente, della sostenibilità: dobbiamo diventare un punto di riferimento intelligente e ragionevole su questo. Lavorare alle prossime amministrative, non lasciare soli i nostri sui territori, centrare gli obiettivi».

Da ministro degli Esteri, difende la scelta di rinnovare il memorandum che rifinanzia la cosiddetta Guardia Costiera libica. «C’è un negoziato per la revisione del memorandum of understanding che prevede una gestione dei flussi fatta in conformità degli standard internazionali e nel rispetto dei diritti umani», dice. «La chiusura dei centri di detenzione è uno degli impegni che sono stati presi alla conferenza di Berlino dalle autorità libiche. Ma quando parliamo del memorandum, stiamo parlando di un rapporto bilaterale che non può bastare. Non possiamo restare l’unico Stato membro dell’Unione europea a farsi carico di queste iniziative».

E a Salvini che ha chiesto che il governo fermi gli sbarchi, minacciando altrimenti di non poterlo sostenere, risponde: «Credo sia una provocazione. Capisco ci siano tensioni nel centrodestra, ma agitare il governo per creare momenti di fibrillazione è la strada sbagliata. Chi in questo momento attacca il governo sta attaccando la ripresa del Paese».