Le nuove regoleLuca Zaia contro No Pass e negazionisti del Covid

«Se vai a manifestare contro il Green Pass senza mascherina, evidentemente il problema è più grave: significa negare il virus», dice il governatore leghista del Veneto. «Le manifestazioni non possono trasformarsi in un problema serio per la popolazione». Intanto il governo studia una riduzione della validità del certificato verde da 12 a nove o sei mesi

Foto Claudio Furlan - LaPresse

«Se vai a manifestare contro il Green Pass senza mascherina, evidentemente il problema è più grave: significa negare il virus». Il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, della Lega, in un’intervista al Corriere dice di essere «molto preoccupato» davanti alle immagini delle 5mila persone che sabato hanno manifestato a Padova, tra l’aumento del virus negli sport di squadra e la lenta crescita dei contagi.

«La pandemia non è superata», ammette il governatore. «Questo virus è stato un Big Bang della storia. Sanitario, vista l’immane tragedia, e anche economico. Ma rischia di esserlo, più a lungo, di natura sociale. Si è diffusa che l’idea che del virus non si muore o addirittura che il virus non esista. Di certo, il virus sopravviverà a sé stesso proprio come spaccatura sociale».

Il modello austriaco con il lockdown per i non vaccinati «da noi sarebbe di difficile applicazione dal punto di vista costituzionale», spiega. «E a me piacerebbe pensare a noi stessi come a una comunità, non riempirci di divieti. Come al solito, fa più rumore la pianta che cade che la foresta che cresce. In Veneto, quasi l’85% delle persone è vaccinato. Ma sono molto più rumorosi alcuni di quel 15% che non lo è».

Certo, dice, «in un Paese civile e, sottolineo, democratico, deve essere diritto di tutti il manifestare. Ma le manifestazioni non possono trasformarsi in un problema serio per la popolazione. Peggio ancora se la piazza porta ad aggressioni verbali e magari anche fisiche, vedasi Roma e Trieste».

Come se ne esce? «Voglio essere ottimista: con la pacificazione, ricordo che la nostra forza è l’essere comunità», risponde Zaia. «Rispetto fino in fondo chi ha paura di vaccinarsi. Ma non posso giustificare i diffusori di fake news e gli agitatori. Un impianto costruito su notizie false e messaggi aggressivi non è accettabile».

Secondo Zaia, «è un gioco pericoloso. Vedo che chi parla alla gente, magari esponenti della comunità scientifica, riduce il Covid a un’infezione che si cura a casa. È così, nel 95% dei casi. Ma il 5%, dell’ospedale ha bisogno eccome. In Veneto abbiamo avuto 470mila contagiati dal febbraio 2020. Di questi, solo 23mila hanno avuto bisogno del ricovero. Ma i professionisti di queste manifestazioni leggono il dato in modo liquidatorio». Perché «di fronte a oltre 5 milioni di morti nel mondo, non può passare l’idea che tutto era evitabile o, peggio ancora, che tutto sia stato una montatura».

Ai manifestanti che non mettono la mascherina, Zaia dice: «Il rischio è che si diffonda l’infezione: all’aperto sarà forse più difficile, ma in una manifestazione si crea l’aerosol. Con la mascherina avresti modo di dimostrare che rispetti le regole, darebbe più valore alla manifestazione. Osservare le regole non è accettare la dittatura ma rispettare il prossimo».

In Veneto, racconta il governatore, «l’80% dei pazienti in terapia intensiva sono non vaccinati. I numeri ci confermano che siamo di fronte a un’ondata classificabile, in una certa misura, come pandemia dei non vaccinati. Un dato che parla da solo ma se non si vuole prenderne atto…». E la terza dose «è il booster necessario per il percorso vaccinale. Ma il pensare che si rinnovino le occasioni di diffusione del virus per la volontà di tirare la corda… Beh, è deprimente». «Il virus circola eccome», ricorda il governatore. «Ha senso gettare al vento i sacrifici e il lavoro che tutti abbiamo fatto?».

 

Le nuove regole sul Green Pass
Intanto, di fronte a una curva epidemiologica che continua a salire, il governo studia gli aggiustamenti necessari «per garantire alle imprese e alle attività commerciali di rimanere aperte», come ha più volte sottolineato il premier Mario Draghi.

Dal primo dicembre si parte con il richiamo del vaccino per chi ha più di 40 anni, ma è soltanto una tappa del percorso che mira a far immunizzare tutti con la terza dose. Gli studi dell’Istituto superiore di sanità dimostrano infatti come l’efficacia del vaccino cominci a calare sei mesi dopo la seconda inoculazione, ma rivelano anche che una «copertura» in tre fasi sembra al momento sufficiente per sentirsi al sicuro. Ecco perché si punta a coinvolgere tutta la popolazione e a intensificare il pressing su chi finora ha deciso di non vaccinarsi. L’ipotesi più probabile è che l’ampliamento a tutte le fasce di età arrivi a inizio 2022, ma se la quarta ondata farà impennare la curva non si esclude di anticipare.

Il calo dell’efficacia della copertura vaccinale ha convinto gli scienziati a suggerire al governo anche di valutare una riduzione dei tempi di validità del Green pass. Oggi il certificato dura 12 mesi dall’ultima inoculazione, ma è un tempo ritenuto troppo lungo e si pensa di ridurlo almeno a nove mesi. Una mediazione ritenuta valida dal ministro della Salute, che esclude si possa arrivare a sei mesi.

Gli esperti vorrebbero escludere anche il tampone come strumento per ottenere il certificato verde. Su questo Speranza invita alla cautela visto che le farmacie ne fanno migliaia al giorno e così si rischierebbe di tagliarle fuori dal sistema di controllo dell’epidemia. L’alternativa allo studio è quella di ridurre la validità del test molecolare da 72 a 48 ore e di quello antigenico da 48 a 24 ore.

Questa settimana sarà firmato il decreto che obbliga il personale sanitario a effettuare il richiamo. La terza dose sarà obbligatoria anche per tutti i lavoratori esterni che accedono alle Rsa e che già adesso devono dimostrare di essersi sottoposti al ciclo completo per poter entrare nelle strutture per anziani.

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