Una Ue sempre più integrataL’Italia ha bisogno di un Capo dello Stato federalista europeo

Nella scelta del prossimo presidente della Repubblica la dimensione internazionale deve essere uno degli elementi essenziali. Il Quirinale dovrà favorire un dialogo costante fra il popolarismo cristiano di ispirazione universalista, l’internazionalismo socialista, il cosmopolitismo liberale e la cultura ambientalista

AP/Lapresse

Nella scelta del Capo dello Stato che verrà la dimensione internazionale ed europea della sua missione sarà uno degli elementi essenziali. Fondamentali anche nelle valutazioni che dovranno essere fatte dai grandi elettori che molti chiamano “europeisti” e che noi vorremmo iscrivere fra coloro che condividono l’urgenza e la necessità di superare il metodo comunitario e gettare le basi di un sistema federale.

I ruoli svolti dal 1999 al 2021 da Carlo Azeglio Ciampi, Giorgio Napolitano e Sergio Mattarella – cioè gli anni che vanno dall’avvio dell’Unione monetaria con Carlo Azeglio Ciampi al piano per la ripresa europea con Sergio Mattarella – hanno rappresentato ben più che la garanzia dell’unità nazionale: i tre presidenti hanno saputo nello stesso tempo interpretare l’interesse nazionale per un’Europa sempre più integrata e educare il popolo italiano alla cittadinanza attiva europea.

Nel solco tracciato da Luigi Einaudi, i tre presidenti hanno contribuito a rafforzare i legami con i partner europei, hanno dialogato autorevolmente con le istituzioni europee, hanno reso strutturali e costruttivi i rapporti con gli altri capi di Stato, hanno aiutato i vari governi che si sono succeduti in questi ventidue anni a precisare e rendere più incisiva la posizione italiana alla vigilia di ogni Consiglio europeo.

L’interdipendenza dell’Italia con gli alleati e con i Paesi vicini ha trasformato in questi anni la missione del Presidente della Repubblica – pur rimanendo nel rispetto del dettato costituzionale – conducendoci a ritenere che le convinzioni europee e l’esperienza internazionale del Capo dello Stato che verrà saranno una condizione essenziale e prioritaria nella scelta dei grandi elettori.

Una scelta che noi auspichiamo debba essere di orientamento federalista europeo, in un dialogo costante fra il popolarismo cristiano di ispirazione universalista, l’internazionalismo socialista, il cosmopolitismo liberale e la cultura ambientalista che ha caratterizzato i trenta mesi della presidenza di David Maria Sassoli al Parlamento europeo.

Non si interrompe un’emozione, figuriamoci la Soncini!

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