No brainCome rimanere democratici quando la realtà diventa paranoica

Dopo la pandemia e davanti agli squilibri causati dal climate change dobbiamo essere pronti a un mondo capace di sorprendere anche gli scienziati. Al montare dell’ansia causata da eventi incontrollabili potrebbe crescere anche l’onda cospirazionista. Per fronteggiarla bisognerà tenere insieme la massima fermezza su quello che già sappiamo e la massima flessibilità su ciò che invece non sappiamo ancora con certezza. Da Linkiesta Magazine in edicola, in libreria o su Linkiesta Store

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Questo è un articolo dell’ultimo numero di Linkiesta Magazine + New York Times World Review in edicola a Milano e Roma e ordinabile qui.
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La democrazia liberale, come prodotto della civiltà borghese, per funzionare al meglio richiede che abbiano raggiunto un certo grado di diffusione quelle che potremmo considerare le sue virtù cardinali: pazienza, tolleranza, apertura al confronto e metodo sperimentale, inteso come disponibilità a procedere per prova ed errore, senza considerare nessuna tesi come intangibile e nessuno sbaglio come imperdonabile.

Non è un caso che la minaccia principale alla democrazia venga oggi da movimenti politici e culturali caratterizzati da una fortissima intonazione apocalittica, per non dire paranoica, nel senso inteso da Richard Hofstadter nel classico saggio del 1963 su “Lo stile paranoide nella politica americana”. Uno stile capace di fare appello alle «animosità» e alle «passioni» incontrollate di una minoranza e caratterizzato da «accesa esagerazione, sospettosità e fantasia cospiratoria».

Dai no vax ai seguaci di QAnon, in questi anni abbiamo visto come tali minoranze, un tempo emarginate dal discorso pubblico ufficiale, abbiano conquistato il centro della scena, con le loro parole d’ordine e le loro numerose teorie della cospirazione.

Abbiamo visto, in particolare con la Brexit, e poi con la vittoria e l’intera parabola di Donald Trump, l’influenza decisiva che simili narrazioni, con la loro delirante efficacia, sono state capaci di esercitare sulla politica mondiale. I populisti non si sono semplicemente serviti di simili paranoie: ne sono stati al tempo stesso diffusori e vittime, perché i primi a ingoiare massicce dosi del veleno con cui hanno ammorbato il dibattito pubblico sono stati proprio loro. Così in Italia, ad esempio, abbiamo visto arrivare in Parlamento deputati e senatori convinti che lo sbarco sulla Luna sia stato una gigantesca montatura, che i nostri cieli siano infestati dalle “scie chimiche” e che i nostri mari siano pieni di sirene.

Osservando quanto è accaduto negli Stati Uniti, e non solo lì, si direbbe che a segnare perlomeno la prima battuta d’arresto dell’onda populista sia stato l’impatto con la dura realtà della pandemia, con le drammatiche, immediate e ben visibili conseguenze di una politica incurante dei dati scientifici e del principio di realtà.

In ogni caso, sia quando le cose sono andate male, con l’uscita della Gran Bretagna dall’Unione europea o la vittoria di Trump, sia quando sono andate bene, con la sconfitta dei populisti, le parti in campo erano chiare (almeno per chi voleva vederle) e anche il senso del gioco. Da una parte i difensori della democrazia liberale, sostenitori di un dibattito razionale formato dal confronto tra diverse opinioni, tutte ugualmente legittime, basate sui fatti e sul principio di non contraddizione; dall’altra i suoi nemici, propalatori di ogni delirio cospirazionista immaginabile – di ogni paranoia, appunto – pur di andare al potere e rimanerci il più a lungo possibile.

La domanda è cosa succederà nel prossimo futuro, almeno per come ce lo possiamo immaginare dopo quello che è successo dal 2020 in poi. Vale a dire, in un mondo in cui, tra pandemie e riscaldamento climatico, tra nuovi virus capaci di infettare in un attimo l’intero pianeta e temperature capaci di schizzare improvvisamente a 50 gradi centigradi, come è successo a luglio in Canada, il confine tra realtà e paranoia rischia di farsi decisamente più sfuggente.

