Spillover e No VaxGli scienziati devono essere coinvolti nella sicurezza nazionale, dice David Quammen

Il divulgatore scientifico aveva previsto tutto sei anni prima del Covid-19. A Repubblica spiega che la classe politica «deve dare ascolto agli esperti». In Italia? La risposta non è stata «ineccepibile, ma il vostro Paese è stato davvero sfortunato». Il problema ora è che «è pieno di pseudo-esperti che divulgano pseudo-informazioni su Internet»

(Chinatopix Via AP)

David Quammen, saggista e divulgatore scientifico statunitense, aveva previsto tutto sei anni prima dell’arrivo del Covid-19. Nel libro “Spillover, l’evoluzione delle pandemie”, aveva parlato del «Next big one», il virus che prima o poi avrebbe infettato il mondo intero con il salto di specie.

Oggi, a quasi due anni di pandemia, in un’intervista a Repubblica dice che «non sappiamo con certezza dove abbia avuto origine il virus». Certo, «è molto probabile sia stato trasmesso all’uomo da un pipistrello, forse della specie a ferro di cavallo, nel sud della Cina. Diversi dati scientifici sembrano confermarlo. In teoria, esistono altri possibili meccanismi. C’è chi parla di un incidente di laboratorio, ma non è un’ipotesi verosimile».

Resta questo mistero sull’origine per tre motivi, spiega: «Innanzitutto, la Cina è una società che qualcuno definisce “chiusa”. Non ha permesso di ispezionare i materiali di laboratorio dell’Istituto di virologia di Wuhan e c’è chi pensa nasconda qualcosa. Ma se cercassimo di accedere ai dati dei più importanti centri degli Stati Uniti, o dell’Italia, avremmo le stesse difficoltà. Gli scienziati non li condividono volentieri. Il secondo motivo è l’interesse politico nell’affermare che la colpa sia di un altro, non del nostro comportamento. Infine, è sempre difficile risalire all’origine di un nuovo virus negli animali selvatici. Quando nel 2003 scoppiò la Sars, gli scienziati impiegarono quattordici anni a scoprirla. Del virus Ebola, che ha contagiato l’uomo nel 1976, non la conosciamo ancora. Sono milioni, per ognuno serve una continua indagine scientifica, come la campionatura di tutte le specie selvatiche».

Ora, dopo quello che abbiamo vissuto, «eventi del genere vanno presi sul serio, non solo da scienziati e autorità sanitarie, ma anche dalla classe politica, che deve dare ascolto agli esperti. È questa la lezione più importante. Credo che in Italia la risposta non sia stata ineccepibile, ma il vostro Paese è stato davvero sfortunato, colpito fin dall’inizio dal virus, trasmesso dai viaggiatori stranieri prima ancora di essere individuato. Gli Stati Uniti non hanno avuto sfortuna, la risposta dei politici è stata la peggiore possibile, nonostante la competenza di scienziati ed esperti. Abbiamo dato prova di ottusità e negligenza e abbiamo registrato il più alto numero di contagi e vittime. In altre nazioni, come Corea del sud e Nuova Zelanda, la classe politica ha fatto un buon lavoro».

La scienza, secondo Quammen, dovrebbe entrare nell’idea stessa della sicurezza nazionale. «Nessuno Stato è al sicuro senza la salute dei propri cittadini», spiega. «Il Consiglio per la sicurezza nazionale, principale organo di consultazione del presidente degli Stati Uniti, aveva istituito un direttivo per la gestione delle pandemie. Inizialmente ideato da George W. Bush, è stato potenziato da Barack Obama, per essere poi abolito da quel presidente in carica nel 2020. Non mi ricordo il nome, un narcisista ignorante…».

E ora bisogna fronteggiare la questione del movimento No Vax. «Il grande problema è il rifiuto, la negazione dell’evidenza scientifica», dice. «Succede nel vostro Paese, nel mio e in molti altri. È fondamentale il rapporto che il cittadino medio ha con la scienza, che deve entrare nelle scuole. Iniziamo insegnando ai bambini il pensiero critico, intendo quella capacità di mettere da parte emozioni e pregiudizi, di giudicare le informazioni in base alla legittimità e credibilità della fonte. È pieno di pseudo-esperti che divulgano pseudo-informazioni su Internet. Quello non significa informarsi».

Quamenn spiega anche il perché della velocità di produzione dei vaccini anti-Covid: «Ci sono scienziati che studiano nuovi metodi di vaccinazione da vent’anni. Lavorano sul principio fondamentale di modernizzare la produzione. Per esempio, i vaccini a mRna (Rna messaggero, ndr), come quelli prodotti da Pfizer e da Moderna. Ci sono voluti vent’anni per sistemare la tecnica, solo dieci mesi per metterli in circolazione. In futuro potremo utilizzare tali strumenti per creare e produrre velocemente vaccini per nuovi virus che si presenteranno. Ma questo non basta, servono persone disposte a vaccinarsi. La gente deve capire che non è solo per il bene della propria salute e di quella dei figli. È una decisione che influisce sull’intera comunità, verso cui si hanno delle responsabilità».