Quirinale giorno treNessun veto su Draghi ma non si può lasciare il Paese nel caos, dice il leghista Molinari

Il capogruppo alla Camera del Carroccio spiega che con il centrosinistra «ci si può sedere attorno a un tavolo e discutere». Il presidente del Consiglio? «Lui è fondamentale dove sta». E «mi rifiuto di pensare che un uomo del suo livello possa per ripicca abbandonare Palazzo Chigi e aprire una crisi di governo»

(AP Photo/Alessandra Tarantino, pool)

La Lega si siederà al tavolo con il centrosinistra, con l’obiettivo di eleggere un candidato di centrodestra. Quindi non Pier Ferdinando Casini. E su Draghi non ci sono veti, ma non si può lasciare il Paese nel caos.

Nel giorno della terza chiama, Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera del Carroccio, alla Stampa dice che «qualcosa si è mosso» e che «rispetto ai giorni scorsi c’è un passo avanti importante». Ovvero la presentazione della «rosa» dei tre nomi da parte del centrodestra. «E dal centrosinistra non c’è stata una chiusura pregiudiziale». Quindi «ci si può sedere attorno a un tavolo e discutere».

In una nota congiunta, Partito democratico, Movimento Cinque Stelle e LeU hanno rifiutato la proposta sui tre nomi di Letizia Moratti, Marcello Pera e Carlo Nordio usciti dal conclave di destra. Il segretario dem Enrico Letta ha suggerito di «chiudersi tutti dentro una stanza e buttare via la chiave fino a quando non si trova una soluzione».

Oggi dalle 11 è prevista la terza chiama che richiede la maggioranza dei due terzi per l’elezione del presidente della Repubblica. Da domani, è richiesta la maggioranza assoluta di 505 voti.

«C’è una questione tattica», spiega Molinari. «È ovvio che non possono dire subito che magari qualche nome gli va bene. Nelle settimane scorse hanno detto che non si sarebbero seduti al tavolo se non si toglieva la candidatura di Berlusconi, poi che non poteva andare bene alcun nome di centrodestra. Oggi dicono che sono disposti a trattare. Mi sembra un progresso, anche perché se dovessero porre gli ennesimi veti definitivi anche su questi nomi vorrebbe dire che non sono affatto disposti a trattare».

Per la terza votazione, comunque è attesa anche ancora la maggioranza delle schede bianche. Si comincerà a ragionare dalla quarta, quando il centrodestra potrebbe imporre un nome. «Ma è prematura parlarne», dice Molinari. «Non crediamo che il presidente possa essere soltanto di centrosinistra, se loro accettano questa idea e quindi tratteranno su questi nomi o su altre soluzioni, allo si può sbloccare qualcosa». Mentre Casellati e Tajani non sono nella rosa dei nomi «perché rivestono dei ruoli di alto prestigio» e sono «candidabili di per sé». Quindi non è escluso che vengano tirati fuori dal cilindro più avanti.

Intanto, il leader della Lega Matteo Salvini continua a parlare con il presidente del Consiglio Mario Draghi. Secondo Molinari, questi incontri non avrebbero a che fare con il Quirinale ma «l’obiettivo è rafforzare un governo, nel quale noi vogliamo rimanere, tanto che Salvini ha fatto un’offerta: è pronto a entrare nell’esecutivo per dargli più peso».

Ma la posizione della Lega è che Draghi debba restare a Palazzo Chigi. «È difficile che qualcun altro possa tenere insieme questa maggioranza, specie con la campagna elettorale in vista. Vedo che anche il Pd inizia a pensarla così, è un sentimento sempre più diffuso».

Ma niente veti su Draghi: «Abbiamo appoggiato Draghi come presidente del Consiglio, figuriamoci se mettiamo dei veti su di lui. Ci limitiamo a un ragionamento: lui è fondamentale dove sta». E poi aggiunge: «Mi rifiuto di pensare che un uomo del livello di Draghi, che è stato chiamato per rendere un servizio al suo Paese, possa per ripicca abbandonare Palazzo Chigi e aprire una crisi di governo lasciando il Paese nel caos».

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