Fino a oggi, il problema si era presentato nella forma di uno scontro tra i sostenitori di diversi modi di interpretare la realtà. Ma la realtà, se così si può dire, stava ferma, e per quanto potessimo parlare di post-verità o della capacità dei social network di deformare la nostra percezione, là rimaneva, come punto di riferimento e ultimo tribunale cui fare appello. Al fondo di tutte le fake news e le campagne di disinformazione di questo mondo, restava comunque uno strato di roccia, al quale, scavando un po’, era possibile arrivare.

Ma cosa succede se invece è la realtà a spostarsi, e a passare nel campo dei paranoici?

Con tutto il rispetto per gli appassionati di ufologia, sono ragionevolmente persuaso che se domani un leader politico tentasse di fare della questione di una possibile invasione intergalattica il principale tema della sua campagna elettorale, per quanti troll e fake news fosse pure in grado di utilizzare, non otterrebbe granché. E sono certissimo che questo è anche l’unico motivo per cui Matteo Salvini non ha già cominciato, applicando magari agli extraterrestri gli stessi metodi usati con gli extracomunitari. La minoranza di coloro che vivono con angoscia la minaccia di un’invasione aliena, a oggi, non ha grande influenza, perché la stragrande maggioranza della popolazione mondiale non li prende sul serio. Opera cioè una distinzione tra i sostenitori di teorie che magari non condivide ma cui presta attenzione, e quelli che considera semplicemente degli svitati.

Anche questa è una funzione fondamentale, perché il tempo che abbiamo a disposizione non è infinito e in democrazia il campo delle alternative tra le quali scegliere dev’essere per forza di cose delimitato in qualche modo. Ma cosa succederebbe se domani un’astronave aliena sbarcasse davvero sulla Terra? Al di là di ogni altra comprensibile preoccupazione, si porrebbe anche questo non piccolo problema: come distinguere i ragionevoli dagli svitati, e dunque a chi dare ascolto, a cosa credere, chi seguire.

Se vi sembra un discorso troppo astratto, fermatevi un attimo e chiedetevi: non è in fondo quello che è già successo, almeno in parte, con la pandemia?

Posso raccontare in proposito un episodio personale, perché sono sicuro che ciascuno ha avuto esperienze simili. Mi è capitato nella fase iniziale, quando tutte le fonti più autorevoli ripetevano di non correre a comprare mascherine, che contro il virus non ce n’era nessun bisogno, che le mascherine servivano solo ai medici. Un uomo saggio, nella mia famiglia, ne comprò lo stesso qualche pacco, e insistette per darle anche a me, nella convinzione che non ce la stessero raccontando giusta. Un tipico modo di ragionare populista, pensai, con quel genere di condiscendenza che abbiamo spesso con le persone più anziane, soprattutto quando il loro buon senso pretende di saperla più lunga di tutte le autorità e le fonti d’informazione ufficiali. Il che, novantanove volte su cento, si rivela effettivamente un errore. E una volta su cento no.

Per i tempi che ci aspettano, penso faremmo bene a tenerlo sempre a mente. Perché al momento non abbiamo alcun modo di sapere cosa ci riservi il futuro. È però assai verosimile che al montare dell’angoscia causata da eventi incontrollabili salirà in misura corrispondente l’onda cospirazionista e paranoide. Per fronteggiarla al meglio bisognerà dunque tenere insieme la massima fermezza su quello che già sappiamo e la massima flessibilità su ciò che invece non sappiamo ancora con certezza. Ricordando che la differenza fondamentale tra il complottista e il ragionevole è la stessa che distingue qualunque genere di fanatico da un sincero democratico. Ed è che quest’ultimo è il solo a sapere, grazie a quelle virtù da cui si era cominciato il discorso, quanto le nostre conoscenze siano sempre imperfette, parziali e imprecise. E ne è cosciente a tal punto da non potere mai escludere del tutto che una volta o l’altra, il fanatico accecato dai suoi pregiudizi sia proprio lui. Perché anche le fonti che giustamente consideriamo più attendibili, ogni tanto, possono sbagliare.

Mantenere aperta la porta a questa possibilità – che non significa affatto accreditare teorie antiscientifiche, intendiamoci bene, né mettere tutto sullo stesso piano – sarà in futuro, credo, sempre più importante. Perché in un mondo in cui le nostre peggiori paranoie diventano realtà, ciascuno di noi può diventare lo svitato di domani, e uscire completamente dal seminato. Sarà bene, dunque, aver cura di lasciare aperto almeno uno spiraglio, affinché un giorno possa anche rientrare.

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