Proposte di metodoCome le istituzioni europee possono migliorare il dialogo con i cittadini

Bruxelles dovrebbe dare maggior seguito a opinioni, orientamenti e iniziative che arrivano dal basso per portare a compimento l’obiettivo di un’Unione democratica e solidale. Per questo motivo il Movimento europeo presenterà, sulla piattaforma della Conferenza sul Futuro dell’Europa, nuove idee da sottoporre a una sottoscrizione collettiva che si chiuderà a metà febbraio

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L’emozione suscitata dalla scomparsa del Presidente del Parlamento europeo David Maria Sassoli nella notte fra il 10 e l’11 gennaio ha dimostrato che il sogno europeo non si è disgregato, come qualcuno ha scritto recentemente, ma che esso è ancora vivo nell’immaginario collettivo.

L’opinione pubblica, non solo quella italiana, si è riconosciuta soprattutto nel presidente del Parlamento europeo e cioè nell’unica assemblea transnazionale che si esprime a nome delle cittadine e di cittadini di 28 Paesi (divenuti 27 dopo la Brexit) che l’hanno eletto nel maggio 2019, un «compagno di banco» – come è stato definito nell’ultimo saluto – che ha contribuito in trenta mesi a difendere il valore dei ponti contro lo scandalo dei muri, l’Europa che unisce contro i sovranismi che dividono, l’inclusione contro l’esclusione.

In trenta mesi di una difficile e talvolta drammatica presidenza, David Maria Sassoli ha difeso con pazienza e determinazione il ruolo centrale del Parlamento europeo contro l’immobilismo dei governi, la necessità ormai ineludibile di andare al di là di un trattato firmato più di quattordici anni fa, la convinzione che il lungo periodo del rigore finanziario dovesse essere dimenticato non solo per rispondere all’emergenza sanitaria ma per gettare le basi di una comunità capace di garantire beni comuni, la forza del diritto contro il diritto della forza.

In questi mesi abbiamo spesso dialogato con David Maria Sassoli sul futuro dell’Europa e sulle prospettive di una Conferenza che molti governi – ma anche una parte della Commissione europea – avrebbero voluto limitare ad una ennesima consultazione senza aprire quello spazio pubblico e innovativo di dialogo fra la democrazia partecipativa e quella rappresentativa.

Il rischio che il tempo ristretto della Conferenza a dieci mesi a causa del Covid e del conflitto interistituzionale faccia prevalere l’immobilismo dei governi è molto forte perché, a due terzi del cammino, non è ancora emersa con evidenza la conflittualità ancora sommersa fra due visioni diverse del futuro dell’Europa lasciando intendere che «siamo tutti europeisti»: la visione confederale del ritorno al passato delle apparenti sovranità nazionali o la visione federalista rivolta al futuro di un’Europa politicamente integrata e sovrana.

Noi siamo convinti che, soltanto portando a compimento la finalità federale dell’unificazione europea, sarà possibile contribuire alla costruzione di una società internazionale fondata sulla pace e sulla giustizia, garantire la solidarietà fra i Paesi europei, consolidare i principi della democrazia pluralista, del rispetto dei diritti fondamentali e del primato del diritto.

Forse per l’assenza di questa chiara conflittualità politica e culturale fra due visioni contrapposte i grandi organi di informazione e comunicazione tacciono tuttora sulla Conferenza e l’opinione pubblica europea ne ignora l’esistenza, come evidenzia il fatto che in nove mesi, dal 19 aprile 2021, solo 42mila cittadine e cittadini hanno deciso di essere attivi sulla piattaforma digitale e solo 360mila persone hanno partecipato ai 4.800 eventi in tutta l’Unione – cioè meno di ottanta partecipanti a evento.

È significativo, in negativo, il fatto che Le Monde, nel Paese che più degli altri dovrebbe essere attento alla Conferenza, abbia dedicato nell’edizione del 16-17 gennaio 2022 due intere pagine (p. 2-3) al tema «quand la citoyenneté fait débat» – con interventi di filosofi, scienziati della politica e financo Chantal Jouanno, presidente della Commissione nazionale del dibattito pubblico (Cndp) dedicati alla disobbedienza civile, alle assemblee cittadine, alla deregolamentazione climatica, al femminismo, all’antirazzismo, all’ecologia, all’antispecismo, alla riforma del sistema informativo, al diritto alla sperimentazione democratica, e a governare diversamente – ma nemmeno una parola è stata dedicata alla Conferenza pur ricordando uno studio dell’Ocse secondo cui negli ultimi anni ci sono stati in Europa «574 meccanismi deliberativi che coinvolgono i cittadini comuni nel processo di rappresentanza».

La conclusione della Conferenza è stata fissata a Strasburgo – se le varianti del Covid non creeranno nuovi ostacoli – il 9 maggio 2022, dove avrà luogo una mobilitazione delle organizzazioni federaliste, e i quattro panel cittadini termineranno presto i loro lavori.

Non è ancora chiaro se gli orientamenti emersi dalle oltre duecento raccomandazioni dei cittadini estratti a sorte, dalle tredicimila idee riversate sulla piattaforma digitale e dai cinquemila eventi a cui hanno partecipato trecento sessanta mila cittadine e cittadini saranno adottati in un rapporto finale dalla Conferenza nel suo insieme, dal Comitato esecutivo o dai tre copresidenti per essere poi inviato al Consiglio europeo/Consiglio dell’Unione, alla Commissione europea e al Parlamento europeo.

