No bullshitInsegnare alle mucche ad “andare in bagno” come antidoto all’inquinamento

Sì, davvero: un recente studio in Germania ha dimostrato come sia possibile addestrare le mucche a fare i propri bisogni in specifici punti di raccolta, più ecosostenibili. Così si limita la contaminazione della loro urina, altamente inquinante, e si ricava del fertilizzante

mucca
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Insegnare alle mucche ad “andare in bagno” per inquinare di meno. È l’insolita raccomandazione che emerge da uno studio realizzato in Germania e pubblicato sulla rivista accademica Current Biology lo scorso luglio, in cui 16 vitelli sono stati addestrati all’uso della toilette – per così dire – attraverso un sistema di ricompensa a base di cibo.

Diversamente da quello che si potrebbe pensare, l’inquinamento bovino non riguarda solamente le emissioni di metano degli animali, ma anche la loro urina, che è spesso in grado di inquinare il suolo e contaminare l’acqua e l’aria con cui entra in contatto. 

In media, una mucca è in grado di produrre decine di litri di urina al giorno e con una popolazione mondiale di oltre un miliardo di bovini (dati Usda del dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti aggiornati al 2021), l’impatto ambientale dei bisogni bovini non è di certo trascurabile. Inoltre, nei fienili l’urina di mucca solitamente si mescola con le feci sul terreno e crea un liquame che emette un gas molto inquinante per l’aria. 

Per non parlare della contaminazione di fiumi e ruscelli – cosa che avviene molto facilmente tra le mandrie al pascolo – dove il contatto dell’urina con l’acqua rilascia un potente gas serra, il biossido di azoto

Grazie alla presenza di alcuni componenti chimici specifici racchiusi al suo interno – azoto e fosforo – l’urina secondo lo studio sarebbe in grado di fornire elementi utili alla produzione di fertilizzante, se sottoposta a un particolare trattamento.

Quindi, oltre a limitare l’inquinamento prodotto da una mandria al pascolo, raccogliendo l’urina degli animali si otterrebbe una risorsa preziosa in modo completamente naturale, cioè ecosostenibile.

Per la realizzazione dello studio, ognuno dei vitelli è stato sottoposto al MooLoo training, un addestramento quotidiano di 45 minuti nell’arco di dieci giorni durante i quali veniva rinchiuso e nutrito in una zona recintata con un prato artificiale adibito alla raccolta dell’urina.

Qui, ogni volta che un esemplare espletava i suoi bisogni, veniva premiato con del cibo. Successivamente gli animali sono stati spostati in un corridoio collegato al “gabinetto” sperimentale, dove i vitelli venivano puniti con una spruzzata d’acqua tutte le volte che preferivano urinare al di fuori del prato artificiale.

Dei 16 esemplari del test, 11 hanno completato con successo l’addestramento: un dato molto promettente. «Le mucche sono davvero molto più intelligenti di quanto pensa la gente», ha spiegato Lindsay Matthews, studioso del comportamento animale presso l’università di Auckland in Nuova Zelanda, che ha preso parte allo studio e si autodefinisce uno «psicologo delle mucche».

Per Matthews i cinque vitelli rimanenti «sono ancora facilmente addestrabili, ma servirebbe dell’altro tempo». Ma lo scopo della ricerca era proprio quello di dimostrare in primis che l’addestramento dei bovini fosse fattibile, e «può quindi considerarsi raggiunto».

La speranza per il futuro è che il MooLoo training possa diventare una pratica diffusa e automatizzata. «Sviluppare sistemi di addestramento e di ricompensa automatizzati è ancora un miraggio lontano», chiarisce Matthews, «ma qualora diventassero realtà, avrebbero un enorme impatto positivo sull’ambiente».

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