Case e tasseCon il nuovo catasto molti potrebbero pagare di meno, spiega Guerra

La sottosegretaria all’Economia dice al Corriere: «Penso in particolare agli immobili ereditati, magari in comproprietà, in paesi o in zone di montagna che hanno subito processi di spopolamento e nelle periferie che hanno perso valore. Solo una minoranza scoprirebbe di dover pagare di più se si ragionasse a parità di gettito»

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse

«Nell’iter parlamentare del provvedimento ci sarà un’ampia possibilità di confronto e quindi ci sono tutti i presupposti perché la delega venga approvata», dice al Corriere la sottosegretaria all’Economia, Maria Cecilia Guerra (LeU), dopo che il consiglio dei ministri ha dato il via libera al disegno di legge delega sul fisco ma senza il voto della Lega.

Il Carroccio, dice l’esponente di LeU, «è in difficoltà dopo il risultato elettorale e ha necessità di rimarcare le proprie posizioni per non farsi sorpassare da Fratelli d’Italia. La delega è così diventata il pretesto per sventolare una sua bandierina». Ma, assicura, «nessuno ha annunciato un aumento delle imposte sulla casa né oggi né tra cinque anni. Nel disegno di legge c’è scritto che la revisione del catasto non viene utilizzata a fini fiscali. Non sono queste le intenzioni del governo».

E quali sono? «La prima è di contrastare l’evasione e l’erosione: abusivismo edilizio, edifici fantasma, terreni classificati come agricoli invece che edificabili. La seconda è di aggiornare le rendite a fini conoscitivi. Ci vorranno 5 anni. Nel 2026 il governo che ci sarà potrà prendere le decisioni che riterrà opportune. Sicuramente dalla revisione avremo sorprese, ma in un senso contrario a quello che teme la Lega».

Ovvero? «Premesso che non stiamo parlando delle prime case, che sono esenti da imposte, mi aspetto che dopo la revisione delle rendite la maggioranza dei proprietari di seconde case scoprirà che se si utilizzassero le nuove rendite ai fini fiscali, cosa esclusa dalla delega, dovrebbe pagare di meno. Penso in particolare agli immobili ereditati, magari in comproprietà, in paesi o in zone di montagna che hanno subito processi di spopolamento e nelle periferie che hanno perso valore. Solo una minoranza scoprirebbe di dover pagare di più se si ragionasse a parità di gettito».

Quindi rendite a valori di mercato penalizzerebbero solo una minoranza? «Sì», risponde, «nel quadro di una redistribuzione del prelievo di cui c’è assolutamente bisogno, perché oggi si paga su valori risalenti a trent’anni fa, che non hanno più senso».

La delega prevede un ridisegno complessivo del sistema fiscale, concedendo al governo 18 mesi per i decreti attuativi. Intanto, con la manovra ci saranno delle anticipazioni: «Credo che si debba partire con la riduzione del prelievo sui fattori produttivi. Come ha detto il ministro Daniele Franco, bisognerà verificare se con la manovra 2022 si potrà alleggerire l’Irpef sul lavoro. Io sono favorevole a un taglio sul lavoro dipendente e sulle pensioni, che sono le categorie sulle quali grava l’onere maggiore. Il sistema, mantenendo la progressività, deve essere riequilibrato facendo pagare di più chi evade».

Ma a disposizione ci sono solo 2 miliardi per il 2022 e un miliardo dal 2023. Troppo pochi. «Altre risorse si possono trovare aumentando le entrate dalla lotta all’evasione, per esempio potenziando l’incrocio delle banche dati e le misure contro l’evasione dell’Iva, e dalla revisione di detrazioni, deduzioni e agevolazioni varie, anche se questo è un capitolo politicamente difficile da affrontare. Infine, si può utilizzare una quota dei 19 miliardi emersi grazie alla crescita maggiore del previsto». Certo, su quanto si possa utilizzare «è presto per dirlo, anche perché ci sono altri interventi da fare: una riforma in senso universalistico degli ammortizzatori sociali; evitare lo scalone pensionistico quando finirà Quota 100, introducendo nuove forme di pensionamento flessibile con particolare attenzione alle donne; sostenere ancora la sanità, facendo tutte le assunzioni di personale necessarie».

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