Via alla terza dose dai 40 anniReparti al limite e doppi turni: il racconto del primario di Trieste

«Stiamo tornando ai periodi più bui della pandemia», dice Umberto Lucangelo, primario della Terapia intensiva dell’Ospedale Cattinara, nella città diventata epicentro della protesta No Vax e No Pass. Il 90% dei nuovi contagiati non ha fatto il vaccino. Intanto il ministro Speranza ha annunciato da dicembre l’avvio del richiamo agli over 40

(LaPresse)

Da dicembre, 15 milioni di quarantenni e cinquantenni saranno chiamati a fare la terza dose del vaccino anti-Covid. Il ministro alla Salute Roberto Speranza ha deciso di dare un’accelerata alla nuova fase della campagna e lo ha annunciato ieri pomeriggio durante un question time alla Camera. I contagi salgono, ieri sono stati 7.891, un numero che non si raggiungeva dal 13 maggio.

E Trieste, diventata l’epicentro della protesta No Vax e No Pass, è tra le città più in pericolo. Come racconta al Corriere Umberto Lucangelo, primario della Terapia intensiva dell’Ospedale Cattinara. «Stiamo tornando ai periodi più bui della pandemia, con un’impennata vertiginosa di contagi, reparti al limite, spostamento di risorse, doppi turni. E con l’amarezza di assistere all’atteggiamento scellerato di chi non si vaccina credendo alla fantascienza», dice il professore.

Nel capoluogo giuliano, la quarta ondata sta colpendo duro, con numeri da primato: oltre 500 positivi ogni 100mila abitanti, mai così in alto dall’inizio dell’emergenza. «Succede che la crescita veloce e importante dei contagi si sta riversando sui reparti mettendoci in difficoltà», dice Lucangelo. «Abbiamo la terapia semi intensiva piena, gente in pronto soccorso in attesa di essere collocata e l’intensiva con 11 posti occupati. Se si superano i 18 bisogna ridurre gli interventi programmati. Siamo tornati allo schieramento di forze della seconda ondata con l’aggravante che non c’è il lockdown perché la città lavora, la vita scorre com’è giusto che sia e la gente si fa male, ci sono gli infarti, gli ictus, gli incidenti…».

I nuovi pazienti Covid, spiega, «hanno un’età media di 60 anni, ma ce ne sono anche di 30. Il 90% non ha fatto il vaccino, naturalmente fra di loro c’è anche chi non poteva farlo». Tra i ricoverati ci sono anche manifestanti. «Ne avevamo anche in intensiva», dice il medico.

La Regione dice che il focolaio attribuibile ai no-pass ha superato i 200 contagi. Contrariamente a quello che affermano i manifestanti, che puntano il dito su scuole e sulle migliaia di velisti della Barcolana del mese scorso, Lucangelo risponde: «Esiste un sistema di tracciamento e nessun paziente ha riferito di aver partecipato alla Barcolana. Sono comunque visibili a tutti le differenze: i manifestanti sfilavano a migliaia cantando e ballando senza mascherine uno accanto all’altro».

Va considerata però anche la vicina Slovenia che ha molti contagi: «Questo sì: Trieste ha un’importante attività transfrontaliera con Paesi a basso tasso di vaccinazione come la Slovenia. E infatti alcuni di questi si trovano in una situazione difficile».

Ma perché a Trieste ci si vaccina meno che nel resto d’Italia? «Difficile rispondere: forse c’è una quota di triestini convinta di essere meno vulnerabile per il fatto che conduce una vita sportiva e salutistica. Da noi esiste un po’ la credenza mitica dell’invincibilità».

Alcuni pazienti No vax «si pentono», racconta il medico. «Mi è capitato di assistere a scene emblematiche, come una videochiamata ai figli di un paziente appena estubato: diceva che il Covid è una cosa seria e consigliava il vaccino. Altri sono invece negazionisti irriducibili ed escono dal reparto ancora convinti che il Covid non esista. C’è chi dice che noi iniettiamo dei microchip e che siamo tutti pagati da big pharma. È gente che sta mettendo un peso enorme sulla nostra società».

Il professore, che se la prende con lo «sciamanesimo di quattro scalmanati», prevede però che «la situazione peggiorerà. Siamo come surfisti sulla cresta di una grande onda inseguita dagli squali. Bisogna stare attentissimi all’equilibrio perché se cadiamo si fa dura».

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