Venti di guerraSecondo Moïsi, l’Europa è stata troppo pigra davanti al ricatto di Putin sull’Ucraina

Uno dei più noti analisti francesi di geopolitica e studioso di conflitti spiega che nessuno nell’Ue è «davvero cosciente della gravità della situazione». «C’è la paralisi tedesca, ci sono le illusioni francesi», dice. «Abbiamo puntato tutto sulle sanzioni economiche, sapendo perfettamente che non sono una minaccia così dissuasiva per Mosca». E ora gli Stati Uniti hanno messo in stato di allerta 8.500 militari

(La Presse)

«Più che di ritorno della guerra fredda, parlerei di una quasi vigilia di guerra calda. Mai, da più di trent’anni, l’Europa si è trovata così vicina a una guerra».

È l’analisi che fa sul Messaggero Dominique Moïsi, uno dei più noti analisti francesi di geopolitica, e uno studioso di conflitti, in particolare in Medio Oriente.

Gli Stati Uniti ieri hanno messo in stato di allerta 8.500 militari da impiegare in Europa orientale nel caso in cui la Russia invada l’Ucraina ed è stata autorizzata l’evacuazione di tutti i familiari del personale dell’ambasciata americana a Kiev. Mentre la Nato, con un comunicato ufficiale, ha spiegato che diversi Paesi stanno allertando le proprie truppe per rafforzare la presenza militare dell’alleanza atlantica in Europa orientale. Il segretario generale Jens Stoltenberg ha spiegato che «il rischio di un conflitto resta reale». E il presidente americano Joe Biden, al termine di una videoconferenza a cui ha partecipato anche il premier italiano Mario Draghi, ha assicurato che c’è totale unanimità con gli alleati europei riguardo alla gestione della crisi ucraina.

Oggi il presidente francese Emmanuel Macron incontra il cancelliere Olaf Scholz, la cui posizione sulla crisi resta in precario equilibrio. «La Germania è in effetti il Paese più vulnerabile, vicino geograficamente alla Russia, con relazioni storicamente particolari con Mosca, ma è sbagliato e falso isolare Berlino e la sua posizione», spiega Moïsi. «Credo che nessuno in Europa sia davvero cosciente della gravità della situazione, senza contare che in gran parte dei Paesi europei esiste un partito filorusso, trasversale, che tende a sdrammatizzare, che sostiene che i russi non sono pazzi, non vogliono la guerra, è un partito che gioca la carta dell’appeasement. Anche Emmanuel Macron ha la sua responsabilità: sono mesi che insiste sul fatto che bisogna resettare le relazioni con Mosca. C’è la paralisi tedesca, ci sono le illusioni francesi».

Ma cosa potrebbe innescare un de-escalation della situazione? «Che Mosca accetti le misure umanitarie, incoraggi i separatisti del Donbass a negoziare, riduca il dispositivo militare, chiarisca le sue intenzioni, fissi una data per un negoziato tra separatisti del Donbass e Kiev», risponde Moïsi. Ma pochi sembrano crederci davvero.

«Di sicuro possiamo dare atto a Vladimir Putin di aver quasi resuscitato la Nato», prosegue Moïsi. «Ricordiamo che Macron aveva parlato di un’Alleanza in stato di morte cerebrale. Resta da vedere se la minaccia russa ha fatto semplicemente passare il paziente Nato da uno stato semi-vegetativo a una situazione di assistenza respiratoria, oppure se l’Alleanza ha davvero ripreso le forze. Non mi sento di essere troppo ottimista».

Ma sulla serietà delle intenzioni russe, Dominique Moïsi non ha dubbi: «Non si può cedere al ricatto russo. E trovo che la reazione dell’Europa sia già tardiva e troppo debole. Abbiamo puntato tutto sulle sanzioni economiche, sapendo perfettamente che non sono una minaccia così dissuasiva per Mosca. Ora abbiamo una priorità assoluta: garantire le repubbliche baltiche, che potrebbero essere le prossime vittime della Russia. Sono Paesi membri della Nato, sono casa nostra».