New foodMilano è la nuova frontiera dell’innovazione alimentare

La città sperimenta nuovi modelli di business in tutta la filiera del settore, con servizi al consumatore con pochi casi simili in Europa. E nel futuro prossimo si mangerà sempre più sostenibile

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Un amico napoletano dice che «a Napoli si mangia buono, mentre a Milano si mangia bello». La verità è che a Milano si mangia nuovo.

Non si sbaglia dicendo che Milano è diventata la nuova frontiera della ristorazione e del food. Non ci si riferisce al fatto che in città lavorano ristoranti stellati e grandi chef, ma piuttosto alla realtà di una metropoli che sta sperimentando nuovi modelli di business di tutta la filiera alimentare.

La cosa più appariscente di come stia cambiando il settore è il boom del food delivery a domicilio. I rider di Deliveroo, Ubereats e JustEat sono ovunque, anzi, in momenti come la domenica sera, sembrano dominare le strade. Ma i rider sono solo una piccolissima parte di un mondo nuovo.

Tanto per inquadrare il tema, l’intero sistema dell’agrifood in Italia (agricoltura, trasformazione, trasporto, distribuzione) vale circa un quarto del Pil e la Lombardia in molti settori è la prima regione agricola d’Italia. Negli ultimi 10 anni sono nate molte aziende e startup innovative che hanno innovato parti della filiera se non addirittura introdotto nuovi modelli di business intorno all’alimentare.

Il foodtech italiano è dominato dal food delivery, che rappresenta il 26% delle startup del settore e, a seguire, i vari servizi e app consumer, che valgono il 22% delle startup (fonte: Forward Fooding); dietro a questi numeri c’è da un lato l’alta spesa delle famiglie italiane per l’alimentare, dall’altro l’effetto dei vari lockdown, che hanno costretto a un veloce cambio di abitudini, a favore di spesa a domicilio e ristoranti con delivery.

Quest’area dell’AgriFoodTech ha i suoi campioni in alcune startup nate a Milano: Tannico, la più grande enoteca di vini italiani, con oltre 15mila etichette, l’ecommerce fondato da Marco Magnocavallo, nata nel 2012, è riuscita a imporre le vendite di vino online; nel 2020 ha raggiunto 100.000 clienti, 37 mln di fatturato ed ha fatto entrare nel capitale il gruppo CampariGroup con una quota del 49%, dando nuova spinta all’espansione all’estero.

C’è poi Everli, un’app per fare la spesa online nei tuoi supermercati preferiti. Lanciata da Enrico Pandian come Supermercato24 nel 2014, è ora attiva in più paesi europei; nel 2020 ha avuto un’impennata durante la permanenza forzata a casa, raggiungendo un fatturato di 110 milioni di euro. È la startup FoodTech che ha raccolto più fondi, per un totale di 110 milioni di euro
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Cortilia ha come mission il fare la spesa online a filiera corta, dai produttori del territorio. Una startup creata da Marco Porcaro nel 2011 all’insegna della sostenibilità, poi diventata società benefit, e che durante i lockdown ha avuto un boom di fatturato, tanto da aver raggiunto una raccolta di capitali di 50 milioni di euro.

Deliveristo è un marketplace B2B che mette in contatto Ho.Re.Ca. e fornitori per la ristorazione, offrendo oltre 30.000 prodotti online. Fondata nel 2017 da Ivan Aimo, Luca Calia e Gabriele Angeleri, è riuscita a imporre un modello di drop-shipping (senza magazzino), digitalizzando tutta la filiera, dai produttori agli chef, portando una ventata di innovazione in un settore ancora molto tradizionale.

Infine va citata l’innovazione di Planet Farms, una fattoria verticale altamente automatizzata, tra le più grandi d’Europa, che appena fuori Milano produce insalate sostenibili, senza pesticidi, a residuo zero, utilizzando pochissima acqua. Luca Travaglini e Daniele Benatoff nel 2021 hanno iniziato la commercializzazione dei loro prodotti, ora presenti nelle principali insegne della gdo del nord d’Italia.

Cosa possiamo dire all’amico napoletano, su come si mangerà nei prossimi anni a Milano? L’innovazione sta portando miglioramenti lungo tutta la filiera dell’agrifood, proponendo nuovi modelli di business, ma anche maggiore qualità dei prodotti, miglior uso delle risorse, minori sprechi. Gli diremo che, oltre che “nuovo”, a Milano si mangerà sempre più sostenibile.