Sabotaggio elettoraleIl nervosismo del Cremlino e la farsa delle elezioni parlamentari in Russia

A una settimana dal voto per eleggere i deputati della Duma, la fiducia dei cittadini nel partito di Putin, nel suo governo, e nelle istituzioni stesse è ormai crollata sotto cifre che anni fa avrebbero mandato il regime nel panico. Ma il movimento di opposizione guidato da Alexey Navalny arriva stremato dagli arresti, tra cui quello del suo leader, e dalla fuga dal Paese degli esponenti più in vista

LaPresse

«L’importante è rimanere calmi e avere molto sangue freddo», ammonisce in un’intercettazione ottenuta dalla Novaya Gazeta, un’impiegata dell’ufficio elettorale di Korolev, fuori Mosca, durante una sessione di preparazione per scrutinatori. La voce femminile, che i giornalisti attribuiscono a Zhanna Prokofieva, rappresentante elettorale di Russia Unita, la formazione di Vladimir Putin, istruisce su come assicurare a un «determinato partito» un risultato che «dovrebbe idealmente attestarsi tra il 42% e il 45%». L’intercettazione testimonia un certo nervosismo tra i funzionari di governo, ma al contempo spiega perché in Russia il risultato delle elezioni parlamentari previste per questo fine settimana non tenga quasi nessuno col fiato sospeso.

A una settimana dalle elezioni parlamentari la fiducia dei cittadini nel partito di Putin, nel suo governo, e nelle istituzioni stesse è ormai crollata sotto cifre che anni fa avrebbero mandato il Cremlino nel panico. Nella città di Mosca oltre il 55% degli elettori sarebbe intenzionato a votare un candidato dell’opposizione, stando a un sondaggio del Levada center, organizzazione non governativa oggi bollata come agente straniero. Le intenzioni di voto per Russia Unita inoltre sarebbero scese al 27% mentre la fiducia stessa nell’istituzione della Duma, il Parlamento russo, si attesta attorno al 30%.

Riguardo al risultato della tornata elettorale l’istituto statale di statistica, VTsIOM, preannuncia che il partito di Putin sarebbe ancora sotto alla cifra per cui si adopera la Prokofieva, probabile motivo delle sue sessione di training, ma comunque saldamente al comando con oltre il 35% dei voti, seguito dal Partito comunista al 20%, dal Partito liberaldemocratico nazionalista russo (Ldpr) con l’8% e dal partito Russia Giusta fermo al 6%. Qualche chance di accedere all’emiciclo potrebbe averla anche il neonato Gente Nuova, creato nel 2020 e accusato dall’opposizione di essere un progetto sponsorizzato dal Cremlino per rubare i consensi all’opposizione.

Il movimento guidato da Alexey Navalny arriva all’appuntamento stremato dagli arresti, tra cui quello del suo leader, e dalla fuga dal Paese degli esponenti più in vista. Per la tornata elettorale gli attivisti rispolverano la strategia del voto intelligente, ovvero un sistema, già collaudato nelle elezioni passate, che tramite un’App appositamente creata informerà tutti i sostenitori il giorno stesso delle elezioni su quale candidato concentrare i voti nelle relative circoscrizioni col solo scopo di far perdere il candidato del partito di Putin.

La strategia di sabotaggio elettorale già in passato aveva portato qualche successo, come durante le elezioni del sindaco di Mosca del 2018 quando qualche fedelissimo di Putin si era visto soffiare il posto da perfetti sconosciuti. Anche dal Cremlino però giocano d’anticipo, in tutta la Russia infatti sono innumerevoli le liste civetta e i tranelli per gli elettori, come nel celebre caso dei sosia di San Pietroburgo dove Boris Lazarevic Vishnevsky candidato del piccolo partito d’opposizione Yabloko, si è visto candidare nel suo stesso collegio due uomini chiamati Boris Ivanovic Vishnevsky e Boris Gennadievich Vishnevsky, entrambi brizzolati e con la barba rasata uguale alla sua.

Dall’est dell’Ucraina inoltre arriva anche una novità che potrebbe garantire diverse centinaia di migliaia di voti per Russia Unita. Gli oltre 600.000 abitanti delle province separatiste di Donetsk e Lugansk in possesso di un passaporto russo, potranno per la prima volta votare alle elezioni politiche, dopo il loro debutto elettorale al referendum costituzionale dell’estate scorsa. Non saranno presenti né urne né seggi sul territorio, poiché sarebbero in violazione degli accordi di Minsk e risulterebbero in una nuova tornata di sanzioni da parte dell’Ue, ma Mosca è riuscita ad aggirare gli accordi facendo votare i residenti via internet e assicurandosi una sicura iniezione di consensi per il Cremlino.

Il voto intelligente di Navalny non preoccupa Putin ma inquieta i quadri intermedi del suo partito, coscienti di essere largamente impopolari. Per fermare l’iniziativa dell’opposizione qualcuno ha elaborato un piano tanto fantasioso quanto sinistro. Abdullah Umarov, ex agente di sicurezza e oggi direttore di un lanificio nella regione del Daghestan, ha portato in tribunale il movimento di Navalny dimostrando di aver registrato lo slogan «voto intelligente» per la campagna pubblicitaria della sua linea di tessuti, ed ha presentato un’ingiunzione contro Google Russia e Yandex, il motore di ricerca russo, chiedendo di rimuovere tutti i contenuti che portavano la dicitura da loro registrata.

Umarov è riuscito a portare a casa una vittoria in aula contro due giganti del BigTech in poche settimane dall’inizio della causa lasciando molti dubbi su chi si nasconda dietro alle sue azioni. Lunedì sera inoltre la portavoce di Navalny, Kira Yarmish, ha annunciato non era più possibile aggiornare la loro App nello store Apple se collegati con un operatore telefonico russo, ma consigliava ai sostenitorI di accedervi via WiFi per aggirare il blocco.

Lontano da Mosca però qualcosa si muove e dimostra che ci sono partite aperte in queste elezioni. La regione di Khabarovks, nel lontano oriente russo, era già diventata un grattacapo per Mosca dopo le grandi manifestazioni di supporto all’ex governatore Sergei Furgal rimosso dal suo incarico per volere di Putin, e arrestato in seguito a pesantissime accuse, che lui ha definito inventate, tra cui il concorso in omicidio di alcuni imprenditori locali. Alle elezioni di domenica contro l’attuale governatore nominato da Mosca avrebbe voluto correre il figlio, Anton Furgal, ma la sua candidatura è stata respinta dall’ufficio elettorale a causa dell’utilizzo del colore d’inchiostro errato durante la raccolta firme. Accettata invece quella della giovane conduttrice televisiva Marina Kim che proprio grazie al voto intelligente potrebbe nuovamente soffiare la poltrona di governatore al partito del presidente.

Se le elezioni non suscitano grande entusiasmo in Russia rimangono comunque un esercizio da cui è possibile comprendere le mutazioni negli equilibri del potere e prendere le misure per l’azione politica, soprattutto lontano da Mosca. Ne è sicuro Grigory Yavlinsky leader e fondatore di Yabloko, storico partito liberale che fu scuola per molti dei leader dell’opposizione russa. «Per ora esistiamo perché le autorità hanno bisogno dell’opposizione come di una decorazione – commenta Yavlinsky – ma anche se non possiamo fare molto ora, un giorno il vento potrebbe cambiare. E noi dobbiamo tenere pronte le nostre vele nel caso succeda».