L’è on gran MilanCrescita, diritti e solidarietà, il manifesto di Sala per governare l’evoluzione di Milano

Il sindaco racconta a Linkiesta le recenti scosse che hanno riconfigurato forma e prospettive della città e spiega che l’uscita dalla pandemia sarà possibile grazie ai tradizionali valori democratici, alle strategie ambientali e al ruolo dei giovani e delle donne

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La storia di una città come Milano è una vicenda millenaria della quale bisogna avere sempre grande rispetto. Chiunque se ne occupi, deve tener presente che il suo operato non sarà mai in grado di “cambiare” una comunità al punto da determinarne svolte epocali. Eppure, anche la storia di Milano ha subito negli ultimi anni alcune accelerazioni che ne stanno riconfigurando forma e prospettive.

Non c’è dubbio che la prima di queste scosse sia stato l’Expo che ha generato due grande spinte: un grande aumento di visibilità internazionale e il forte consolidamento dell’attenzione ai temi dell’ambiente, della sostenibilità e delle nuove forme di solidarietà.

Da queste due tracce nasce la Milano del post Expo. Milano dimentica certi suoi grigiori e, in forza del suo straordinario tessuto pubblico-privato, comincia a  dettare i tempi all’agenda internazionale nei suoi campi di elezione fino alla conquista di una nuova grande tappa, le Olimpiadi Invernali del 2026. Insieme però si rafforza e cresce una nuova sensibilità, anche qui di stampo internazionale, che vede Milano diventare uno dei poli di riflessione e di proposta nei campi della transizione ambientale, dell’equità sociale, della solidarietà. 

Questa Milano unita e duale viene colpita duramente dalla terza scossa. Il Covid blocca l’elemento centrale dell’identità stessa di Milano, ne prosciuga la vitalità, ne annulla quella apertura e quella passione per gli scambi commerciali, culturali e sociali che costituiscono la linfa della sua vicenda. Milano ha pagato un prezzo altissimo al virus, vedendo spenta la città degli scambi e del suo perenne movimento. La perdita di così tante vite umane ha messo in evidenza diverse deficienze profonde del sistema sanitario regionale, in grave difficoltà a causa della penalizzazione della medicina territoriale.

L’esplosione della più grave crisi sanitaria e sociale dal Secondo dopoguerra ha peraltro fatto emergere con prepotenza l’enorme valore della Milano della solidarietà e del volontariato.  La pandemia ha evidenziato come la vera forza di questa città sia il cuore generoso che rinvigorisce il tessuto sociale dei quartieri. Un motore di solidarietà sostenuto dal Comune con numerose iniziative, coordinate da Milano Aiuta e finanziate grazie alle donazioni del Fondo di Mutuo Soccorso.  La manifestazione concreta e altruistica dello spirito ambrosiano ha consentito alla città di superare la crisi e di costruire le premesse della ripartenza, come testimoniato anche dalla nomina del sindaco di Milano alla presidenza della task force di C40 per una Ripresa verde, sana ed equa dopo la crisi del COVID.

Ora la progressiva fuoriuscita dalla pandemia sprona Milano a sfruttare questa ripresa per disegnare una città migliore di quella precedente (come ha auspicato anche l’arcivescovo Delpini) capace di riprendere il cammino annullando qualsiasi divaricazione tra la crescita e le caratteristiche che ne determinano la qualità. Si tratta di attivare un percorso di crescita inclusiva, capace di accelerare le transizioni ecologiche e digitali e creare occupazione di qualità. Ma non solo. Per spingere la ripresa Milano vuole essere una città più sana, più verde e più giusta, mettendo al centro un concetto di ecologismo globale che va dal rispetto della salute di tutti, alla tutela dell’ambiente fino all’offerta di lavoro buono, in grado di garantire retribuzioni dignitose.

La città a 15 minuti, che concentra i servizi, riduce i tempi, e garantisce maggior sicurezza grazie al rafforzamento della polizia locale unita alla digitalizzazione, è la prospettiva più promettente per proiettare il disegno di innovazione inclusiva tracciato dal PGT Milano 2030 in una nuova stagione successiva alla pandemia.

Si tratta di una rotta di marcia che coniuga la realizzazione dei grandi progetti (come la riqualificazione degli ex scali ferroviari, la rigenerazione delle grandi piazze cittadine, il recupero sociale del patrimonio immobiliare abbandonato) con la valorizzazione delle identità dei nostri quartieri, grazie a una rigenerazione urbana basata su cultura, formazione universitaria, verde e socialità.

Non a caso le sedi del Comune si stanno distribuendo sull’intero perimetro della città, si moltiplicano le postazioni di coworking, il verde e gli spazi pubblici avanzano in ogni quartiere, le piste ciclabili, l’elettrificazione dei mezzi pubblici, la creazione di M4 e l’allungamento delle altre linee metropolitane mantengono elevata la velocità di Milano, riducendo emissioni, tempi e smog.

Certo, per realizzare tutto questo occorrono qualità di gestione della cosa pubblica: capacità di realizzare, indipendenza di giudizio, incorruttibilità. Grazie a queste qualità Milano può ambire ad essere un modello di ripartenza equa, sana e sostenibile da proporre a tutta l’Italia, adempiendo alla sua missione storica, far avanzare il progresso economico e sociale del nostro Paese.

Si tratta di un percorso complesso che deve far prevalere lo spirito di servizio che connota i migliori momenti storici di Milano. Ma si tratta anche di fare nuove sintesi. Queste devono nascere dalla condivisione di alcuni filoni fondanti quali il rispetto dei valori democratici, le strategie ambientali, la valorizzazione del ruolo dei giovani e delle donne, la battaglia dei diritti civici e sociali. La nuova Milano deve anche trovare nuove formule e nuove aggregazioni per affrontare una complessità che non trova più risposte nelle pure contrapposizioni ideologiche bensì nella comune volontà di identificare nuovi progetti, nuove soluzioni, nuova vita per la nostra città.