Second life, second choiceLa realtà virtuale esiste già ed è più divertente e colorata del metaverso

Le élite della Silicon Valley cercano da mesi di spostare ogni interazione e possibile occupazione in una virtual reality. Ma già da anni gli utenti preferiscono la versione più leggera e disimpegnata, come dimostrano gli esempi di Fortnite e Animal Crossing: New Horizons

Walmart

Come il fantasma di un orfano vittoriano, Second Life continua a infestare la nostra idea di progresso. Era del resto l’immagine perfetta di futuro di un mondo, quello dei primi Duemila, che si apprestava a conoscere un acceleramento tecnologico inaudito. Nel 2022, però, superata la sbornia dell’era mobile, il settore sembra destinato a una nuova rivoluzione: Web3? Crypto? Realtà virtuale? Tutte queste cose messe assieme? Nell’attesa di sapere contro cosa stiamo sfrecciando a tutta velocità, ecco che torniamo al nostro simulacro preferito: Second Life.

Solo che ora si chiama metaverse, ha ispirato il rebranding di Facebook (ora Meta) ed è uno dei protagonisti della CES di quest’anno, l’immane fiera dell’elettronica di consumo che si sta tenendo a Las Vegas. L’hype attorno alla parola è altissimo: chi l’ha visitata giura sia impossibile contare il numero di volte in cui viene usata il termine “metaverse” o una sua declinazione improbabile. Molte le demo presentate: va sempre forte l’estetica virtuale un po’ cheap, le interazioni – del tutto teoriche – tra arti artificiali e ambienti coloratissimi, l’assoluta mancanza della risposta alla domanda: «Sì, ma perché?».

Tanto hype non poteva che farsi buccia di banana per le schiere di utenti che ormai odiano apertamente la speculazione metaversica. Il 3 gennaio scorso, su Twitter, ha iniziato a circolare un video agghiacciante che mostrava «come Walmart immagina lo shopping nel metaverso». Uno scaffale virtuale, una scena grigia e blu molto malinconica e un’assistente virtuale pronta a guidare l’utente nell’acquisto di meta-detersivi.

Dopo un paio di giorni di risate e sfottò, la pessima notizia: il video in questione era un fake. O meglio, era davvero di Walmart, ma risale al 2017, quando il gigante del retail statunitense pagò un’agenzia per “fare bella figura” con gli influencer al festival SXSW di quell’anno, come spiega il sito The Verge

Ben lungi dall’essere una sconfitta per gli “hater” del metaverso, la presunta fake news sembra anzi confermare i loro sospetti (e i motivi del loro disprezzo). La seconda metà del 2021 è stata segnata dalla discussione sul metaverso e la sua inevitabilità: l’incredibile tecnologia sembrava vicina, facile, bella e giusta. Una semplice soluzione a una lunga lista di problemi mai precisati. Il recente land grabbing che la tecnologia ha creato sembrerebbe dimostrare il contrario: il metaverso sembra piuttosto premiare i primi arrivati, favorendo la nascita monopoli virtuali, di cui possiamo fare a meno. Ma soprattutto: è roba vecchia. Il video di Walmart è vecchio, e non perché risale al 2017; sembrava vecchio già allora, così come Second Life è sempre sembrato un ambiente da navigare col Sega Saturn più che la nuova frontiera di silicone. 

Pur non essendo propenso a fare pronostici sul futuro (soprattutto visto il tipo di futuro che pare attenderci), sembra improbabile pensare che un domani visiteremo ambienti completamente virtuali per fare la spesa al super, o partecipare a riunioni di lavoro. E poi i mondi virtuali esistono già, e sono già abitati da milioni di persone: Fortnite e Animal Crossing: New Horizons sono solo due esempi che esistono ormai da tempo. Di successo. Colorati e divertenti. 

È una strana fase, questa, in cui le élite della Silicon Valley sono disposto a tutto pur di far virare il progresso verso una direzione precisa: realtà virtuale applicata al lavoro e allo shopping, con magari un contorno di crypto. Eppure, quando sono gli utenti a decidere quale direzione prendere, si opta sempre per un mondo divertente, alieno, un po’ scemo, in cui non trasferire ogni interazione e ogni possibile occupazione. Insomma, un posto in cui divertirsi. 

Non proprio il genere di cose che si possono fare nel rendering 3D di un Walmart abbandonato, inseguiti dagli spettri di un futuro ormai passato, archiviato e poi ripreso come una vecchia blusa vintage da sfoggiare con gli amici in un giardino virtuale pixelato. Il futuro non si può scrivere, ma di sicuro non somiglierà a Second Life.