In questo quadro noi abbiamo deciso di presentare le seguenti proposte di metodo e di agenda sul futuro dell’Europa che sottoponiamo ad una sottoscrizione collettiva che chiuderemo a metà febbraio:

• Gli orientamenti emersi dal dibattito nelle sessioni plenarie, nei panel delle cittadine e dei cittadini, nei gruppi di lavoro e sulla piattaforma digitale – che segnalano una prevalente volontà di un rafforzamento dell’integrazione europea – devono essere adottati a maggioranza e non secondo il “principio del consenso” dalla sessione plenaria del 9 maggio 2022;

• La plenaria dovrà esprimersi sulla base di un rapporto del Comitato esecutivo – anch’esso adottato a maggioranza – in una riunione aperta alla partecipazione come osservatori dei delegati della società civile organizzata e di due delegati designati da ogni panel dei cittadini. La riunione conclusiva del Comitato esecutivo deve essere pubblica nel rispetto della trasparenza richiesta il 20 gennaio da sessanta organizzazioni europee della società civile nel quadro della Civil Society Convention on the future of Europe;

• Il Consiglio europeo/Consiglio dell’Unione, la Commissione europea e il Parlamento europeo devono ricevere dalla Conferenza il mandato di adottare – ciascuno nell’ambito delle proprie responsabilità istituzionali ed entro il 31 dicembre 2022 – un rapporto contenente delle proposte sulle future politiche dell’Unione europea e sull’eventuale riforma del sistema europeo indicando anche il metodo e l’agenda per realizzarla;

• La Conferenza deve riprendere i suoi lavori a gennaio 2023 e portarli a termine ad ottobre 2023 per dare la possibilità alle cittadine e ai cittadini nei panel europei e nazionali, alle associazioni rappresentative della società civile, ai partner sociali, ai poteri locali e regionali e ad una riunione interparlamentare secondo il modello delle “assise” che si svolsero a Roma nel novembre 1990 di valutare i tre rapporti delle istituzioni europee. Per quanto riguarda la democrazia partecipativa, la terza fase della Conferenza dovrebbe ispirarsi alle sperimentazioni deliberative adottate nelle convenzioni cittadine che si sono svolte in Islanda, Irlanda, Belgio, Paesi Bassi e Francia;

• I congressi dei partiti europei, che si svolgeranno fra l’autunno 2023 e la primavera 2024 per preparare le elezioni europee del 26 maggio 2024 e designare i loro candidati alla presidenza della Commissione europea (Spitzenkandidaten) insieme e sulle liste transnazionali, dovranno decidere se affidare al nuovo Parlamento europeo il mandato costituente per discutere, elaborare e adottare una proposta di riforma dell’Unione europea per andare al di là del Trattato di Lisbona e che contenga anche le modalità per le procedure di ratifica e di entrata in vigore e forme innovative di integrazione differenziata;

• La decisione dei partiti europei, contenuta nei loro programmi elettorali, potrebbe essere sottomessa ad un referendum consultivo che potrebbe tenersi in tutti i paesi membri dell’Unione europea contemporaneamente alle elezioni europee del 26 maggio 2024 attribuendo in modo esplicito ex ante alla sovranità popolare il potere di riconoscere al Parlamento europeo che sarà eletto un mandato costituente;

• Questa proposta sotto forma di una “Legge Fondamentale dell’Unione” potrà essere sottoposta direttamente alla ratifica dei parlamenti nazionali sulla base di un testo finale – e non di un “progetto” – adottato alla maggioranza dei due terzi da una Conferenza internazionale che può essere composta da delegati di assemblee legislative ed anche da delegati non-governativi come avviene nell’Organizzazione internazionale del Lavoro e in alcune convenzioni delle Nazioni Unite e come è previsto dall’articolo 9.2 della Convenzione di Vienna sui trattati internazionali;

• Questa proposta potrà essere sottoposta anche a un referendum paneuropeo confermativo o consultivo secondo una proposta che fu sottoscritta dalla maggioranza dei membri della Convenzione sull’avvenire dell’Europa nel 2002 e secondo l’orientamento emerso nel panel delle cittadine e dei cittadini su democrazia, valori e Stato di diritto nel quadro della Conferenza sul futuro dell’Europa;

• Molte costituzioni o prassi nazionali considerano giuridicamente o politicamente vincolante il ricorso a consultazioni popolari su trattati europei come è avvenuto in Austria, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Irlanda, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Norvegia, Paesi Bassi, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia e Ungheria mentre in Italia si è svolto nel giugno 1989 un referendum consultivo sul mandato costituente al Parlamento europeo sulla base della Legge costituzionale 2/1989, sapendo che i trentanove referendum svolti dal 1975 al 2016 si sono conclusi positivamente trentadue volte e negativamente sette volte;

• In ogni caso, sarà necessario prevedere forme innovative di integrazione differenziata nel caso in cui alcuni parlamenti decidano di non ratificare o di posticipare sine die la proposta del Parlamento europeo o se in alcuni paesi il risultato del referendum europeo fosse negativo;

• Al fine di garantire la formazione di una coscienza politica europea (favorevole o contraria ad una maggiore integrazione) e l’espressione collettiva della volontà dell’insieme delle cittadine e dei cittadini europei sarà necessario prevedere che le ratifiche nazionali o il referendum paneuropeo avvengano – come le elezioni europee – durante la stessa settimana;

• L’approfondimento (deepening) dell’Unione europea dovrà in ogni caso aver luogo in tempo utile prima della conclusione dei negoziati per l’allargamento ai paesi candidati dei Balcani Occidentali (enlarging) e comunque prima dell’inizio del nuovo esercizio del bilancio europeo pluriennale che inizierà il 1° gennaio 2028, che dovrà avere una scadenza quinquennale e essere finanziato integralmente da risorse proprie per garantire la capacità fiscale dell’Unione europea autonoma dagli Stati membri sulla base di una procedura di decisione a maggioranza che ponga il Parlamento europeo e il Consiglio dell’Unione su un piano di uguaglianza.