Caso MorisiLa procuratrice di Verona si difende dagli attacchi della Lega

Salvini ha parlato di «campagna mediatica e giudiziaria a cinque giorni dalle elezioni». La pm Angela Barbaglio spiega: «Trattiamo questo fascicolo come tutti gli altri». E assicura: «Ho l’assoluta certezza che nulla è stato detto da noi e posso assicurare che nulla è stato detto dai carabinieri»

Foto Roberto Monaldo / LaPresse

«Chi dice cose tanto assurde dovrebbe anche spiegare quale sarebbe stato il nostro interesse. Altrimenti è solo un insulto all’intelligenza delle persone». Lo dice al Corriere la procuratrice di Verona Angela Barbaglio che, con il pubblico ministero Stefano Aresu, gestisce il fascicolo per cessione di stupefacenti in cui è indagato Luca Morisi, lo stratega della comunicazione social di Matteo Salvini che un mese e mezzo fa ha lasciato l’incarico dopo aver subito una perquisizione dei carabinieri nel suo appartamento di Palazzo Moneta a Belfiore, nel Veronese.

Salvini ha parlato di «attacco alla Lega» e di «campagna mediatica e giudiziaria a cinque giorni dalle elezioni». Ma Barbaglio risponde: «Ho l’assoluta certezza che nulla è stato detto da noi e posso assicurare che nulla è stato detto dai carabinieri, quindi sinceramente non capisco proprio questa uscita. Del resto per noi parlano i fatti».

«Trattiamo questo fascicolo come tutti gli altri. Peraltro si tratta di una storia banale che risale alla scorsa estate. La perquisizione è avvenuta a metà agosto, che motivo avremmo avuto di far uscire adesso la notizia?», si chiede la procuratrice.

Secondo Salvini, però, ci sarebbe la volontà di danneggiare la Lega in campagna elettorale. «E quindi avremmo tenuto a bada la notizia fino a ora? Dire una cosa del genere vuol dire insultare l’intelligenza delle persone», commenta Barbaglio.

Ma allora perché di questa inchiesta si parla soltanto adesso? «Sinceramente questa è una domanda che non deve essere rivolta a me», risponde. «Noi siamo estranei a tutto ciò che sta accadendo in queste ore. Però mi rendo conto che ormai lo sport nazionale è quello di sparare accuse contro i magistrati e le procure. E soprattutto di alimentare le polemiche. E voglio dirlo con chiarezza: è uno sport che non pratichiamo». E aggiunge: «Ci tengo a difendere i colleghi che lavorano con me e tengo molto a proteggere l’operato dei carabinieri. E per questo chiarisco che nessuno si può permettere di avanzare sospetti di alcun tipo. Sono in magistratura da 44 anni, conosco le dinamiche perfettamente, ma non accetto illazioni sul nostro lavoro».

«Noi non abbiamo avuto alcun ruolo nella gestione di questa notizia e quindi non so davvero che cosa rispondere», ribadisce. «Lo ripeto, non abbiamo alcun interesse per gli effetti sull’elettorato e mai, ribadisco mai, abbiamo pensato a strumentalizzazioni delle inchieste. E poi basta analizzare le date per capire che siamo rimasti sorpresi anche noi da tutto questo clamore».

La denuncia, spiega Barbaglio, «risale al 14 agosto, per noi è un fatto antico. Abbiamo effettuato i nostri accertamenti e nulla è mai emerso. È rimasto tutto segreto fino a che non sono state rese note le dimissioni dall’incarico».