Obbligo da metà ottobreGreen Pass per tutti i lavoratori, ma i sindacati chiedono tamponi gratuiti

Oggi in consiglio dei ministri l’estensione nel pubblico e nel privato. Nelle aziende sospensione immediata per chi non è in regola. Il leader della Cisl Sbarra chiede test gratuiti per i fragili e prezzi calmierati per gli altri. Confindustria ha già detto di non voler coprire il costo

Foto Cecilia Fabiano/ LaPresse

Oggi, 16 settembre, è il giorno della cabina di regia politica prima e del consiglio dei ministri poi. Così il governo, con un unico decreto, estenderà il Green Pass obbligatorio alla pubblica amministrazione e al settore privato. Una norma sola valida per tutti i lavoratori. Così il presidente del Consiglio Mario Draghi tira dritto. E lo fa pure sui tamponi Covid, che i sindacati vorrebbero gratuiti per evitare di penalizzare i dipendenti non vaccinati. Il premier si mostra irremovibile, davanti a quella che ieri, nell’incontro con Cgil, Cisl e Uil, ha definito una «richiesta inopportuna» – come racconta Repubblica.

Alla fine sarebbe infine emersa un’ipotesi di mediazione: i test potrebbero essere gratis, cioè a carico della fiscalità generale, per una quindicina di giorni dall’entrata in vigore dell’obbligo, in modo da dare il tempo agli indecisi di fare almeno la prima dose di vaccino. Dopodiché torneranno a pagamento, ma a prezzi calmierati. Una sorta di regime transitorio. Ma a tempo.

Il testo, ancora in fase di limatura, verrà discusso stamattina alle 10 nella cabina di regia con i capidelegazione di maggioranza. Poi si farà un passaggio con le Regioni. Alle 16, il varo in consiglio dei ministri.

In questo modo, secondo la tabella di marcia, da metà ottobre e fino al 31 dicembre, alla scadenza dello stato d’emergenza, nessuno degli oltre 4 milioni di dipendenti ancora senza pass potrà aver accesso in ufficio o in azienda. Chi non lo esibirà, verrà rispedito a casa. L’unica differenza tra pubblico e privato riguarda il momento in cui far scattare la sanzione.

Nel pubblico, dove si stimano 300mila scoperti senza certificazione, verrà applicata la sospensione dal lavoro e dallo stipendio dopo cinque giorni di assenza per mancanza di certificazione verde.

Nel privato, dove si stimano 3,7 milioni di lavoratori non in regola contro 11 milioni con Pass, la sospensione dovrebbe partire dal primo giorno. E sarà motivata con l’esigenza di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori. Norma che sarà accompagnata però da una clausola di salvaguardia, voluta dal ministro Orlando: la mancanza del Green Pass non potrà fornire il pretesto né per demansionamenti né tanto meno per licenziare.

Sono poi previste sanzioni amministrative da 400 a 1.000 euro per chi entra senza certificato.

Il confronto con i sindacati è stato a tratti carico di tensione. «La strada migliore è l’obbligo vaccinale per legge, come dice la Costituzione. Perché non lo mettete?», ha chiesto il leader della Cgil Maurizio Landini. Draghi ha risposto che «sarà un’extrema ratio, lo valuteremo più in là». E il leghista Giancarlo Giorgetti ha spiegato: «Lo introdurremo solo se non raggiungiamo il target vaccinale».

Ma la discussione si è accesa sui tamponi. «Il costo non deve ricadere sui dipendenti», ripete oggi alla Stampa il leader della Uil Pierpaolo Bombardieri. Luigi Sbarra, capo della Cisl, sul Corriere chiede tamponi gratuiti per i lavoratori fragili e una soluzione transitoria con prezzi calmierati fino alla fine dello stato d’emergenza. Ma anche Marco Gay, alla guida di Confindustria Piemonte, sul Corriere precisa: «Non tocca a noi pagare i test».

La reazione di Draghi, durante l’incontro di ieri, però è stata netta: «La vostra proposta è inopportuna, non è questo il momento di sperimentare, ma di spingere la vaccinazione. Il Green Pass funziona, è monitorato, è una soluzione accomodante». E il ministro della Salute Roberto Speranza ha specificato che ci saranno «tamponi gratis solo per lavoratori fragili ed esenti: la gratuità per tutti non aiuta le persone a vaccinarsi».

Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto anche garanzie sulle sanzioni ai lavoratori privi di Pass e di trovare risorse per coprire i periodi quarantena, rimasti a carico delle aziende con possibili tagli in busta paga. Il ministro del Lavoro Andrea Orlando ha assicurato: «Nessuno sarà licenziato o demansionato. Sulle quarantene cerchiamo i fondi con il ministro dell’Economia Franco». Ma la battaglia sul tampone non sembra chiusa. Senza una soluzione, visto che Confindustria ha già detto di non voler coprire il costo, i sindacati non escludono forme di protesta.