Modello TiranaL’insospettabile Paese più elettro-sostenibile d’Europa

È l’Albania, così all’avanguardia nella produzione di energia elettrica che il suo primo ministro Edi Rama vuole farla diventare un modello per i Balcani nei prossimi anni. Ma la strada è ancora in salita

Mario Beqollari/Unsplash

L’Albania è la nazione più ecosostenibile d’Europa, almeno per quanto riguarda la produzione di energia elettrica. Il dato può sorprendere, dato che Tirana viene spesso associata a problemi come povertà e corruzione, ma è incontrovertibile. La quasi totalità della produzione energetica albanese (95%) deriva dagli impianti idroelettrici di proprietà dello Stato.

Il Paese può contare su diversi impianti, anche di grandi dimensioni, che sfruttano al meglio le pendenze offerte dal terreno montagnoso e la presenza di otto sistemi fluviali diversi. Lungo il corso del fiume Drin, il più lungo di tutta l’Albania, si trovano le centrali idroelettriche di Fierzë, Komani e Vau I Dejës e quest’ultimo impianto, da solo, fornisce il 90 per cento della produzione elettrica nazionale.

Il fatto che l’intero sistema produttivo di energia sia basato sulle centrali idroelettriche porta con sé un rischio, anche prevedibile: quello di esagerare. I progetti in questo campo si sprecano e in più occasioni sono stati autorizzati impianti senza che venisse tenuto conto degli impatti ambientali derivanti dalla realizzazione di queste opere. Oppure decidendo di costruire all’interno di aree protette e parchi nazionali, come quello situato nel territorio di Valbona. Nel luglio del 2021, dopo anni di battaglie legali, la Corte suprema ha accolto la richiesta fatta dagli abitanti della valle di Valbona di sospende i lavori di costruzione degli impianti idroelettrici. La sospensione dei lavori dovrebbe restare in vigore finché la Corte Amministrativa non si esprimerà sulla questione ma, nel frattempo, i lavori sono ripresi in maniera illegale, nel mancato rispetto della decisione presa dal tribunale e rischiando di degradare ulteriormente la condizione in cui versano le Alpi Albanesi.

Le fonti rinnovabili legate alle condizioni meteorologiche (dall’idroelettrico all’eolico) hanno una pecca intrinseca legata all’imprevedibilità degli eventi atmosferici e alla possibile comparsa di fenomeni estremi che rischiano di trascinare nel baratro l’intero sistema produttivo.

In Albania anche la siccità è uno spauracchio temibile che ha già causato problemi, nel recente passato, alla produzione idroelettrica. Nel 2017 molti bacini sono scesi sotto il livello minimo di utilizzo e il governo è stato costretto a sborsare 18 milioni di euro per importare elettricità. Per correre ai ripari ed evitare scenari drammatici c’è solo una strada: diversificare le fonti energetiche e puntare sul sole dato che, come dichiarato dal ministero per l’Energia nel 2016, «il clima albanese è è particolarmente adatto all’energia solare».

Il primo ministro Edi Rama ha recentemente dichiarato che due grandi centrali solari che verranno costruite da Voltalia trasformeranno l’Albania in una nazione all’avanguardia in questo settore nei Balcani. L’obiettivo è chiaro: essere i migliori per quello che riguarda la produzione di rinnovabili entro il 2030 e diventare esportatori netti di energia entro la fine del decennio. Alle parole, però, dovranno fare seguito i fatti, dato che la capacità produttiva derivante dall’energia solare è ancora molto debole e gli inizi non sono stati incoraggianti. La prima centrale solare galleggiante costruita dalla norvegese Statkraft è stata gravemente danneggiata ed è parzialmente affondata in seguito ad un  grave incidente.

La Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (Ebrd) ha manifestato l’intenzione di aiutare le autorità albanesi per ciò che concerne l’ambito dell’energia rinnovabile e l’introduzione di piani di sviluppo aperti e competitivi. L’Albania, per il momento, non ha centrali eoliche operative ma  ha lanciato i primi bandi per costruirne alcune e l’Ebrd intende assicurarsi che questi processi siano competitivi. Gli sviluppatori interessati si sfideranno per garantirsi accordi di acquisto di energia della durata di 15 anni che verranno poi convertiti in contratti quando il mercato del settore eolico entrerà pienamente in funzione e non sarà più sulla carta. I vincitori non saranno annunciati prima della metà del 2023 e le autorità devono ancora fornire ulteriori dettagli sulla struttura di supporto. 

I progressi fatti dall’Albania in materia ambientale non devono comunque eclissare gli aspetti più problematici che includono l’inquinamento dell’aria e dell’acqua, la deforestazione e un cattiva gestione del ciclo e del trattamento dei rifiuti.

L’inquinamento dell’aria colpisce prevalentemente le grandi città, come la capitale Tirana, dove le concentrazioni di polveri sottili superano i limiti fissati dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’inquinamento delle acque, dove finiscono in alcune circostanze i rifiuti e le acque reflue non depurate, mettono a rischio la flora e la fauna dei fiumi. Il sistema di gestione dei rifiuti è molto carente nelle aree rurali ed il riciclaggio viene svolto perlopiù da ditte private. Il disboscamento illegale è una minaccia concreta per le aree verdi, così come gli incendi che si stanno intensificando. La strada, insomma, è ancora in salita.