Basta allarmismiPerché bisogna cambiare la comunicazione sui contagiati

Al terzo anno di emergenza forse è arrivato il momento di modificare il bollettino quotidiano. Il contesto è cambiato, anche grazie ai vaccini. Il solo numero dei nuovi infetti spaventa i cittadini senza spiegare l’evoluzione della pandemia e la situazione degli ospedali. In assenza di un'altra interpretazione, questi dati offrono un alibi pericoloso alla propaganda no-vax

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Sono passati quasi due anni dalla prima ondata della pandemia, ma ogni giorno il dato che tutti aspettano e rilanciano è quello dei nuovi positivi. Su questo numero si concentrano i titoli dei giornali, i commenti degli esperti, le valutazioni della politica. Non senza allarmismi. L’aumento dei contagi entra come prima notizia nelle case degli italiani. Complice la diffusione della variante Omicron, il documento quotidiano diffuso dal Ministero della Salute è sempre più simile a un bollettino di guerra: nel giro di una settimana si passa da 100mila a 170mila casi.

A una prima lettura, sono numeri che gettano nel panico persone già provate da mesi di virus e restrizioni. O peggio, alimentano la retorica no-vax secondo cui i vaccini non funzionano e le varianti bucano le difese degli immunizzati. Ma spesso non si considera il numero di tamponi eseguiti, mai così alto come in questi giorni. E bisogna fare i conti con una variante dalla notevole velocità di trasmissione che però sembra meno letale. Siamo in una nuova fase della pandemia e non possiamo continuare a leggere i dati con la stessa interpretazione di un anno fa. Forse è arrivato il momento di cambiare la comunicazione istituzionale sul Covid, magari integrandola e aggiornandola.

I vaccini rappresentano uno scudo fondamentale contro la malattia grave. Adesso la maggioranza delle persone che si ammala di Covid non subisce conseguenze pesanti, non finisce in ospedale e spesso se la cava con sintomi influenzali restando a casa propria. Un fatto straordinario, se pensiamo alle immagini delle ondate precedenti con i reparti al collasso e la tragica conta dei morti. È vero, non sempre i vaccini riescono a proteggere dal contagio. Ma finalmente il loro uso generalizzato ha consentito di gestire il virus.

Continuare a enfatizzare il solo numero dei contagi, senza leggerlo alla luce del nuovo contesto, rischia di confondere e impaurire, lasciando praterie a chi diffonde notizie false sui vaccini. Dunque, che fare? Magari si può cominciare a comunicare nel dettaglio l’occupazione degli ospedali distinguendo tra quanti dei ricoverati sono vaccinati e quanti no. Nei reparti ordinari e nelle terapie intensive. Alcune Regioni, come Emilia-Romagna e Toscana lo fanno già. Un primo passo verso la chiarezza, dopo mesi di caos.

Un esempio, come tanti potrebbero essercene, arriva dagli Stati Uniti, dal Sanford Health.

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