Crescita per tuttiLe previsioni economiche della Commissione e l’ottimismo verso l’Italia

Bruxelles prevede che il Prodotto interno lordo totale dei 27 Stati membri aumenti del 5% nel 2021, mentre quello italiano del 6,2%. Ma rimangono due importanti incertezze da non sottovalutare: la crescente inflazione e la risalita dei contagi

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Giovedì durante la presentazione delle previsioni economiche autunnali, la Commissione europea ha detto che la ripresa economica nei paesi dell’Unione europea sta avvenendo in modo più rapido di quanto previsto. L’uscita dalle difficoltà della pandemia è favorita principalmente da due fattori: lo sviluppo della campagna vaccinale e la graduale rimozione delle restrizioni sulle attività economica. Tuttavia, restano elementi di incertezza, come l’inflazione e la risalita dei contagi.

Per il 2021 la Commissione prevede un tasso di crescita dell’economia europea pari al 5 per cento, che si attesterà poi al 4,3 per cento nel 2022 e al 2,5 nel 2023. Anche per la zona euro, che racchiude i 19 paesi che utilizzano l’euro come moneta, sono previsti tassi di crescita simili. “L’economia europea sta passando dalla fase della ripresa a quella dell’espansione” ha commentato durante l’evento Paolo Gentiloni, commissario europeo per l’economia. “Una campagna di vaccinazione riuscita ha consentito la riapertura delle nostre economie, determinando un’impennata della crescita, che a sua volta sta contribuendo a stabilizzare le nostre finanze pubbliche.” 

Le previsioni mostrano tassi di crescita positivi per ogni stato membro, pur con qualche differenza. Per l’Italia, ad esempio, si annuncia un tasso del 6,2 per cento nel 2021, del 4,3 per cento nel 2022, mentre nel 2023 sarà pari al 2,3 per cento, leggermente inferiore alla media europea. Per la Germania è prevista una crescita più contenuta (+2,7 per cento). L’economia tedesca è però stata supportata con maggiori risorse nei primi mesi della pandemia. 

Il principale motivo per cui sono possibili indicazioni così positive è la campagna vaccinale. Nell’Unione è stato vaccinato, con almeno una dose, il 70% della popolazione, con punte fino all’87 per cento in paesi particolarmente virtuosi come il Portogallo. Le conseguenti eliminazioni delle restrizioni hanno avviato la ripartenza economica, tanto che nel secondo trimestre del 2021 il tasso di crescita del Pil nell’Unione europea è stato pari al 14 per cento su base annua: un livello mai raggiunto prima, ma che sconta i bassi valori del 2020.

Anche i consumi sono aumentati, fino a registrare nel secondo trimestre un aumento del 3,3 per cento rispetto ai primi tre mesi del 2021. Nello stesso periodo, si sono aggiunti 1,5 milioni di persone al mercato del lavoro. Tuttavia solo nel prossimo anno esso tornerà ai livelli prepandemici. Secondo la Commissione infatti si stanno verificando situazioni di carenza di manodopera, non solo nei paesi meno colpiti dalla pandemia, ma anche in vari settori delle nazioni maggiormente danneggiate dal Covid-19. In Italia, ad esempio, il mercato del lavoro non è ha vissuto finora grossi scossoni per via del divieto ai licenziamenti e delle possibilità offerte dalla cassa integrazione. Si è però osservato un discreto numero di dimissioni volontarie: persone che hanno sfruttato la pandemia per muoversi verso un’occupazione migliore.

La crescita dei prossimi anni sarà sostenuta anche dagli investimenti. Per alcuni paesi saranno importanti soprattutto quelli pubblici previsti dai Piani nazionali di ripresa e resilienza, che sono stati definiti con il supporto delle istituzioni europee. Gentiloni ha ricordato che il loro effetto è già compreso nelle stime della Commissione, ma dalle simulazioni della stessa Commissione si prevede che il Next Generation Eu possa aumentare dell’1,5 per cento all’anno il Pil europeo durante i suoi anni di operatività.

“Non è però il momento di compiacersi” ha ricordato Valdis Dombrovskis, vicepresidente esecutivo della Commissione. “Con questo virus l’incertezza persiste e vi sono alcuni rischi da considerare”.  La ripresa potrebbe essere indebolita dall’aumento dei prezzi e dalle strozzature nelle catene di approvvigionamento globali, oltre che da una risalita dei contagi – già in corso in alcuni paesi.

Negli ultimi mesi, sia la Banca centrale europea sia la Federal Reserve hanno minimizzato i pericoli dell’inflazione perché considerata di carattere transitorio, essendo legata alla ripartenza post pandemica. L’aumento dei prezzi dell’energia ha contribuito ad aumentare la pressione inflazionista e in settembre l’inflazione nell’area euro ha toccato il 3,4 per cento su base annua, un valore che non si registrava da dieci anni. Le stime della Commissione però prevedono una discesa dell’inflazione già dal prossimo anno, confermando così l’interpretazione della Bce e della Fed. In  Italia, l’inflazione dovrebbe rimanere sotto la media europea nei prossimi 2 anni, con il valore massimo previsto nel 2021 (+2,1 per cento).

I colli di bottiglia nella supply chain sono un altro fattore di incertezza. In un momento di forte crescita della domanda globale per via delle riaperture, l’offerta industriale mondiale fatica a rispondere in modo adeguato. I ritardi nelle consegne o la mancanza di prodotti rallentano la crescita e se saranno persistenti potrebbero far aumentare i prezzi oltre le aspettative. “Per restare sulla buona strada, è necessario ora concentrarsi sull’attuazione degli investimenti e delle riforme previste dai singoli Piani nazionali di ripresa per rafforzare il nostro potenziale economico”, ha concluso Dombrovskis

Il documento presentato dalla Commissione analizza anche le specifiche situazioni economiche di ogni stato membro. Rispetto all’Italia, si sottolinea il grande balzo del Pil nel 2021 dopo la forte riduzione (-8,9 per cento) vissuta nel 2020. L’arrivo di Mario Draghi a Palazzo Chigi ha permesso una campagna vaccinale rapida ed efficiente, che ha favorito l’economia senza badare troppo alle lamentele dei no-vax. 

La Commissione prevede un “sostenuto percorso di crescita” italiano anche per il prossimo anno, soprattutto grazie a politiche economiche espansive. Il risultato è che l’economia italiana ritornerà ai valori precedenti alla pandemia già a metà 2022.

Le stime dicono anche che i consumi saranno favoriti da un tasso di risparmio in diminuzione per i prossimi due anni, mentre la ripresa del settore turistico sarà un po’ più lenta e sarà completa solo nel 2023. Un grosso contributo alla crescita arriverà dagli investimenti, incoraggiati anche dalle riforme e dai programmi del Piano nazionale di Ripresa. 

La Commissione pone infine l’attenzione sui conti pubblici, un tema che sarà molto dibattuto in Europa nei prossimi mesi visto che bisognerà gestire la reintroduzione del Patto di Stabilità nel 2023. Il rapporto deficit/Pil italiano scenderà notevolmente nei prossimi anni: dopo il 9,6 per cento nel 2020 e il 9,4 per cento nel 2021, esso calerà fino al 4,3 per cento nel 2023. Il miglioramento dei conti pubblici italiani avverrà tramite la crescita economica e le riforme incluse nella nuova legge di bilancio, come quella sul tema fiscale e pensionistico

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