Volare altoQuanti aerei in meno dovremmo prendere per ridurre il nostro impatto sull’ambiente

Secondo il Tony Blair Institute for Global Change, affinché il Regno Unito raggiunga l’obiettivo della neutralità energetica entro il 2050, ogni viaggiatore dovrebbe tagliare i suoi voli annuali del 6%, da qui al 2035

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Cosa fare per un mondo con meno emissioni? Andare meno in auto, ovvio. Scegliere energie rinnovabili, ancor più ovvio. Volare meno, ovvio, forse, ma sgradevole, soprattutto per chi esce da quasi due anni di pandemia e di vita sedentaria.

L’ipotesi del taglio dei voli però, potrebbe essere necessaria, ma non drastica. Anzi, a conti fatti, piuttosto limitata.

Secondo un recente rapporto del Tony Blair Institute for Global Change, affinché il Regno Unito raggiunga l’obiettivo della neutralità energetica entro il 2050, potrebbe essere sufficiente che ogni viaggiatore tagli i suoi voli annuali del 6%, da qui al 2035. Il che significa, per una persona che prende 10 aerei all’anno, meno di uno.

Secondo il report, le ragioni di tanta cautela nel chiedere ai consumatori e viaggiatori maggiore morigeratezza sono due: una ha a che fare con le persone, l’altra con la tecnologia.

La prima, quella che ha a che fare con le persone, riguarda un fatto molto semplice e umano: se ci si dà un obiettivo, occorre che questo sia concretamente possibile e raggiungibile. Lo sa chiunque abbia mai fatto una dieta, o un piano di studio. Bisogna porsi obiettivi realistici, altrimenti, con obiettivi velleitari, si corre il rischio di frustrarsi, mollare il colpo e non combinare niente.

Per questo, affinché il Regno Unito possa davvero arrivare al traguardo della neutralità energetica (ossia un sistema in cui ogni emissione è compensata), saranno necessari sì «sforzi significativi», ma a patto che questi non comportino “massicci cambiamenti nello stile di vita”. In caso contrario, il rischio sarebbe che nessuno voglia compierli davvero, questi sforzi, e decida che la sfida è troppo grande, il prezzo troppo salato, e allora si decida di rinunciare, e mandare a pallino tutto.

Secondo il Tony Blair Institute for Global Change occorre un percorso «politicamente realizzabile, che si concentri su un numero limitato di specifici cambiamenti comportamentali e che eviti o riduca al minimo la necessità di massicci cambiamenti nello stile di vita come la fine del volo».

Assodato dunque il principio fondamentale che nessuna transizione ecologica si può fare senza le persone e che, pertanto, le persone non possono essere respinte o scoraggiate da una specie di decrescita draconiana e infelice imposta dall’alto, ma avviate a un percorso di modifica ragionevole e accettabile del loro stile di vita, occorre parlare dell’altra ragione per cui secondo il centro studi di Tony Blair potrebbe bastare rinunciare a uno o due voli all’anno per fare la propria parte.

Questa seconda ragione ha a che fare con la tecnologia che cambia, cresce, evolve, dà risposte nuove a domande sempre più nuove.

Da qui al 2050, sostiene il report ci saranno enormi cambiamenti nell’aviazione, nei combustibili, nella tecnologia a idrogeno, nella possibilità di avere aerei elettrici per le brevi percorrenze. Quindi, laddove non dovessero arrivare i nostri sforzi di cittadini e ambientalisti, potrebbe arrivare l’uso di energie pulite (o quasi). «Guarda cosa è successo negli ultimi 30 anni, abbiamo Internet, abbiamo cambiato completamente il sistema energetico – ha dichiarato a BBC Jess Ralston dell’Unità di intelligence per l’ energia e il clima, commentando il report. Il mondo è un posto molto diverso rispetto a 30 anni fa e lo sarà di nuovo nel 2050. Quindi ho non c’è dubbio che voleremo ancora anche durante le nostre vacanze nel 2050».

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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