Corridoi umanitariSassoli dice che sui profughi l’Europa deve dialogare con i Talebani

Il presidente del Parlamento europeo è deluso dal flop del Consiglio dei ministri dell’Interno dell’Ue sul tema dei rifugiati dall’Afghanistan. «Abbiamo leadership deboli perché tutti sono impegnati in campagne elettorali e pensano che questi temi facciano perdere voti»

(Francois Lenoir, Pool Photo via AP)

Riconoscere il governo dei Talebani a Kabul? «Qualunque valutazione o iniziativa mi auguro sia concordata a livello europeo», risponde a Repubblica il presidente del Parlamento europeo David Sassoli, deluso dal flop del Consiglio dei ministri dell’Interno dell’Ue sul tema dei corridoi umanitari per i profughi afghani. Ma proprio sui profughi, dice, ora bisogna trattare con i Talebani. Anche perché lì non ci siamo più.

«La crisi afghana ci riguarda profondamente», spiega. «Rispetto alla crisi umanitaria, non possiamo dire che devono occuparsene solo i Paesi confinanti. E per quanto attiene alle questioni militari, dobbiamo prendere atto della débâcle e aumentare la nostra capacità di difesa comune e di intervento rapido. Se l’Unione vuole essere un attore globale, non si giri dall’altra parte».

Ma l’Europa deve muoversi insieme, soprattutto nelle relazioni con il nuovo regime dei Talebani, che ieri – in un’intervista a Repubblica attraverso il loro portavoce – hanno chiesto all’Italia di riconoscere il nuovo governo. «Riconoscimenti a richiesta? Ma non scherziamo», dice Sassoli. «Noi dobbiamo capire dove i nuovi governanti vogliono portare l’Afghanistan. Andare in ordine sparso sarebbe  un errore strategico. Mi auguro che ogni iniziativa dei singoli governi venga concordata a livello europeo».

Lo stesso vale per la questione dei profughi. L’Europa, spiega Sassoli, deve muoversi «con una redistribuzione equa affidata alla Commissione europea. È mai possibile che un grande spazio geografico con 450 milioni di cittadini non sia in grado di dare protezione a qualche decina di migliaia di persone in difficoltà? L’egoismo e il calcolo di corto respiro di molti governi non consentono all’Unione di esprimere la sua forza, difendere i propri interessi e garantire la sua unità. Ora abbiamo Paesi europei più esposti di altri. È evidente che chi arriva in Grecia o in Italia vuole arrivare in Europa. Da soli non si gestisce nemmeno l’emergenza, insieme invece è possibile governare un fenomeno che è destinato a impegnarci per lungo tempo».

Per provare a ottenere i corridoi verso le aree vicine di Tagikistan, Uzbekistan, Pakistan, Kirgisistan, Angela Merkel ha detto che «Bisogna parlare con i talebani». E lo stesso pensa Sassoli. Ma, precisa, «per dialogare bisogna essere in due. Se da parte delle nuove autorità afghane vi fossero segnali in tal senso, non ci tireremo indietro. D’altronde, se vogliamo costruire corridoi umanitari, abbiamo comunque bisogno del consenso del nuovo governo di Kabul. Noi in Afghanistan non ci siamo più». Ora, ribadisce Sassoli, dopo anni in cui l’Europa ha finanziato l’educazione delle donne afghane e la loro partecipazione nel mercato del lavoro, «abbiamo la responsabilità di avviare un contatto con la dirigenza afghana, in un quadro multilaterale, perché sia garantito, a chi vuole, di uscire dall’Afghanistan e perché siano tutelati i diritti delle donne che vogliono restare».

Ma il problema in Europa ora, spiega il presidente del Parlamento, è che «abbiamo leadership deboli perché, appunto, tutti sono impegnati in campagne elettorali e pensano che questi temi facciano perdere voti. Per dieci anni si è detto lo stesso per i bond Ue e il debito comune, ma poi abbiamo visto come è finita: con quegli strumenti abbiamo finanziato una iniziativa di rilancio delle nostre economie di portata storica. E la fiducia dei cittadini nell’Unione è aumentata».

Restano i soliti problemi: «Il diritto di veto e il ricorso all’unanimità rappresentano elementi di inefficienza della democrazia europea. Sono l’alibi, come ha detto anche Gentiloni, per non decidere. Ma una democrazia che rinvia i problemi può farsi amare dai cittadini? C’è bisogno di una riforma del processo decisionale europeo e questo tema è oggi all’esame della Conferenza sul futuro dell’Europa»

E sulla comune Difesa europea, «è dal 1954 che ne sentiamo la necessità e non riusciamo a farla decollare. Ne abbiamo bisogno? Mai come oggi».