No gasPerché dobbiamo (e possiamo) ridurre le emissioni di metano

Tra i gas serra più potenti, l’idrocarburo CH4 è al centro di una serie di progetti per gestire la sua impronta inquinante. Tra gli ultimi ci sono il Global Methan Pledge, frutto della collaborazione di Stati Uniti e Ue, e la strategia italiana, ideata dalle organizzazioni Amici della Terra e Environmental Defence Fund

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Impiega circa 10 anni per decomporsi in atmosfera, a differenza dell’anidride carbonica che vi permane per secoli, ma ha un potere climalterante molto alto. Secondo le statistiche disponibili, 25 volte maggiore nell’orizzonte di medio-lungo periodo (un secolo) rispetto alla CO2. E, nel breve periodo (un ventennio), fino a 80 volte. Stiamo parlando del metano (CH4), idrocarburo che secondo l’ultima relazione del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (Ipcc), è responsabile di almeno un quarto del riscaldamento globale attuale.

Il Global Methan Pledge Per fronteggiare questo problema, a metà settembre Stati Uniti e Unione europea hanno annunciato, con il programma Global Methan Pledge, l’impegno a ridurre entro il 2030 le emissioni globali di metano del 30% rispetto ai livelli del 2020.

Il progetto, che sarà lanciato nel corso della Cop26 di inizio novembre a Glasgow, nasce dalla consapevolezza che la rapida riduzione delle emissioni di questo gas serra è complementare all’azione relativa all’anidride carbonica e ad altri gas a effetto serra. «È considerata l’unica strategia efficace per ridurre il riscaldamento globale a breve termine e per rendere realistico l’obiettivo di contenimento del riscaldamento a 1,5 gradi Celsius», ha spiegato la Commissione europea in una nota.

Oltre alla riduzione delle emissioni, i paesi che aderiscono al progetto si impegneranno a utilizzare «le migliori metodologie d’inventario disponibili» per quantificare le emissioni di questo gas serra, con particolare attenzione alle fonti ad alte emissioni. Secondo la Commissione, la realizzazione dell’impegno mondiale sul metano ridurrebbe il riscaldamento di almeno 0,2 gradi Celsius entro il 2050. Il maggiore potenziale per una mitigazione mirata entro il 2030 è racchiuso nel settore dell’energia.

Numeri alla mano Rispetto all’era preindustriale, la concentrazione atmosferica di metano è oggi più che raddoppiata. Lo attesta il rapporto delle Nazioni Unite e dalla “Climate and Clean Air Coalition Global methane assessment. Benefits and costs of mitigating methane emissions”, in cui si sottolinea che oltre la metà delle emissioni globali di origine antropiche deriva da tre settori: combustibili fossili (35%), rifiuti (20%) e agricoltura (40%).

L’estrazione, la trasformazione e la distribuzione di petrolio e gas rappresentano il 23% e l’estrazione di carbone il 12% delle emissioni liberate dall’uomo; le discariche e le acque reflue costituiscono circa il 20%. Infine, guardando all’ambito agricolo, il 32% deriva dall’allevamento, in particolare dalle mucche, che eruttando e ruminando liberano grandi quantità di questo gas serra, e l’8% dalla coltivazione del riso.

La Strategia italiana «La necessità di un salto di qualità nelle azioni di riduzione delle emissioni di metano della filiera del gas naturale va inquadrata nel pacchetto di misure Fit for 55 recentemente proposto dalla Commissione europea per dare attuazione agli obiettivi del Green Deal europeo e in particolare al nuovo obiettivo 2030 di riduzione del 55% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990», si legge in una nota dell’associazione ambientalista Amici della Terra, che in collaborazione con la Ong americana Environmental Defence Fund ha presentato il 28 settembre un documento di indirizzi per una strategia italiana di riduzione delle emissioni di metano dalla filiera del gas naturale.

Tra le varie misure previste dal pacchetto Fit for 55 – prosegue il documento – la proposta di modifica dell’Effort Sharing Regulation, l’attuale regolamento sui target di riduzione delle emissioni di gas serra che attualmente non rientrano nell’Emission Trading System come il metano, include specifiche iniziative già contemplate dalla Commissione nell’ambito della Methane Strategy (adottata nell’ottobre 2020). Questa prevede anche uno specifico provvedimento per la riduzione delle emissioni di metano nel settore energetico, che è già stato anticipato da una consultazione pubblica sugli approcci metodologici da adottare.

Il principale obiettivo proposto dalla strategia italiana è la riduzione al 2030 del 72% delle emissioni di metano della filiera in Italia rispetto al 1990, che nel 2019 hanno fatto registrare una riduzione del 53%. La strategia prevede anche obiettivi quantitativi specifici per quanto riguarda i segmenti dell’upstream (cioè attività come l’esplorazione, lo sviluppo e la produzione di gas), del trasporto e della distribuzione. Conseguire questi obiettivi consentirebbe una riduzione di 1 milione e 700mila tonnellate di CO2 equivalenti.

«Oggi l’ambientalismo che ritiene necessaria una transizione responsabile, insieme agli operatori, mette a disposizione del governo una strategia di intervento per la riduzione delle emissioni di metano nella filiera del gas naturale – ha spiegato la presidente di Amici della Terra Monica Tommasi – Da due anni con Edf abbiamo introdotto un tema praticamente assente in Italia nel dibattito sulle politiche ambientali».

La proposta di strategia prefigura il ruolo dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente (Arera) nell’ambito della regolazione, dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) per quanto riguarda il monitoraggio ambientale e del Comitato italiano gas (Cig) sul fronte della normazione tecnica. Infine, il documento inquadra il ruolo delle imprese, la valorizzazione delle buone pratiche già messe in campo in Italia e prevede una specifica governance per la sua attuazione.

La strategia prevede anche l’adozione di standard informativi che consentano accordi bilaterali di reciprocità per promuovere l’adozione di un sistema di reporting basato su un Mrv (Monitoraggio, Reporting, Verifica) affidabile e condiviso da tutti gli operatori della filiera del gas prodotto o importato in Italia, anche in vista della possibile futura implementazione di strumenti economici che tengano conto della methane footprint del gas naturale importato nel nostro paese, secondo quanto previsto dalla Commissione europea.

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