Compagni che inquinanoLa complicatissima svolta green della Russia di Putin

Dopo anni di aperto scetticismo, se non di negazionismo duro e puro, il Cremlino si è accorto che la popolazione è più attenta all’ambiente di un tempo: la consapevolezza ecologica però è ancora poco diffusa, e per cambiare passo ci vogliono impegni seri della politica nazionale e internazionale

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La Russia deve allontanarsi da un modello economico basato sull’estrazione e sullo sfruttamento, se vuole proteggere i suoi abitanti e i suoi ecosistemi dai disastri ambientali. Il modo migliore, secondo Greenpeace Russia, potrebbe essere quello di supportare le persone che si trovano in prima linea  nelle crisi ambientali, e rafforzare le proprie politiche in modo da prevenire futuri disastri, adottando un programma a lungo termine per facilitare la transizione ecologica dell’economia. Un programma che, ad oggi, al Cremlino manca del tutto.

La necessità di cambiare modo di pensare è resa più impellente dai disastri che si sono susseguiti negli ultimi anni. Nel 2020, ad esempio, un impianto industriale siberiano ha disperso migliaia di tonnellate di petrolio nel terreno e nelle acque nei pressi di Norilsk, rendendola una delle città più inquinate della Terra e provocando un cambiamento della colorazione del fiume Ambarnaya.

La Repubblica di Calmucchia, una porzione della Federazione Russa situata a metà strada tra il Caucaso ed il Kazakistan, è minacciata dalla desertificazione. L’aumento delle temperature sta distruggendo la steppa fertile e la sta trasformando in una distesa arida. La carenza di piogge e di cibo hanno dato vita a una catastrofe ecologica sfociata nella morte di migliaia di capi di bestiame.

Mosca ha promesso di azzerare le emissioni di carbonio entro il 2060 ma se le temperature continueranno a crescere potrebbe essere tardi per salvare la Calmucchia e le attività produttive dei cittadini. L’erosione del suolo, provocata dai programmi agricoli sovietici consistenti nello sfruttamento dei pascoli, ha fatto si che gli abitanti abbandonino le campagne in favore della città.

Il presidente Vladimir Putin, riferisce Afp, ha definito «senza precedenti» la portata dei disastri naturali che hanno colpito la Russia quest’anno. La preoccupazione manifestata da Putin segna un importante cambio di passo rispetto all’atteggiamento tenuto dal Cremlino negli ultimi anni. Per molto tempo, infatti, il capo di Stato si è dimostrato scettico nei confronti del riscaldamento globale, e ha persino affermato che la Russia avrebbe potuto beneficiarne. Dalle parole, poi, bisognerà passare ai fatti. 

La pandemia, almeno secondo quanto riferito da uno studio del Russian Public Opinion Research Center (Vsiom), ha fatto sì che un russo su quattro abbia iniziato a prestare più attenzione alle questioni ambientali a causa della maggiore rilevanza assunta dalla salute. Il Levada Center, un istituto demoscopico indipendente, ha reso noto che l’84 per cento dei russi è preoccupato dai problemi dell’ambiente, in particolare dall’inquinamento dell’aria.

Il quadro in cui opera l’attivismo ambientale è più fluido e decentralizzato rispetto a quello dell’ Occidente e i nuovi gruppi, spesso informali, nascono per affrontare un determinato problema e si sciolgono quando è stato risolto. Questi gruppi suscitano reazioni diverse nelle autorità. In alcuni casi vengono tollerati e inglobati nel processo politico, ma la maggior parte delle volte diventano oggetto di persecuzioni e minacce.

La Russia è al quarto posto al mondo per quanto riguarda le emissioni di CO2, ma i movimenti politici “verdi”, come chiarito da The Law Reviews, non giocano alcun ruolo sostanziale nella vita del Paese. Il Partito Zelenye (I Verdi) ha ottenuto lo 0.76 per cento dei voti alle elezioni del 2016 ed è stato così escluso dalla ripartizione dei seggi.

Il livello di consapevolezza ambientale tra la popolazione è piuttosto basso e le iniziative che vengono portate avanti tendono a non ricevere un supporto significativo. Non esistono programmi di sensibilizzazione sociale verso un consumo responsabile. La riforma della legislazione ambientale avvenuta nel 2020 ha riguardato aspetti tecnici, mentre quelle degli ultimi anni la responsabilità per la violazione delle norme. 

Il futuro climatico della Russia passa per il dialogo con l’Unione Europea, il principale partner commerciale di Mosca nonostante i recenti screzi registrati in politica. Secondo Ruslan Yedelgeriev, inviato speciale per le questioni climatiche e consigliere del presidente russo, bisogna iniziare a decarbonizzare e nessuno dei due blocchi può agire da solo, dato che la transizione verde dovrà essere rapida e frutto di un dialogo reciproco.

Alcuni forum specifici, come la Conferenza sul clima russo-europea del dicembre 2020, possono facilitare la nascita di nuove forme di collaborazione e portare ad un miglioramento delle relazioni bilaterali tra le due parti. Il clima, dunque, può essere il nuovo punto di incontro tra Mosca e Bruxelles.