No alla DadVacciniamo i ragazzi per tenere le scuole aperte, dice la ministra Bonetti

La titolare del ministero per le Pari opportunità e la famiglia ribadisce che la didattica a distanza è uno «strumento emergenziale». «Servono scelte che evitino il contagio ma che tutelino il diritto all’educazione e alle relazioni», dice

Riaprire le scuole in presenza era necessario. La soluzione «è la campagna di vaccinazione, che oggi c’è e sta portando i suoi frutti». Lo dice alla Stampa Elena Bonetti, ministra per le Pari opportunità e la famiglia.

Ieri il premier Mario Draghi in conferenza stampa ha ribadito che chiudere la scuola mentre ogni altra attività è aperta non avrebbe senso ed esporrebbe gli studenti alle disuguaglianze della didattica a distanza. Mentre il Tar della Campania ha sospeso l’ordinanza della Regione che rinviava il ritorno a scuola al 29 gennaio. E da stamattina, anche gli alunni campani torneranno regolarmente in aula.

«C’è un principio che con il presidente Draghi è diventato una scelta concreta: il nostro Paese non si può permettere di non mettere al centro l’educazione e la salute integrale dei più piccoli con indicazioni e scelte che evitino il contagio ma contestualmente che ne tutelino il diritto all’educazione, alla relazione e anche a una presa in carico della loro cura emotiva e psicologica. La scuola deve continuare il più possibile in presenza con i protocolli di sicurezza che hanno fatto sì che non sia quello un luogo di contagio», dice Bonetti.

«Abbiamo evitato la chiusura, abbiamo promosso una campagna di vaccinazioni che ha permesso di riaprire in sicurezza. E altrettanto abbiamo fatto in occasione di questo rientro dopo le vacanze a dispetto di chi pensa che le scelte più facili siano anche le più giuste. Non lo sono nell’immediato e nemmeno nel lungo periodo, perché privare una generazione di spazi e di relazioni sociali è un danno che non possiamo permettere e che le famiglie non possono permettersi. I congedi Covid ci sono e sono attivi fino al 31 marzo ma la Dad deve essere una misura emergenziale e non può diventare la normalità. Altrimenti si blocca il Paese».

La posizione della ministra è in linea con quanto dichiarato da Draghi in conferenza stampa: «La priorità del governo è che la scuola stia aperta in presenza. Basta vedere gli effetti di disuguaglianza tra studenti e scolari della Dad lo scorso anno per convincersi che questo sistema, che può essere necessario in caso di emergenze drammatiche, provoca disuguaglianze destinate a restare». Draghi sa che «ci sarà un aumento delle classi in Dad», eppure respinge il ricorso generalizzato. «Ai ragazzi si chiede di stare a casa, poi fanno sport e vanno in pizzeria? Non ha senso chiudere la scuola prima di tutto il resto. Ma se chiudiamo tutto torniamo all’anno scorso e non ci sono i motivi per farlo».

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